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La scomparsa – Geroges Perec

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Il sonno non arrivava. Anton Vokal riattaccò la lampada. Il suo Jaz indicava quasi l’una. Sospirò, si rialzò, appoggiandosi al cuscino. Aprì un romanzo, lo sfogliò, sforzandosi di applicarsi; ma si smarriva in un confuso imbroglio, inciampando di continuo in vocaboli di cui ignorava il significato.
–incipit

Provo a confrontarmi, stando al gioco, o si può dir provandoci, di chi di suo pugno compilò il libro di cui vi sto parlando, strano frutto di un’officina di giovani scrittori, contatori, linguisti, qual fu l’UoLiPo, fondata da un tal Raymond, conosciutissimo già dai suoi Fiori Blu, i cui giochi di locuzioni avanguardistici sono conosciuti in più nazioni. Costoro si confrontarono, dandosi di volta in volta un nuovo obbligo di scrittura, sviluppando uno scombussolio linguistico nuovo, basato su palindromi, mutazioni, crittogrammi, anagrammi o paradigmi scacchistici.

Il mio compito si fa alquanto arduo, in quanto il romanzo, intitolato La Scomparsa, pubblicato in Francia, anno domini 1969, si basa su una Norma, un complicato gioco di locuzioni, chiamato lipogramma, in cui un minuscolo ma importantissimo simbolo usato in ogni lingua, sia la francofona, tanto più l’italiana, manca. Si tratta di un singolo monogramma, un ridicolo “tondo non conchiuso sbarrato da un trattino“, ma di fatto tra i più usati, addirittura -ma non solo-, il più diffuso raccordo tra più frasi o nomi, di solito collocato, diciamo siano vocali, proprio tra a i o u.

La trama tratta di una scomparsa, non solo di sopraindicato simbolo, ma di Anton Vokal (strano nominativo, guarda il caso, ma sarà proprio un caso?). I suoi amici, vicini, lontani, talvolta quasi sconosciuti, si riuniranno ad analizzar l’accaduto, ritrovandosi, di punto in bianco, protagonisti involontari di una storia dai risvolti a dir poco assurdi, mirabolanti, straordinari con coinvolto, guarda un po’, un marchio, o simbolo, spuntato all’improvviso su un biliardo. Andando avanti la trama si fa fitta, complicata, appaiono nuovi protagonisti in un turbinio di fatti, di indizi, di omicidi di varia natura, fino a un punto d’arrivo quantomai insolito.

Tra i capitoli si nascondono giochi, indizi, rimandi, non solo riguardo al fatto di Vokal, ma, strizzando l’occhio, all’insolito svago con cui tutto inizia, il lipogramma, con i quali chi ha compilato il romanzo (arduo nominarlo in modo da non sottrarsi al gioco, chiamiamolo G.P.), si trastulla con scrittori anziani o nuovi -può darsi si burli di loro?- citando dotti richiami, financo Moby Dick, o scritti di sommi rimatori, Victor Hugo, Rimbaud, con i quali lui ingaggia una sfida di riscrittura, lasciando intatto il significato ma cambiando la forma, glissando proprio sui vocaboli contagiati dal monogramma incriminato, cambiandoli con altri ligi alla Norma. Complicato, mi si autorizzi a dirlo, parlar d’un grosso capodoglio bianco a cui un pazzo capitano dá la caccia, scongiurando di pronunciar il simbolo proibito!

Curiosa la trama, valida può darsi, ma tuttavia a tratti un po’ noiosa, farcita di fatti alquanto strani, a dirla tutta talvolta un po’ forzati, o di citazioni magari di grado troppo alto dal mio umilissimo punto di vista. Pagina su pagina la prosa causata dall’arduo vincolo, infarcita di una smisurata quantità di nomi, sinonimi, attributi, ribaditi in modo sproporzionato risulta prolissa, macchinosa, quasi fastidiosa, faticosa di sicuro.

Un plauso straordinario va all’uomo, acclamato con tanto di coppa, il cui nominativo si trova più sopra, in modo da non turbar il gioco imboccato all’inizio di ‘sta storia, cui fu affidato l’ingrato quanto arduo compito di cambiar una lingua in un’altra, da franco a italico, accordando così al pubblico italiano di giovarsi  di cotanto industrioso capolavoro.
Consiglio tra l’altro a coloro i quali vorranno approcciarsi al libro, di fatto imbarcandosi in una fatica non da poco, di buttar l’occhio prima all’ultimo quarto di stampato, in cui scopriranno, con loro somma gioia, un valido aiuto in cui il translator, andandogli  incontro, illustra non solo i più succosi giochi o ghiribizzi  di un astuto scribacchino (brutto a dirsi, lo so, ma ho finito i sinonimi), tipo la mancanza di un quinto capitolo, guardacaso proprio la cifra associata al monogramma proibito, o molti altri richiami furbi ma nascosti all’occhio, ma incorpora addirittura una comodissima guida ai capitoli riassunti in chiari, facili paragrafi.

Con ció vi lascio, abbandono il faticoso gioco a cui mi sono sottoposta tornando a più tranquilli lidi, in cui non sia cosí arduo districarsi tra il linguaggio al solo scopo di buttar giù un pugno di frasi, un qualsivoglia bla bla bla, una manciata di parol…

Il marcapagina (non vanifichiamo tutta la fatica fatta fin qui)

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Georges Perec

georges perec

Georges Perec è stato uno scrittore francese, membro dell’OuLiPo, le cui opere sono basate sull’utilizzo di limitazioni formali, letterarie o matematiche.
Nato il 7 marzo 1936 a Parigi da genitori ebrei esuli polacchi (il padre morirà in guerra quattro anni più tardi e la madre, internata ad Auschwitz, non ne farà ritorno), Georges Perec cresce con gli zii che si occupano di lui e gli permettono di portare a termine gli studi liceali. Nel 1954 si iscrive all’Università in un indirizzo umanistico per abbandonare però dopo poco tempo gli studi.
Il suo vero e proprio debutto letterario si ha nel 1965 con la pubblicazione di “Les Choses”. E’ il primo capolavoro.
Un anno dopo aderisce a quella singolare associazione di personalità geniali che va sotto il nome di “Oulipo” (Ouvroir de Litérature Potentielle), dove ha modo di conoscere, tra gli altri, Raymond Queneau e Italo Calvino.
Per molti anni si guadagna da vivere come documentalista per un ente di ricerca medica, al quale affianca l’attività di realizzatore di cruciverba, ma è soltanto dopo il 1978, con la pubblicazione di “La vita, istruzioni per l’uso” e la vittoria del Premio Medicis che può dedicarsi esclusivamente all’attività di scrittore.
Da allora la sua vita è caratterizzata da un impegno in moltissimi settori culturali in una dispersione frenetica che ha seminato genialità in tutti i suoi passaggi. Libri, cinema, critica cinematografica e teatrale, testi teatrali, giochi enigmistici, traduzioni, creazioni musicali e radiofoniche: nulla di tutto questo è sfuggito alla sua vulcanica e tentacolare vena creativa.
Un tumore polmonare, diagnosticatogli alcuni mesi prima, lo stronca prematuramente a soli quarantasei anni il 3 marzo 1982 ad Ivry.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. La scomparsa – Geroges Perec

  • Genere:
  • Titolo originale: La disparition
  • Lingua originale: Francese
  • Anno pubblicazione: 1969
  • Premio: Premio Monselice per la traduzione
  • Isbn: 9788860422927
  • Casa editrice: Guida
  • Traduttore: Piero Falchetta
  • Pagine: 328
Il protagonista del romanzo, Anton Vokal, sogna di una scomparsa. A cosa si riferisce il suo sogno? Forse a un misterioso volume sparito dalla biblioteca senza lasciare traccia. O forse alla sua stessa scomparsa sulla quale indagherà l'investigatore Dupin, già protagonista della Lettera rubata di E. A. Poe. O, ancora, si riferisce alla scomparsa della lettera "e", che nel romanzo non viene scritta nemmeno una volta. Oppure si riferisce alla moltitudine scomparsa, uccisa, sterminata dalla follia nazi-fascista durante la prima metà del secolo scorso. Può darsi che il titolo che Perec ha deciso di dare a questo appassionante giallo si riferisca a tutte le scomparse di cui l'autore ci parla attraverso un ricercato gioco letterario.

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