I Malavoglia – Giovanni Verga

Aggiungiamo un libro che non poteva mancare alla rubrica “Il classico sfuggito“!

★★★★½

  • Anno: 1881
  • Genere: Romanzi storico, Classici
  • Isbn: 9788817151788
  • Casa editrice: Rizzoli
  • Pagine: 432 (con 110 pagine di introduzione)

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Presso il paese di Aci Trezza, nel catanese, vive la laboriosa famiglia Toscano, soprannominata Malavoglia per antifrasi. Il patriarca è Padron ‘Ntoni, vedovo, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastiano, detto Bastianazzo, il quale è sposato con Maria (la Longa). Bastiano ha cinque figli: ‘Ntoni, Luca, Filomena (detta Mena o Sant’Agata), Alessio (detto Alessi) e Rosalia (detta Lia). Il principale mezzo di sostentamento è la “Provvidenza”, una piccola imbarcazione utilizzata per la pesca.

Nel 1863 ‘Ntoni, il maggiore dei figli, parte per la leva militare. Per far fronte alla mancanza, Padron ‘Ntoni tenta infatti un affare comprando una grossa partita di lupini (peraltro avariati), da un suo compaesano, chiamato Zio Crocifisso per via delle sue continue lamentele e del suo perenne pessimismo. Il carico viene affidato al figlio Bastianazzo perché vada a venderlo a Riposto, ma durante il viaggio la barca subisce naufragio e Bastianazzo muore. A seguito di questa sventura, la famiglia si ritrova con una triplice disgrazia: è morto il padre, principale fonte di sostentamento della famiglia, mentre il debito dei lupini è ancora da pagare e la Provvidenza va riparata. Finito il servizio militare, ‘Ntoni torna malvolentieri alla dura vita di pescatore alla giornata, e non dà alcun sostegno alla già precaria situazione economica del nucleo familiare…

Dalla storia di padron ‘Ntoni e della sua famiglia, tenacemente unita nella lotta contro la miseria, oppressa dai debiti, dai lutti, dal traviamento di alcuni dei suoi, emerge l’immagine di un’arcaica società isolana, in cui tutto è condizionato dal bisogno e dall’ignoranza, e al singolo non resta che uno spazio angusto e sempre insidiato di affetti e di lavoro. Chi ne evade e si ribella è condannato inesorabilmente alla sconfitta.

Quella de “I Malavoglia” è una storia triste, una realtà pessimistica e spesso priva di scappatoie, da cui Verga non tenta di distaccarsi. La vera innovazione di questo romanzo è che l’immagine della realtà mostrata è tale indipendentemente dal modo di esaminare gli avvenimenti e di pensare dell’autore, al contrario dei classici dell’epoca, dove è l’autore omniscente a proporci i fatti secondo il suo giudizio. Il linguaggio è quello dei personaggi, che risultano autentici in un modo tale che, se essi esistessero davvero, non avrebbero potuto esser diversi da come son stati descritti.

Nel sottofondo un totale fatalismo, che rispecchia un destino già segnato dalla gerarchia sociale e dall’utilitarismo economico: “che hai, gli domandava, nulla ho, ho che sono un povero diavolo. E che cosa vuoi farci se sei un povero diavolo? Bisogna vivere come siamo nati“. E nonostante le disgrazie, la tristezza, la sfortuna che si accanisce anno dopo anno contro la famiglia Malavoglia, il libro non risulta mai pesante o patetico, perché sono i personaggi stessi che non si piangono mai addosso, nè si danno per vinti, continuando a sperare e a cercare di recuperare quel poco che hanno in nome dei valori della famiglia.

Frasi dal libro

Il mare russava in fondo alla stradicciuola, adagio adagio, e a lunghi intervalli si udiva il rumore di qualche carro che passava nel buio, sobbalzando sui sassi, e andava pel mondo il quale è tanto grande che se uno potesse camminare e camminare sempre, giorno e notte, non arriverebbe mai, e c’era pure della gente che andava pel mondo a quell’ora, e non sapeva nulla di compar Alfio, nè della Provvidenza che era in mare, nè della festa dei morti; – così pensava la Mena sul ballatoio aspettando il nonno.

– Che hai? gli domandava.
– Nulla ho. Ho che sono un povero diavolo.
– E che vuoi farci se sei un povero diavolo? Bisogna vivere come siamo nati.

– Che vuol dire che ora il mare è verde, ed ora è turchino, e un’altra volta è bianco, e poi nero come la sciara, e non è sempre di un colore come l’acqua che è? chiese Alessi.
– E’ la volontà di Dio, rispose il nonno, così il marinaio sa quando può mettersi in mare senza timore, e quando è meglio non andarci.

Il segnalibro

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