Lillias Fraser – Hélia Correia

La bambina che vedeva il futuro

★★★½☆

  • Anno: 2010
  • Casa editrice: Cavallo di ferro
  • Isbn: 9788879070744
  • Pagine: 254
  • Prezzo: 16,80

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Lillias Fraser è una bambina magica. La tradiscono i suoi occhi dorati e luminosi, che fanno pensare a quelli delle streghe. Lei non lo sa ancora, ma è una veggente, e la prima premonizione la avrà all’alba della battaglia di Culloden, dove le truppe inglesi di William Augustus, duca di Cumberland, distruggeranno in appena mezz’ora i clan scozzesi guidati da Charles Stuart. È il 16 aprile del 1746, e poche ore prima dell’inizio della battaglia, Lillias vedrà la fine di suo padre, il suo povero corpo attraversato dalle baionette. Allora, aiutata da un’anziana, fuggirà dalla furia dell’esercito nemico nascosta nella torba. Lillias cresce solitaria, randagia, fino a che, dopo tanto peregrinare, arriva a Lisbona. Qui, il suo sguardo luminoso vedrà in anticipo l’imminente terremoto del 1755 che cancellerà la città, perciò, prima della catastrofe, lei fuggirà di nuovo. Sulla strada per il convento di Mafra conoscerà Cilicia, e poi Jayme Mendões, l’unico uomo che riuscirà ad amare. Ma le persone speciali sanno riconoscersi fra loro, così Lillias Fraser avrà la fortuna di incontrare sul suo tormentato cammino anche Blimunda Sette-Lune, il famoso personaggio magico di Memoriale del convento di José Saramago.

Questo romanzo, il primo dell’autrice pubblicato in Italia, ha vinto il premio Pen Club 2011.

Lillias si salvò dalla carneficina perchè sei ore prima della battaglia vide il padre morto, proprio come sarebbe avvenuto davvero più tardi. Trafitto dalle baionette, con le ferite al ventre che riversavano sangue, bile ed escrementi.

Ho preso questo libro in biblioteca attirata dalla copertina, che mi è parsa attraente e inquetante allo stesso tempo. Narra la storia di Lillias Fraser, una bambina dall’aspetto inquetante a causa di una specie di luce che emana dal suo essere e dei suoi occhi gialli che incutono timore in tutti quelli che la guardano. Attreverso quegli occhi Lillias vede un mondo che le è spesso ostile, ma vede anche altro. Il suo dono, se così lo si può chiamare, è divedere la gente morta. No, non vede fantasmi come il bambino de Il sesto senso; lei vede nelle persone ancora vive la loro fine, scene macabre di corpi in decomposizione le si presentano davanti agli occhi quando meno se lo aspetta, spesso facendola trasalire. La sua prima visione è la fine del padre, che muore durante la battaglia per l’indipendenza scozzese. Lillias verrà salvata da un’anziana signora e da lì inizierà il suo viaggio che la porterà fino in Portogallo. E qui sta la vera bellezza di questo romanzo che, oltre alla storia della bambina, narra anche la storia del terremoto del 1755, che rase al suolo l’intera Lisbona.

Devo dire che il libro non mi è duspiaciuto, e anzi mi ha coinvolta molto, ma gli ho trovato qualche difetto. Lillias non è la classica protagonista dotata di poteri, emarginata per questo ma con un gran cuore. Anzi, è un personaggio inquetante, a volte anche irritante, una bambina che cresce solitaria, randagia, che rimane in silenzio per anni interi perchè non si fida di nessuno, sempre alla ricerca dell’amore della madre che le è stato strappato da piccola. Il suo potere però ai fini della storia è praticamente inutile, servendo solo a rimarcare costantemente il suo isolamento.

Altra nota dolente, e qui non so se sia colpa della scrittrice e della traduttrice, e che il libro è ricco di frasi arzigigolate dove il soggetto sta al posto del predicato e viceversa, e soprattutto, letteralmente disseminato di virgole, piantate spesso qua e là quasi a caso.

Bellissima è però la parte storica, che parla del terremoto di Lisbona e degli anni seguenti, dell’Inquisizione, delle lotte tra spagnoli e portoghesi e tra protestati e cattolici, che si addossano l’un l’altro la colpa del terremoto per aver scatenato le ire di Dio, e del divario tra poveri e nobili. Il libro ci parla di una Lisbona invasa dalle macerie e dal fango, dove si getta calce viva sugli edifici crollati per evitare le infezioni causate dai morti in putrefazione, e degli abitanti che si abituano con flemma a tutto questo, poco curanti dei vicoli nei quali per anni si continua a passare uno per volta, perché ancora invasi dai resti delle case distrutte, senza sapere se aver più paura dei ladri o delle guardie.

Il finale mi ha lasciata un po’ perplessa, come se l’autrice avesse avuto bisogno di chiudere tutt’a un tratto una storia che non si sapeva bene dove sarebbe andata a finire, ma alla fine dei conti una lettura piacevole se non si cercano effetti speciali da poteri sovrannaturali.

Frasi dal libro

Il terzo occhio mostrava la morte o, per lo meno, sangue e sofferenza. Rivelava il futuro anche se nulla si poteva fare per evitarlo. Orrore puro cadeva sugli occhi e vi restava dentro, aleggiante.

Lillias ebbe la sensazione di stare addosso a un essere vivente, perchè sembrava esserci sentimento nel modo in cui la terra si dibatteva. Quello che dentro di essa di agitava la induceva a ruggire, ferita a morte. Spalancò un’enorme gola sul declivio dove Lillias si sarebbe trovata se si fosse mossa un minuto prima. Il fango nero fumava, come il dolce di una qualche mostruosa digestione. Lo zolfo veniva direttamente scagliato dall’inferno.

Usava già la treccia di capelli arrotolata sulla nuca, il che ragguagliava sulla sua condizione umile e seria. Ana le aveva insegnato a fasciarsi il petto per non far risaltare i seni. Ma niente riusciva a ottenere l’effetto della normalità. Un eterno tramonto le ricadeva dentro, dorando tutta la superficie. E i suoi occhi gialli che soffrivano, vedendo i passanti al momento della morte, stupivano per una compassione che sembrava spropositata, rivolgendosi a persone ancora felici. I futuri defunti commentavano con i vicini quella ferita misteriosa che si apriva quando incontravano Lillias. Poi morivano davvero.

Il segnalibro

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