Gorbaciof

★★★★☆

  • Genere: drammatico
  • Anno: 2010
  • Regia:
  • Visto: in DVD
Marino Pacileo, detto Gorbaciof a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è il contabile del carcere napoletano di Poggioreale. La sue passioni sono il gioco d’azzardo e la giovane Lila, figlia del cinese che mette a disposizione il tavolo per le carte. Quando scopre che l’uomo ha contratto un debito che non può pagare, Gorbaciof decide di prendersi cura della ragazza e, per farlo, dapprima sottrae dei soldi dalla cassa del carcere poi accetta di partecipare ad altre, più pericolose, attività.

Questo film è il manifesto dell’essenzialità cinematografica. Con una narrazione lineare e priva di orpelli, dove le immagini e i silenzi la fanno da padroni, racconta la vicenda di Marino Pacileo, detto Gorbaciof per una voglia sulla fronte che ricorda quella dell’ex presidente dell’Unione Sovietica. L’uomo vive un’esistenza cupa e solitaria, diviso tra il noioso lavoro di contabile del carcere di Poggioreale, e la passione per il gioco d’azzardo, scommesse, slot machine, e soprattutto le partite a carte, nel retrobottega di un ristorante cinese. Gorbaciof non è un personaggio cattivo, ma ha l’abitudine di prendere i soldi dalla cassa del carcere per coprire le sue puntate. I secondini sanno delle sue bravate, ma sono consapevoli che ogni volta trova un modo per restituire la cifra sottratta e spesso viene chiuso un occhio nei suoi confronti. Le sue giornate scorrono l’una dopo l’altra, sempre uguali a se stesse, senza scossoni, finché il suo cuore rimane turbato da una giovane cinese. La ragazza, col suo sguardo dolce e indifeso, fa provare all’uomo una tenerezza inconsueta; nasce così un rapporto fatto di sguardi, di un affetto più percepito che mostrato, che fa desiderare all’uomo una vita diversa, una fuga dal grigiore.

Un film all’orientale, quasi surreale, ma ambientato nella dura realtà del quartiere napoletano di Vasto. Nei bar di periferia, nell’underground delle città, ce ne sono tanti di Gorbaciof, piccola umanità che vive tra piccoli vizi al limite della legalità per colmare forse un vuoto, il vuoto della solitudine. Sullo schermo troviamo quindi non un supereroe con la faccia da figo in stile americano, ma un piccolo antieroe che vive un amore muto con Lila, la figlia cinese del proprietario del ristorante, che colma i vuoti lasciati dall’incomprensione linguista con sguardi intensi, gesti, sorrisi. La trama è semplice, a tratti quasi inconsistente, e l’intera riuscita del film poggia sulle spalle del protagonista, interpretato da Toni Servillo, un personaggio scritto con grande attenzione ai particolari, con una grande quantità di dettagli e sfaccettature e che con le sue espressioni riesce a farci avvertire il tormento interiore, la fatica della vita, la voglia di abbandonarsi a qualcosa di speciale.

Insomma le lacune della sceneggiatura sono pienamente colmate dalla bravura del protagonista e dalla bellissima storia muta che si crea con Lila. Un bel lavoro, acclamato anche al Festival di Venezia.

Il segnaframe

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  1. By Fragola

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