Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – Jonas Jonasson

★★★★☆
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★★★★½

  • Genere: romanzo umoristico
  • Titolo originale: Hundraåringen som klev ut genom fönstret och försvann
  • Anno: 2009 (prima ed. italiana 2011)
  • Lingua originale: svedese
  • Isbn: 9788845266522
  • Casa editrice: Bompiani
  • Pagine: 446
  • Prezzo: 17,90
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Allan Karlsson compie cento anni e per l’occasione la casa di riposo dove vive intende festeggiare l’evento: Allan, però, è di un’altra idea e decide di punto in bianco di darsela a gambe. Con le pantofole ai piedi scavalca la finestra e si dirige nell’unico luogo dove la direttrice dell’istituto non può riacciuffarlo, alla stazione degli autobus, per allontanarsi anche se non sa bene verso dove. Anzi, senza avere nessuna destinazione in mente. Nell’attesa del primo pullman in partenza, Allan si imbatte in un ceffo strano, giovane, biondo e troppo fiducioso che non potendo entrare nella piccola cabina della toilet pubblica insieme all’ingombrante valigia cui si accompagna, chiede ad Allan, con una certa scortesia, di vigilare bene che nessuno se ne appropri mentre disbriga le sue necessità. La corriera per non-si-sa-dove sta partendo. Allan non può perderla se vuole seminare la megera che ha già dato l’allarme, e così vi sale, naturalmente portando con sè quella grossa, misteriosa valigia. E non sa ancora che quel biondino scialbo è un feroce criminale pronto a tutto per riprendersi la valigia e fare fuori l’arzillo vecchietto. Una girandola di equivoci. Una esilarante avventura. Una vitalità esuberante. Una galleria di personaggi senza paragoni. Un centenario capace di incarnare i sogni di ognuno, pronto a tutto per non lasciarsi scappare questo improvviso e pericoloso dono del destino.

Miglior libro dell’anno 2009 in Svezia e premiato dai librai svedesi con lo Swedish Book Seller Award 2009

È il giorno del suo centesimo compleanno e invece di prender parte alla festa organizzata in suo onore dagli amici della casa di riposo, Allan Karlsson decide di fuggire. Scavalca il davanzale della sua finestra e, pantofole ai piedi, raggiunge la stazione degli autobus. Qui avviene il fortuito incontro con un giovane, il quale gli affida temporaneamente (ovvero giusto il tempo di un salto alla toilette) una valigia. Allan non ci pensa due volte e si fionda sul primo autobus in partenza portando con sé la valigia che, ben presto, scoprirà contenere 52 milioni di corone svedesi. È questo l’inizio di un’avventura, a tratti esilarante e surreale, che porterà il non poi così onesto Allan ad una fuga dal proprietario della valigia, che non era un samaritano ma un pericoloso criminale, membro dell’organizzazione Never Again, e all’incontro con Julius Jonsson, ladro e truffatore. I due affronteranno il loro viaggio on the road tra Mercedes, camion, incontri improbabili e donne fatali.

La cronaca della fuga si alterna ai racconti della vita passata del protagonista, che vive la sua gioventù in uno dei periodi più complessi della storia mondiale, e ci restituisce un resoconto storico del ‘900 a partire dagli anni della rivoluzione russa, per proseguire con l’incontro con grandi personaggi quali Franco, Mao, Stalin e Churchill. Allan, che suo malgrado diviene esperto di esplosivi, odia la politica e cerca sempre di starne fuori, pur trovandosi ogni volta a contatto con persone che lo vogliono convertire, da una parte o dall’altra. E’ inconsapevolmente protagonista di avvenimenti unici e ce li racconta come semplici pezzi di vita, portandoci in giro per mezzo mondo tra vicende improbabili e incontri ancora più improbabili.

Da molti è stato definito “il Forrest Gump svedese”, ma a me fa più pensare a Big Fish, forse meno noto ma più calzante. La storia di Allan infatti è un continuo susseguirsi di accadimenti incredibili, sempre a metà strada tra una morte certa e una fortuna sfacciata.
Il libro risulta scorrevole e piacevole. Jonas Jonasson fa centro, utilizzando ottimi escamotage letterari che interrompono i capitoli sempre al momento giusto, lasciandoci con la curiosità di sapere in quale altra rocambolesca avventura si caccerà il nostro Allan. L’assurdo si sposa bene con l’umorismo, e c’è da dire che tutto torna. E anche i personaggi più insignificanti tornano, sempre.

In Svezia è stato il best seller della scorsa stagione, che in patria ha venduto più di mezzo milione di copie grazie al passaparola e presto diventerà un film. In Italia è stato pubblicato da poco più di un mese. Io, nel mentre, lo consiglio. Un paio di dubbi mi rimangono.. Ma davvero gli svedesi riescono a pronunciare i nomi dei loro paesi? E… quanti diavolo sono 52 milioni di corone svedesi?!?

Se vi siete incuriositi e volete leggere i primi due capitoli in anteprima, QUI c’è il sito dedicato al libro.

Trasposizioni cinematografiche

Nel 2013 è uscito nelle sale cinematografiche il film omonimo, prodotto e diretto in Svezia, regia di Felix Herngren.
Nel 2016 il film ha avuto un sequel intitolato “L’uomo di 101 anni che non pagò il conto e scomparve” diretto dallo stesso Felix Herngren insieme a Måns Herngren.

Frasi dal libro

Karlsson è, o era, incredibilmente in forma per la sua età, quantomeno a livello fisico, tanto da riuscire a scavalcare una finestra presumibilmente senza aiuti. Ulteriori accertamenti fanno pensare che agisca da solo. L’infermiera, nonché direttrice dell’istituto, Alice Englund afferma che “Allan è senza dubbio vecchio, ma è anche un maledetto farabutto che sa esattamente quello che fa“.

Il comandante fu quasi sul punto di far fucilare Allan, quando questi si rifiutò caparbiamente di rendere omaggio al socialismo e alla repubblica pretendendo di lavorare in borghese. O, stando alle parole di Allan: “Un’altra cosa… se devo far saltare i ponti per te lo faccio con indosso il mio maglione, se no fallo da solo.”

Allan Karlsson non aveva grandi esigenze: gli bastavano un letto, cibo a sufficienza, qualcosa da fare, e a intervalli regolari un goccetto d’acquavite. In tal caso era in grado di sopportare quasi ogni cosa.

L’argomento di cui i marinai parlavano di più era la guerra in Corea […] Allan aveva capito che era andata così: la penisola coreana non era più unita da quando si era conclusa la seconda guerra mondiale. Fraternamente, Stalin e Truman avevano occupato ognuno la propria parte di territorio in modo che il trentottesimo parallel0 dividesse il nord dal sud. A quel  punto avevano avuto inizio delle diatribe su come la Corea potesse autogovernarsi, ma dal momento che Stalin e Truman non si erano trovati molto d ‘accordo sulla gestione futura (a dire il vero, per niente), il risultato era stato analogo a quello della Germania: gli Stati Uniti avevano creato una Corea del Sud, a cui l’Unione Sovietica aveva contrapposto una Corea del Nord.
Dopodiché avevano abbandonato i coreani a loro stessi.

Il Segnalibro

Comments

  1. By Phoebes

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  2. By SiMo85

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