Casa di Foglie – Mark Z. Danielewski

Casa di foglie ★★★★★

  • Titolo originale: House of Leaves
  • Anno: 2000 (prima edizione italina 2005)
  • Lingua originale: Inglese
  • Isbn: 9788804526940
  • Traduttore: Francesco Anzelmo, Edoardo Brugnatelli, Giuseppe Strazzeri
  • Casa editrice: Mondadori, collana Strade Blu
  • Pagine: 815
  • Prezzo: 22,00 €
Un libro-labirinto, a metà strada tra horror e thriller psicologico, ma anche un trattato postmoderno di critica letteraria. Johnny Truant è ossessionato da un manoscritto trovato nell’appartamento del vecchio Zampanò, morto da poco. Si tratta dell’analisi e della ricostruzione di un film documentario intitolato “The Navidson Record”. In esso un famoso fotografo racconta della sua vita in una misteriosa casa di campagna. Una casa più grande dall’interno che all’esterno, con un muro nel quale compare all’improvviso una porta. Il fotografo, la sua famiglia, i suoi amici si avventurano nei corridoi infiniti che si aprono dietro la soglia, in un crescendo di traversie fisiche e psicologiche, che finiranno per riflettersi anche su chi legge…

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– pag. 477

Ci sarebbero almeno mille premesse da fare su questo libro, quindi inizierò dalla prima che è anche la più dolorosa: questo libro è introvabile.
Per motivi che posso immaginare, e che illustrerò tra poco, la Mondadori, che lo ha pubblicato in Italia nel 2005, ha ad oggi stampato una sola edizione, esaurita da tempo in ogni negozio. Io ci ho messo due anni per avere in mano la mia copia, battendo al tappeto librerie, bancarelle, mercatini dell’usato online e non, e ho avuto la fortuna sfacciata di trovarne una copia al prezzo di copertina (attualmente il prezzo delle poche copie reperibili su Ebay o altri canali oscilla tra i 90 e i 180€).
Uscito per la prima volta a pezzi su internet, e poi pubblicato nella sua interezza nel 2000 dopo dieci -dieci- anni di lavoro (e dopo averlo letto non stento ad immaginare il perché), il libro è divenuto in breve tempo un cult. Il motivo principale è che la struttura del romanzo è molto particolare. Quando parlo di struttura non mi riferisco alla trama, o per meglio dire non solo a quella, ma proprio al modo in cui il testo è “distribuito” nella pagina. Trattasi, leggo, di letteratura egordica. Se non avete mai sentito questo termine non c’è da stupirsi, dato che gli esponenti di questo filone si contano sulle dita di una mano. Il termine ergodico deriva dal greco “ergon” (lavoro) e “hodos” (percorso): si tratta quindi di un testo la cui fruizione richiede un lavoro fisico superiore rispetto a quello solito. Insomma, se ogni normale libro si legge dall’alto in basso e da sinistra a destra, spesso in questo libro si fanno degne eccezioni a tale regola.

La storia gira intorno a tre personaggi principali: Johnny Truant, un ragazzo che già di suo non sta proprio benissimo con la testa, il quale trova in casa di Zampanò, un vecchio alquanto strano deceduto di recente, un baule contenente gli appunti per un manoscritto. Si tratta dell’analisi e della ricostruzione di un docu-film che Billy Navdson, fotografo di successo, ha girato all’interno della sua casa, intitolato “The Navidson Record”. Ora se vi state chiedendo perché qualcuno dovrebbe girare un docu-film all’interno della propria casa, state facendo la domanda giusta. E la risposta è che all’interno della casa di Billy, trasferitosi da poco con la sua famiglia, compare all’improvviso una porta. Dietro a questa porta non c’è nient’altro che un corridoio completamente buio, o almeno questo è quello che sembra all’inizio.

Casa di foglie è un libro dei molti significati e dalle molte profondità. Ciò che appare all’interno della casa di Bill Navidson non è solo un corridoio, ma l’ingresso di un’altro spazio, che conduce ad altre stanze. Dietro quella porta c’è un intero mondo che si fa beffe delle leggi fisiche a noi conosciute e che penetra all’interno delle menti di chi cerca di comprenderlo, distruggendole gradualmente.

Se siete appassionati di genere horror, se ne avete scritto o almeno letto, sapete meglio di me quanto possa essere difficile spaventare un lettore, soprattutto al giorno d’oggi. Sì si possono creare momenti di tensione, un’atmosfera inquietante, personaggi spaventosi, ma è davvero difficile che un mezzo “lento” come quello della lettura possa spaventare o addirittura terrorizzare il lettore. Danielewski invece ci riesce alla grande, costruendo pagina dopo pagina un’atmosfera credibile, realistica, così potente e vivida da poterla sentire, e lasciarsi vincere e spaventare come di fronte alla più paurosa delle pellicole horror. Forse io sarò una tipa impressionabile, ma confesso a questo proposito di aver dovuto smettere di leggere il libro la sera prima di andare a dormire.

Danielewski tra l’altro crea questa carica emotiva utilizzando un metodo difficilissimo e all’apparenza disastroso per questo genere letterario: l’analisi critica. Come ho già detto infatti il libro si presenta come un’enorme compendio letterario che racchiude tutto ciò che Zampanò è stato in grado di mettere insieme sul film “The Navidson Record”, dalla sua completa trasposizione in parole ai commentati di ogni singola scena a cura di una vasta schiera di esperti di varia natura. Las cosa straordinaria è che sebbene ogni singolo minuti del film venga raccontato e analizzato, nessuna delle molteplici possibilità interpretative viene effettivamente confermata, lasciando alla mente del lettore il compito di decidere autonomamente come interpretare gli avvenimenti, consapevole, tuttavia, che nessuna interpretazione sarà mai esaustiva o definitiva.

Le varie componenti si stratificano l’una sull’altra, creando un vero dedalo delle menti dei protagonisti. Ed è qui che la fortissima componente sperimentale di Danielewski esplode non solo nelle parole, ma anche nei fatti: il libro si pone davanti ai nostro occhi come un labirinto nel labirinto, il testo che cambia direzione, le pagine che mutano, riquadri nei riquadri, righe scritte sottosopra,  spezzettate sulla pagina, disposte al bordo dell’incollatura tra le pagine sottolineano in maniera fisica quello che le parole ci raccontano.

Ho letto opinioni contrastanti su questo libro. C’è chi l’ha definito letteralmente “un’informe massa di fuffa”, c’è chi l’ha preso con filosofia come “una roba davvero strana” e c’è chi ha urlato al capolavoro. Ecco io faccio parte dell’ultimo gruppo. La mole del lavoro, lo sconfinato numero di note che contengono riferimenti, estratti, e citazioni li libri e riviste più o meno reali (la lista degli pseudobiblia è davvero notevole), il filo sottile e oscuro che intreccia le storie di Truant, Zampanò e Navidson, rendono questo libro non solo un’opera titanica e probabilmente senza precedenti, ma anche la cosa che io abbia mai letto più vicina al famoso limite, a volte citato a sproposito, tra genio e follia.
La storia ti cattura e ti trascina con sè, e se lo schema del romanzo a tratti può apparire spiazzante o prolisso, il valore del testo ripaga ampiamente lo sforzo richiesto. Personalmente, mi sono ritrovata seduta sul tappeto, completamente assorta ed estranea al mondo esterno, e addirittura contrariata nel dover abbandonare momentaneamente la lettura, come non mi succedeva da tantissimo tempo.

Potrei dire che questo è uno di quei libri che ti cambia dentro, ma lo fa in un modo del tutto nuovo e completamente diverso. Forse più che “cambia”, la parola giusta è “scava”, scende nella profondità, ti trascina nell’oblio e nella follia, ti costringe a perdere il senno e ad abbandonarti alla paura. Non a caso “sull’internet” si sprecano i forum che non solo parlano del libro e offrono guide alla lettura, ma che sguazzano nei suoi meandri cercando un codice nel codice, analizzando simboli ricorrenti, cifrari e quant’altro. Insomma, esattamente come dietro la porta che compare in casa dii Bill Navidson, dietro questo libro c’è un intero mondo da scoprire.

Sebbene come ho già detto il libro sia fuori stampa, molte biblioteche ne ospitano una copia. Se non vi va di perdere tempo cercando una copia da comprare, spendendo probabilmente un patrimonio, fatevi un giro QUI o nel database della vostra biblioteca comunale.

Guida alla lettura

Se per caso riusciste a reperirne una copia, forse avrete qualche difficoltà iniziale a districarvi nella lettura. Vi assicuro che, una volta capito, il meccanismo diventa abbastanza semplice, ma non privo di sorprese.

Come leggere Casa di Foglie:
– Cominciate dall’inizio
– Leggete il testo
– Se c’è una nota leggete la nota (alcune sono utili, altre no, ma lo scoprirete solo leggendole). A pag. 38, nota 5, viene data la legenda per distinguere le note di Truant da quelle di Zampanò
– Se c’è una nota nella nota leggete quella e poi tornate alla nota
– Tornate al testo
– Il libro include un’appendice (che inizia a pag. 667. con i documenti e poi prosegue con Appendice e Appendice II), se c’è un riferimento all’appendice, trovate la giusta sezione e leggetelo, quindi tornate al testo. Vi consiglio di usare 2 segnalibri, uno per il testo e uno che segni l’inizio dell’Appendice, perché semplifica parecchio la cosa.
– Se nella nota c’è un riferimento a un capitolo, consiglierei di non seguirlo (tanto ci arriverete comunque)
– Il libro è finito quando siete arrivati alla fine

Altri aiuti utili durante la lettura:
– La nota 183 c’è, trovatela. Se non la trovate selezionate qui -> Pag. 224, cornice del testo quadrato, scritta alla rovescia, prosegue a pag 226 e 228
– Alla fine del capitolo XVIII (pag. 533) -> sappiate che non mancano pagine al vostro libro, è che Danielewski è un genio

La copertina

daniel_0La copertina della versione italiana di Casa di Foglie è stata illustrata da un collettivo italiano che nasce nel 2002, Malleus. Come si legge sul loro sito, “l’iconografia alla base del loro lavoro nasce da un vasto scenario di arti figurative, in particolare Espressionismo e Simbolismo, Art Nouveau e Surrealismo, Pop Art e Psychedelic Art, e anche fumetti, fotografia, cinema e letteratura.
Alla fine del 2005, dopo aver lavorato per diversi anni in serigrafie fatte a mano per concerti ed eventi, Malleus ha deciso di mettere lo stesso impegno, la qualità e l’atteggiamento nell’industria discografica, dando vita ad una etichetta discografica chiamata Supernatural Cat.” Li trovate QUI

Il segnalibro

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Mark Z. Danielewski

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Mark Zampano Danielewski nasce a New York il 5 marzo del 1966 da padre polacco, il regista d’avanguardia Tad Danielewski, e da madre statunitense. Dopo i suoi studi a Yale segue dei corsi di latino a Berkley, per poi svolgere i lavori più svariati. Per oltre dieci anni lavora alla stesura del suo primo romanzo, Casa di Foglie.
Nella fase iniziale, i critici hanno caratterizzato la sua scrittura come la letteratura ergodica, ma di recente, Danielewski, ha commentato la sua delusione per l’incapacità della critica di affrontare correttamente il suo lavoro, è ha formulato un concetto secondo lui più calzante riguardo al suo tipo di scrittura:
“Signiconic = segno + icona. Piuttosto che impiegare la facoltà testuale per riparare le falle del mondo visivo, o quella visiva per riparare le falle del testo, la Signiconic le coinvolge tutte e due simultaneamente in modo da diminuire il significato di entrambe e quindi raggiungere una terza percezione non più dipendente dal segno e dall’immagine per riparare a un mondo un cui la mente non gioca più un ruolo. [Signiconic = sign + icon. Rather than engage those textual faculties of the mind remediating the pictorial or those visual faculties remediating language, the signiconic simultaneously engages both in order to lessen the significance of both and therefore achieve a third perception no longer dependent on sign and image for remediating a world in which the mind plays no part.”]

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