L’uomo che credeva di essere se stesso – David Ambrose

★★★½☆

Titolo originale: The Man Who Turned Into Himself

Anno: 1995

Isbn: 9788882371128

Pagine: 223

Rick Hamilton ha una vita perfetta: una bella moglie, Anne, di cui èteneramente innamorato; un figlio, Charlie, che adora; il lavoro dei suoisogni alla testa di un noto gruppo editoriale. Ma quel mattino c’è qualcosa distrano, e non è solo la tensione per l’appuntamento in banca da cui dipende unimportante finanziamento. Durante l’incontro Rick ha la premonizione di unpericolo imminente: si alza di scatto e si precipita verso casa. Sulla via delritorno, fa la terribile scoperta: in un incidente stradale, l’auto dellamoglie, che accompagnava Charlie a scuola, è rimasta schiacciata sotto uncamion. I soccorritori riescono a estrarre Anne dalla carcassa e Rick faappena a tempo a vedere che è illesa, prima di svenire per l’emozione. Quandosi riprende è in un letto d’ospedale. La prima cosa che vuole sapere è cos’èsuccesso a loro figlio. E la risposta di Anne lo colpisce come una frustata:”Nostro figlio? Tesoro, noi non abbiamo figli…” Rick ripete la domanda aisuoi amici, al suo avvocato, a tutti quelli che sono intorno al suo letto. Mala risposta non cambia: tu non hai figli. E tutto d’un tratto Rick comincia acapire di non avere una vita così perfetta come credeva…

 

Un bel libro, letto tutto d’un fiato. Claustrofobico è la prima parola che mi viene in mente, ma non nel senso stretto del termine: un uomo intrappolato in un altro sè in un universo parallelo, o forse il contrario? Un libro che in certi punti porta a dubitare di sé stessi, o meglio, del vero sé stesso, a staccare gli occhi e dire “hey, è solo un libro”, questo perchè la fantasia della storia è legata a doppio filo alla realtà scientifica della fisica quantistica. Leggermente zoppicante in alcune parti descrittive secondo me, e vagamente cervellotico nel finale, ma del resto c’era da aspettarselo.

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