La casa in via della Fortuna – Giordano Gasperoni

casa in via della fortuna

La casa in via della Fortuna – Una nemesi isterica

★★★☆☆

  • Anno: 2015
  • Casa editrice: autopubblicato tramite Ilmiolibro
  • Pagine: 196
  • Prezzo: 16,00
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Il libro narra i fatti che si svolsero nel giugno del 1799 a Siena in occasione della rivolta antinapoleonica che prese il nome di “Viva Maria”. In quei giorni gli ebrei senesi furono oggetto di un ignobile massacro. Duecento anni dopo una oscura presenza aleggia nella città e influenza le vite dei discendenti di alcuni protagonisti dell’eccidio. Gli eventi faranno giustizia punendo i discendenti dei colpevoli e aiutando coloro i cui cui antenati tentarono di opporsi alla strage.

Una piccola nota introduttiva: questa recensione è un po’ di parte, e non tanto perché il libro mi è stato consegnato dall’autore stesso, quanto perché parla della mia città, e si sa che quando si parla di cose che ci toccano il cuore a volte è difficile essere imparziali.

Siena, giorni odierni, Demetra, la protagonista, rinviene in una stanza nascosta nella sua casa in Via della Fortuna una mummia dall’aspetto inquietante. E’ da qui che parte il libro, che ci riporterà indietro nel tempo fino a un episodio praticamente dimenticato della storia Senese: la rivolta cattolica contro le truppe Napoleoniche, che al tempo occupavano il Granducato di Toscana, partita da Arezzo ed arrivata fino a Siena al grido di “Viva Maria!”, grido che poi ha dato il nome alla rivolta stessa, che degenerò in una furia antisemita sterminando la comunità ebraica senese.

Nonostante nelle pagine iniziali il libro stenti un po’ a prendere la sua strada, dopo poco l’autore sembra ritrovare l’ispirazione che i fatti della rivolta Sanfedista hanno acceso in lui, e da allora tutto inizia a scorrere piacevolmente, la narrazione prende il suo giusto ritmo e passato e futuro si intrecciano in un circolo che ristabilirà l’equilibro delle cose attraverso i secoli.
Sebbene si noti la scrittura ancora un po’ acerba di uno scrittore che scrive per diletto e non per professione, la storia è assolutamente godibile. Si sente forte nella narrazione dei fatti l’urgenza di raccontare qualcosa che potrebbe andare perduto, tanto da spingere l’autore a riportare nel libro interi estratti di alcune cronache dell’epoca, che buttano una luce diversa su episodio dimenticato dai libri di storia e riscritto, come spesso succede, dalla chiesa per farlo apparire in maniera completamente diversa.

Prima di finire il libro avevo iniziato a scrivere una premessa alla mia recensione sulla “senesità” e sull’attaccamento viscerale dei suoi cittadini alla propria città. Ho poi scoperto che, sebbene vi viva ormai da 30 anni, l’autore non è nato “sulle lastre”, come si dice da noi (la pavimentazione del centro di Siena è fatta di lastre di pietra Serena, perciò essere nato sulle lastre significa appunto essere nato nel centro di Siena o, più genericamente, a Siena). La mia premessa verteva su un punto: il modo in cui i cittadini senesi parlano della propria città.
Se infatti di solito gli abitanti delle piccole città tendono sempre a sminuire il posto in cui vivono, riferendosi ad esso, con chi non lo conosce, più in termini di distanza da altre città più famose piuttosto che dandogli una collocazione geografica precisa, il senese vive in un pianeta tutto suo, fatto da un ombelico del mondo racchiuso dentro mura Medievali, al centro del quale si erge la Piazza del Campo, meglio conosciuta come la piazza dove si corre il Palio. L’orgoglio e l’attaccamento che il senese nutre verso la sua città è, e in parte a ragione, così forte, da spingerlo a parlarne come se tutti ne conoscessero le viscere, ne percorressero i vicoli la mattina per andare a prendersi il caffè o passassero domeniche di sole seduti in Piazza mangiando un gelato mentre i bambini rincorrono i piccioni. La letteratura che scaturisce da questi orgogliosi cittadini non fa eccezione: anche quando scrive, il senese non scrive per il mondo, ma scrive per sé, per i suoi concittadini, e, più di ogni altra cosa, per la sua città.

Ed è proprio così che scrive l’autore, nonostante come ho già detto non sia originario di questa città. Dalle sue parole si evince che è una persona che ha imparato ad amarla per la sua bellezza, ma che ne ha anche colto le contraddizioni, le stesse che ho colto io quando l’ho lasciata, alcuni anni fa, per stabilirmi altrove. Io e l’autore siamo accomunati da una cosa: abbiamo vissuto, in maniera inversa, questa città per lo stesso periodo di tempo, ed è interessante vedere come, in fondo, siamo arrivati alla stessa conclusione: Siena, città aperta al mondo ma ostinata a rimanere immobile all’interno della sua bolla, che ti accoglie nella culla di Piazza del Campo, che ti ruba il cuore, ma che, in certi casi, lo seppellisce sotto strati di polvere.

In questo libro c’è tutto questo, e forse può non essere di così semplice comprensione per un lettore non “autoctono”, ma c’è anche un giallo, c’è una storia vera, e c’è la voglia di raccontare. E credo, che al di là di come lo si fa, al di là della bravura o dell’esperienza nella scrittura, che a volte può mancare, quello che conta è il cuore. E quello c’è.

Frasi dal libro

“Lo sai qual è la differenza fra un matematico e uno psichiatra? Per il matematico uno più uno fa sempre due; anche per lo strizzacervelli uno più uno fa sempre due, ma un pochino questo gli secca”. (pag. 56)

La realtà è che chi nasce a Siena e non è disposto ad omologarsi, prima o poi, deve andare altrove perché solo in un altro luogo potrà liberarsi di un certo tipo di ottusità ed esprimere al meglio quanto di buono ha ricevuto dalle sue origini. (pag. 179)

Il segnalibro

La casa in via della fortuna segna

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