Grindhouse – A prova di morte


★★★★☆

  • Titolo Originale: Grindhouse – Death proof
  • Genere: thriller, slasher
  • Anno: 2007
  • Regia: Quentin Tarantino
Per la DJ più richiesta di Austin, Jungle Julia (Sydney Tamiia Poitier), il crepuscolo è il momento migliore per rilassarsi in compagnia di due delle sue migliori amiche, Shanna e Arlene (Jordan Ladd e Vanessa Ferlito). Insieme, le tre bellezze si lanciano alla conquista della notte, facendo girare la testa a tutti quelli che incontrano, passando da Guero’s al Texas Chili Parlor. Ma non tutti gli sguardi che attirano sono innocenti: infatti, a seguire di soppiatto ogni loro mossa c’è anche Stuntman Mike (Kurt Russell), uno stagionato e attempato ribelle pieno di cicatrici che sorride con atteggiamento lascivo seduto al volante della sua auto. E mentre le ragazze consumano le loro birre, scorgiamo poco distante il possente e rovente bisonte della strada di Mike…

La pellicola è graffiata, l’audio gracchia e vi sono perfino immagini in bianco e nero ed evidenti mancanze di fotogrammi. Come il titolo suggerisce, sembra proprio di essere tornati ai tempi in cui esplose negli Stati Uniti la mania per le grindhouse, ovvero sale cinematografiche ormai decrepite dove venivano proiettati film di serie B a basso costo.

Nato inizialmente proprio con questo concetto, e per essere proiettato insieme al film di Rodriguez Planet Terror, Grindhouse ha purtroppo riscosso uno scarso successo commerciale negli USA, che ha fatto sì che per molti mercati esteri, come in Italia, i produttori dividessero i due film proiettandoli come prodotti a sè stanti. Il risultato è un Death Proof stiracchiato per essere più lungo di mezz’ora, senza alcuna traccia del film diretto da Robert Rodriguez né dei famigerati “finti trailer” che intervallavano i due film nell’edizione originale. Posto che Death proof è un oggetto difficile da cogliere se privato del sopracitato contesto, e che a tutti noi non può che dispiacere del barbaro sezionamento di un progetto così interessante, il Tarantino cinefilo e appassionato dei B-movie si regala comunque la possibilità di girare un film in cui si utilizzano i-pod e cellulari ma in cui i colori, le rigature, gli stessi salti di fotogramma sembrano quelli di un film del 1977 non troppo ben conservato. Fin qui tutto bene perché il godimento è elevato. Lo è anche nelle esplosioni di violenza che trovano il loro spazio nel terzo finale di ognuna delle due parti in cui è diviso il film.
Solo che per giungere a ciò si devono sorbire lunghe, tarantiniane chiacchierate. Si tratta senza dubbio dell’ennesima provocazione del luciferino Quentin (che compare come sempre in un cameo): volete l’azione? Volete lo splatter? Aspettate. I tarantiniani doc sono pronti a tutto e quindi apprezzeranno.

Tarantino si cita e si ricita, omaggia gli stuntman e il loro lavoro che ha reso possibile molti dei suoi film, omaggia il vintage a discapito dei nuovi effetti speciali, e poi si cita di nuovo. La macchina di Kim è verniciata coi colori di Kill Bill, e su un lato si nota la scritta “Lil Pussy Wagon” evidente riferimento al pick up guidato dalla Sposa. La stessa Zoe Bell, stuntwoman che appare nella seconda parte del film, è stata la controfigura di Uma Thurman in sempre Kill Bill. I riferimenti a questo film non sono finiti: in uno dei cartelloni che pubblicizzano la sua stazione radio, Jungle Julia indossa la tuta di Kill Bill vol. 1. Una delle canzone contenute nel jukebox del Texas Chili Parlor è Misirlou, il tema principale di Pulp Fiction.

I tutta la lentezza di un film stiracchiato in durata per esigenze cinematografiche e monco del suo concetto portante, Grindhouse rimane comunque un piacevole intrattenimento che comunque non deluderà i fan più sfegatati, abituati ai “tarantisnismi” che precedono lo splatter.

Detto questo, volevo fare una nota a tutte le varie emittenti televisive che, in seconda se non in terza serata, trasmettono questo genere di film: perchè tagliare le scene? Cioè, siamo in seconda serata, è mezzanotte, i pargoli sono a letto, e avete deciso di passare un film di Tarantino, che notoriamente è dialoghi e budella. Se mi togliete le budella è finita eh.

Il segnaframe

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