Ananke – Alessandro Marcelli

★★★½☆

  • Anno: 2010
  • Isbn: 9788863960747
  • Casa editrice: Giovane Holden
  • Pagine: 167
  • Prezzo: 15,00

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Il nobile scugnizzo Ivano Maria De Sanctis si ritrova a crescere tra le orazioni serali della focosa zi’ Lauretta e le dritte di un padre complice di ferine esperienze partenopee. Con la misteriosa scomparsa del nonno e della madre, l’infanzia lascia il posto a cosa nostra e a giuramenti di sangue, alla leva in Marina e a quell’affare da sistemare. La Storia ha scelto la sua famiglia: il patto tra i De Sanctis e la cupola vaticana non può essere tradito… perché non c’è mafia che perdoni. E la vita è un bizzarro flusso di eventi comicamente disposti in trame tragiche: i suoi numeri sembrano ritornare puntuali in un lucroso terno di significati… ma ci sarà mica un regista che ci ha guidato fin qui?

Il mio nome è Ivano, Ivano Maria De Sanctis, nato a Napoli di parto settimino il giorno sesto del mese terzo dell’anno sedicesimo primm’o scudetto ‘i Diego Armando Maradona, dall’unione amorosa fra donna Iolanda e don Severino Maria De Sanctis: mamma e papà.

Ananke è un libro particolare, una storia strana, la storia di Ivano, figlio di don Severino Maria de Sanctis, che porta con sè la pesante eredità di un patto di sangue stretto con la mafia da suo padre, e dal padre di suo padre prima di lui. Un libro che parla di mafia si, portandoci addirittura seduti ad un tavolo  direttamente con Rijna e Cutolo, ma che lo fa in modo particolare, diverso dal solito, dal punto di vista di uno che con la mafia dovrebbe averci a che fare per genia, ma che cerca di fuggire da quegli affari che troppo gli pesano sulle spalle. Dopo la tragica morte del nonno e della madre Ivano infatti si arruola in marina, divenendo ogni giorno di più attaccato ai suoi compiti e alla vita che il mare gli offre. Qui ritroviamo probabilmente anche gli anni passati in marina dell’autore, che descrive con dovizia di particolari (a volte persino troppi) i mesi trascorsi da Ivano sulle navi, gli amici e le scorribande nei porti, che lo allontanano sempre di più dal padre e dallo stile di vita che egli vorrebbe tramandargli.

Penso che questo sia un libro che piace o non piace. E nel mio caso valgono entrambe le cose contemporaneamente. Se da un lato mi è piaciuto moltissimo, perché racconta una storia “nota” in maniera diversa dal solito, arricchita con molte espressioni dialettali che spesso fanno sorridere, una storia romantica e cruda allo stesso tempo, ma mai piagnucolosa, dall’altro ho trovato a volte irritanti e ripetitive le descrizioni degli incontri amorosi del protagonista, e una certa difficoltà, in alcuni casi, a seguire i discorsi a causa di periodi eccessivamente lunghi nei quali si finisce per perdersi.

In ogni caso è una piccola chicca che consiglio davvero di cuore. Una storia a tratti triste, a tratti cruda e a tratti divertente, che forse si perde un po’ nella parte centrale ma si riprende poi con un bellissimo finale. Una storia semplice che parla di cose difficili, e lo fa con umorismo e con una certa dose di speranza.

Frasi dal libro

“Iii… che sfaccimme! Si’ proprio nu ommemmerda”, dicette. Il risultato fu an’accanita lotta al contrabbando in tutta la provincia culminata nella stagione della caccia alla cassetta di legno, sergno inequivocabile della vendita liberale del diritto di uccidersi, lentamente ma dolcemente, che come ogni altro vizio che governa le nostre vite nella maggior parte dei casi è regolamentato dallo Stato sovrano attraverso i monopoli o la supervisione.

Desiderava che lo accompagnassi rispettando un religioso silenzio, poichè ogni parola spesa invano è fiato che manca sul punto di morte, e che rispettassi scrupolosamente i crismi dell’ospitalità, poichè la forma era importantissima, vista la natura suscettibile segli ospiti, dicette.

“Cu tuttu ca chiddu fighiu ‘i pulla sapi u fattu suso, chà sutta, ni autri, sintemu puzza di mmerda!” replicò contrariato il Rijna detto Totò, contravvenendo la premessa che aveva fatto loro papò prima di cominciare la riunione, raccomandatosi che tutti parlassero tricolore in quella Babele di dialetti malavitosi in maniera che non vi fossero dubbi alcuni, nè sulle richieste, tantomeno sulle concessioni che sarebbero emerse.

L’autore

alessandro marcelli

Alessandro Marcelli nasce in val di Chiana nel 1971: anno in cui non venne buono nemmanco l’aceto. Nella piccola e gelida Gorizia trascorre l’adolescenza tra il grigio del clima e il porpora del mosto. Poi gli studi interrotti e sette anni di mare in cui assapora suo malgrado l’amaro dolore delle guerre. Alla nascita del primogenito ritorna sulla terraferma; insieme alla sua secondogenita nasce il suo primo romanzo, Commercial Center (2006, Felci Editore); Ananke fiorisce tra gli ulivi delle colline lucchesi. Di recente un nuovo titolo è apparso sulla pagina bianca del suo Mac. Sostiene di giocare con l’arcobaleno e che il suo peggior nemico sia il tempo, ma una buona bottiglia di prosecco lo rimette subito di buon umore.

Il segnalibro

Comments

  1. By Phoebes

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  2. By Brina

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  3. By Phoebes

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