Dance Dance Dance – Haruki Murakami

★★★★½

  • Titolo originale: Dansu dansu dansu
  • Anno: 1988
  • Isbn: 9788806174347
  • Pagine: 495
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È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto – o quasi – si può comprare. C’è un giornalista freelance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C’è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l’orientamento, basta continuare a danzare.

Mi accade spesso di sognare l’Albergo del Delfino.
Dal sogno si direbbe che ne faccio parte in modo stabile. La forma dell’albergo appare distorta. E’ molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall’antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c’è anche qualcuno che piange. E io so che piange per me. L’albergo mi comprende dentro di sé. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il suo calore. Nel sogno, sono una parte dell’albergo.

Per i folli ed effimeri sognatori senza un meta è troppo “terreno”, agli occhi di chi ha fatto la ragione il proprio metro appare troppo “impalpabile”, quasi al punto di rasentare il ridicolo. Dance dance dance si trova nel mezzo; posizione questa ch’è, effettivamente, scomoda. Qui giace il dubbio e l’incompreso. Murakami può essere frainteso, può non essere capito, può essere denigrato, offeso ed osannato, ciò che sicuramente non gli potrà accadere è di passare inosservato.

Il protagonista del romanzo, un giornalista free-lance, e i numerosi personaggi, che incontra durante il suo percorso di crescita, sono indissolubilmente legati da un componente metafisico. Nel libro l’elemento di congiunzione tra reale e soprannaturale, psichico e psicologico, vecchio e nuovo, vita e morte è rappresentato dal misterioso uomo-pecora. L’essere si manifesta nel Dolphin Hotel di Sapporo e, in quanto custode dell’esistenza del protagonista, è il solo in grado connetterlo con la vita e con il mondo reale. La storia ha inizio in questo albergo misterioso e trova un naturale epilogo al suo interno. Così grazie all’uomo-pecora il protagonista intraprende un percorso esistenziale che lo porta a muoversi in una realtà di cui fanno parte personaggi insoliti, in parte bizzarri, legati gli uni agli altri in maniera imperscrutabile. Compaiono sulla scena: Yumiyoshi una receptionist nervosa e riservata, una ragazzina, Yuki, in grado di percepire altre realtà, gli egoisti genitori di Yuki, alcune squillo d’alto bordo, Gotanda un famoso e affascinante attore, Dick North un poeta senza braccio e, infine, sei scheletri che guardano la tv in un salotto di Honolulu. La scrittura è come sempre piacevole, coinvolgente e descrittiva come se Murakami volesse invitare anche noi a danzare con il protagonista. In fondo il messaggio finale, rivolto al genere umano, è ancora una volta un’esortazione a non avere paura di vivere.

Romanzo bellissimo e spiazzante. Un’atmosfera noir che si snoda lentamente tra la quasi banalità di una dettagliatissima descrizione di immagini e gesti quotidiani ed un’angoscia esistenziale che sconfina nel paranormale. La storia è data da un percorso del protagonista nella sua interiorità alla ricerca di uno scopo, di una meta, e questo viaggio segue i dettami di un giallo intricato ed inquietante costellato di protagonisti assolutamente affascinanti. Sullo sfondo un Giappone modernissimo ed ultraoccidentale ed un minuzioso repertorio di musiche, che accompagnano tutta la storia a partire dall’incontro con la piccola, dolce Yuki, che indossa una maglietta dei Talking Heads “finalmente un gruppo con un nome interessante“. Interessantissimo il contrasto, peraltro non percepibile durante la lettura, tra l’assoluta assurdità della vicenda nel suo insieme e l’incredibile realismo di ogni singolo tassello della stessa vicenda.

Frasi dal libro

Il tempo scorre senza interruzione come l’acqua di un fiume. Il posto dove ci bagniamo non è mai lo stesso.

Devi stare attento a non farti ammazzare. Ci sarà sicuramente una guerra. Ci sono sempre. Non possono non esserci. Ci sono, anche quando sembra che non ci siano. Fondamentalmente agli uomini piace ammazzarsi a vicenda. E così si ammazzano finchè non ne hanno avuto abbastanza. Quando sono stanchi, per un po’ si riposano. Poi ricominciano ad ammazzarsi. E’ una cosa stabilita. Non ci si può fidare di nessuno, e non cambierà mai. Non c’è niente da fare. Se a qualcuno non piace, l’unica cosa da fare è fuggirsene in un altro mondo.

Sognava che la perfezione divorasse l’imperfezione. Per lei questo era l’amore. Mentre naturalmente per me era tutt’altra cosa. Per me l’amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche ecc, riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. Non c’è niente da fare. Finché vivremo in questo corpo, sarà così. Ho cercato di spiegarglielo. Infinite volte. Ma un giorno lei se ne è andata.

Il segnalibro

Dance dance dance

Haruki Murakami

Haruki Murakami

Haruki Murakami nasce il 12 gennaio del 1949 a Kyoto (Giappone) figlio di Miyuki, insegnante e di Chiaki, ex insegnante, priore del tempio, figlio di un monaco buddista.
Terminata la scuola superiore prova a iscriversi all’università statale ma fallisce l’esame di ammissione. Nel 1968 decide di studiare drammaturgia presso la facoltà di Lettere dell’università Waseda. Mantenendosi con vari lavoretti, incontra Takahashi Yoko,con cui si sposa nel 1971. In seguito Haruki decide di non frequentare più l’università e inizia a lavorare per la televisione: il nuovo posto di lavoro, però, non lo soddisfa, e così apre, insieme con la moglie, un jazz bar, il “Peter Cat”.

Nel frattempo, Murakami si avvicina alla scrittura, scoprendo quasi all’improvviso la propria vocazione letteraria, e dà vita a “Ascolta la canzone nel vento”, il suo romanzo di debutto, che verrà pubblicato nel 1979 e che gli permetterà di vincere il premio Gunzo destinato al miglior esordiente. Nel 1980 Haruki pubblica “Il flipper del 1973”, per poi dare alle stampe, due anni più tardi, “Sotto il segno della pecora”, grazie al quale si aggiudica il premio Noma destinato agli scrittori emergenti. Nell’autunno del 1986 viaggia in Grecia e soprattutto in Italia: nel 1987 mentre è a Roma scrive “Tokyo blues, Norwegian wood“, che nel giro di breve tempo si trasforma in un caso letterario, riuscendo a vendere in un solo anno circa due milioni di copie. A metà degli anni Novanta firma i tre volumi di “L’uccello che girava le viti del mondo”, che gli permettono di ricevere il prestigioso Premio Yomiuri nel 1996.

Fin dal suo primo romanzo, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembra appartenere alla tradizione nipponica.
Tra i numerosi premi ricordiamo il World Fantasy Award (2006), il Franz Kafka Prize (2006) e il Jerusalem Prize (2009). Lo scrittore giapponese è stato indicato come uno dei favoriti all’assegnazione di un futuro Premio Nobel per la Letteratura.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. Nel segno della pecora – Haruki Murakami
  2. Dance Dance Dance – Haruki Murakami

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