Il vecchio che leggeva romanzi d’amore – Luis Sepúlveda

★★★★☆

  • Titolo originale: Un viejo que leía novelas de amor
  • Anno: 1989
  • Isbn: 9788877466440
  • Pagine: 133
Non è rimasto gran che, nella vita, ad Antonio José Bolìvar Proaño: i suoi tanti anni, una capanna sulla riva del grande fiume, una fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie, e i ricordi di un’esperienza – finita male – di colono bianco ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, accumulato da Antonio quando decise di vivere “dentro” la grande foresta, insieme agli indios shuar: quella sapienza particolare, quell’intimo accordo con i ritmi e i segreti della natura, quel rispetto per la magia delle creature che il grande mondo verde gli ha insegnato, e che nessuno dei famelici gringos – giunti da più o meno lontano per sfruttare e distruggere quel mondo – potrà mai capire.

Soltanto un uomo come Antonio, dunque, potrebbe adempiere il compito ingrato di inseguire ed uccidere il “tigrillo”, il felino accecato dal dolore per l’inutile sterminio dei suoi cuccioli, che si aggira minaccioso per la foresta a vendicare sull’uomo, su qualsiasi uomo, la propria perdita. La storia di questa epica caccia, di questo confronto continuo fra la vita e la morte, è svolta in sequenze narrative vibranti e tese, straordinariamente avvincenti, e arricchite, per di più, di una sottile risonanza simbolica: nella lotta fra Antonio e l’animale (il lettore potrebbe tornare, con la memoria, alle pagine mitiche de Il vecchio e il mare) viene giocata, in realtà, l’eterna gara dell’uomo con se stesso. E il temibile felino, anziché rappresentare il nemico, si fa emblema inquietante di un oscuro senso di colpa collettivo: quello che tormenta le coscienze di fronte allo scempio della natura ferita.

Dopo lo strepitoso successo che gli è arriso in tutto il mondo, il romanzo di Sepùlveda giunge ora anche in Italia, portando, insieme all’ardore della denuncia, un’irriducibile capacità di sperare. E di sognare, come ancora succede ad Antonio José Bolìvar Proaño quando legge i suoi diletti romanzi d’amore.

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” un titolo che mi faceva pensare ad un passato che non c’è più, di cui rimane la tristezza del ricordo… in un certo senso è proprio così, ma è di più, molto di più!

Si, è la storia dell’amore di un vecchio per il suo passato, per la moglie portata via troppo presto dalla malaria, un amore silenzioso, malinconico… ma c’è anche l’ amore gridato per la natura, per gli animali, per difendere la terra..
Ci racconta della violenza dei gringos, di chi distrugge e sfrutta senza capire le foreste dell’Amazzonia, ci mostra l’astuzia della sopravvivenza degli indios shuar di come combattono per difendersi contro i serpenti, le scimmiotte dispettose e violente, e gli animali feroci come il tigrillo..
Ma ci racconta anche della forte amicizia nata fra gli shuar ed il vecchio: “Desideravano vederlo, averlo accanto, ma volevano anche sentire la sua mancanza, la tristezza di non potergli parlare, e il salto di gioia che il cuore faceva loro in petto quando lo vedevano ricomparire.”
E di come gli shuar vivono l’amore: “Era amore puro, senza altro fine che l’amore stesso. Senza possesso e senza gelosia….. Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono.”…frase vera, importante tutti dovremmo percepire e vivere l’amore in questo modo, perché alla fine ognuno di noi e “solo”, e appartiene solamente a “se stesso”!
E poi quel filo sottile, ma robusto che tiene legato il vecchio alle sue origini, la sua passione per i romanzi d’amore, in cui emerge l’appagamento interiore che il vecchio prova nel leggere storie di amori travagliati, che fanno piangere e che forse riflettono quel mondo, dal quale egli fugge, preferendo la solitudine in una terra vergine e pericolosa… “….preferiva non pensare, lasciando aperti i pozzi della memoria per riempirli con le gioie e i tormenti di amori più forti del tempo.”

ATTENZIONE: Spoiler! Apri

Trasposizioni cinematografiche

Nel 2001 è uscito l’adattamento cinematografico del romanzo, con la regia di Rolf De Heer; fra gli attori sono presenti Richard Dreyfuss (Antonio Josè Bolívar), Hugo Weaving (Rubicondo) e Timothy Spall (Luis Agalla).

Luis Sepúlveda

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Luis Sepúlveda nasce a Ovalle nel 1949. A quindi anni si iscrisse alla Gioventù comunista e poco dopo iniziò a lavorare nel quotidiano “Clarin”. A vent’anni vinse il Premio Casa de las Americas con la raccolta di racconti “Crònicas de Pedro Nadie” e ricevette una borsa di studio nell’università di Mosca, dove rimase pochi mesi prima di essere espulso a causa di alcuni contatti che aveva con i dissidenti del luogo o per una relazione con una professoressa, il motivo dell’espulsione resta ancora incerto. Tornato in Cile fece parte del partito socialista e della guardia del Presidente Allende.
In seguito al colpo di stato di Pinochet, lo scrittore venne arrestato e torturato, ma grazie all’intervento di Amnesty International fu scarcerato e ritornò al suo vecchio lavoro, fece teatro, ma per gli argomenti trattati venne arrestato nuovamente con una condanna all’ergastolo che fu trasformata in una pena all’esilio, grazie al secondo intervento di Amnesty International.
Nel 79 andò a combattere in Nicaragua al fianco delle Brigate di Simon Bolivar e in seguito alla vittoria nella rivoluzione si trasferì ad Amburgo dove ha iniziato a lavorare come giornalista.

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