Speciale libri: 7 libri strani che dovresti leggere (o anche no)

Chi mi conosce sa che sono appassionata di libri strani, e quando dico strani non intendo solo quelli con una trama particolare, ma anche, o soprattutto, quelli con una “confezione” diversa dalla norma. Insomma libri per cui la regola per la quale si legge da sinistra a destra e dall’alto in basso, o che le pagine sono fatte solo di parole, a volte non vale.
Trasformare un’opera letteraria in un oggetto unico e speciale non è solo una pratica moderna: già nel Medioevo si trovano esempi di libri straordinari, progettati per assecondare le esigenze dei lettori di ogni epoca, o per stupirli con forme e caratteristiche insolite e inaspettate. Per ora però ho deciso di prendere in esame solo alcuni di quelli più moderni, reperibili (quasi tutti) in ogni libreria o biblioteca.

#1 – Casa di Foglie – Mark Danielewski

Di questo libro non mi stancherò mai di parlare. La trama, che mi ha stregata, gira intorno a tre personaggi principali: Johnny Truant, un ragazzo “particolare”, il quale trova in casa di Zampanò, un vecchio alquanto strano deceduto di recente, un baule contenente gli appunti per un manoscritto. Si tratta dell’analisi e della ricostruzione di un docu-film, intitolato “The Navidson Record”, che Billy Navdson, fotografo di successo, ha girato all’interno della sua casa, nella quale è comparsa, all’improvviso e nel mezzo del salotto, una porta. Dietro a questa porta non c’è nient’altro che un corridoio completamente buio, o almeno questo è quello che sembra all’inizio.

Ma tornando ai nostri libri strani (e in questo caso la storia non è da meno), qui la fortissima componente sperimentale di Danielewski, che ha impiegato 10 anni per realizzare la stesura finale, esplode non solo nelle parole, ma anche nei fatti: il libro si pone davanti ai nostro occhi come un labirinto nel labirinto, il testo cambia direzione, le pagine mutano, riquadri nei riquadri, righe scritte sottosopra, spezzettate sulla pagina, disposte al bordo dell’incollatura tra le pagine sottolineano in maniera fisica quello che le parole ci raccontano. Un raro esempio di letteratura ergodica all’ennesima potenza.

Per approfondire, QUI trovi la mia recensione.

#2 – In balìa di una sorte avversa – Bryan Stanley Johnson

Questo è quello che viene chiamato “a book in a box”, ovvero un libro in scatola. E’ formato da 27 sezioni non rilegate, disposte in una scatola alla mercé dell’arbitrio del lettore, tranne la prima e l’ultima che sono numerate.

L’idea nasce da un episodio autobiografico dell’autore stesso: Midlands, un cronista sportivo arriva in treno per seguire la partita che si terrà nello stadio locale, ma un corto circuito di ricordi lo assale quando realizza di trovarsi nella città del suo più caro amico, morto giovanissimo di cancro. Ogni angolo di strada, ogni insegna si lega a frammenti di pensieri ed emozioni che si mischiano al presente lasciando emergere, poco alla volta, la storia di un’amicizia brutalmente interrotta. Nell’intento di riprodurre con fedeltà il percorso ingovernabile del ragionamento umano, alieno da costrizioni logiche o temporali, Johnson compone il suo romanzo scomponendolo, e chiedendo al lettore di mischiare le sezioni, in modo da ricostruire un’esperienza del tutto unica e simile al flusso dei ricordi che vanno e vengono senza mai avere un ordine preciso. Scritto nel 1969 e caduto nell’oblio pochi anni dopo, a seguito del suicidio dell’autore, diventando un introvabile oggetto di collezionismo, è stato recentemente riscoperto da Jonathan Coe, che gli ha offerto una seconda vita, trasformandolo in un fortunato caso editoriale.

#3 – S. La nave di Teseo di V.M. Straka – J. J. Abrams e Doug Dorst

Esperimento letterario partorito dalla mente contorta di J. J. Abrams, La nave di Teseo è un romanzo nel romanzo basato sulle vicissitudini di un libro di un misterioso autore (V.M. Straka) sulla cui identità indagano in parallelo un ricercatore e una studentessa universitaria, entrambi chiamati a scelte cruciali per capire chi sono e che cosa vogliono diventare.

Il libro, che si trova dentro un cofanetto, sembra proprio un vecchio libro preso in prestito in biblioteca, con tanto di fascetta e di numero di inventario, ingiallito e pieno di appunti e annotazioni scritte a mano, una sorta di dialogo tra il ricercatore e la studentessa, che si conoscono attraverso le reciproche note sul libro. Oltre a questo, il libro contiene cartoline, lettere, fotocopie e mappe inserite tra la pagine, che fanno di quest’oggetto un vero gioiello e un caso editoriale senza precedenti.

Per approfondire, QUI trovi la mia recensione.

#4 – La scomparsa – George Perec

Qui ho un po’ barato, diciamolo. Questo libro non è “fisicamente” strano, ma ha anche lui la sua particolarità: l’intero romanzo è un lipogramma, ovvero un testo nel quale, in nome di un artificio retorico, una lettera dell’alfabeto è omessa intenzionalmente. Tutte le parole che la contengono sono così bandite e, di conseguenza, sostituite con dei sinonimi che ne siano privi. Con La disparition, nel 1969 Georges Perec riesce in quest’impresa, scrivendo un intero romanzo privo della lettera “e”.

Il protagonista del romanzo, Anton Vokal, sogna di una scomparsa. A cosa si riferisce il suo sogno? Forse a un misterioso volume sparito dalla biblioteca senza lasciare traccia. O forse alla sua stessa scomparsa sulla quale indagherà l’investigatore Dupin, già protagonista della Lettera rubata di E. A. Poe. O, ancora, si riferisce alla scomparsa della lettera “e”, che nel romanzo non viene scritta nemmeno una volta. Oppure si riferisce alla moltitudine scomparsa, uccisa, sterminata dalla follia nazi-fascista durante la prima metà del secolo scorso. Può darsi che il titolo che Perec ha deciso di dare a questo appassionante giallo si riferisca a tutte le scomparse di cui l’autore ci parla attraverso questo ricercato gioco…
Nel 1995 il romanzo è stato finalmente tradotto in italiano da Piero Falchetta rispettando lo stesso vincolo, con il quale ha vinto il Premio Monselice.

#5 – Le mappe dei miei sogni – Reif Larsen

Questo libro narra le vicende di un aspirante cartografo dodicenne di nome Tecumseh Sparrow Spivet, che vive in un ranch presso Divide (Montana): avendo ricevuto e accettato un prestigioso premio, viaggia di straforo su un treno merci per andare a tenere il discorso di accettazione a Washington. La particolarità che rende “strano” questo libro è la sua singolare impaginazione: la vicenda è infatti illustrata con immagini che accompagnano la narrazione fornendo grafici, elenchi, schizzi e mappe in ogni pagina, rispecchiando gli interessi cartografici del protagonista e la sua minuziosa attenzione per ogni dettaglio.

Ai margini delle pagine del libro, che per l’occasione è più largo di un libro normale, arrivando a misurare 19 cm (e no, dentro Billy dell’Ikea non ci sta), troviamo di tutto: disegni, cartine, fotografie, lettere, una breve storia del filo del telefono della famiglia Spivet, una rappresentazione frattale dello spartiacque continentale, un progetto per il lancio di un uomo dall’Empire State Building e uno schizzo di alcune fasi nei modelli di calvizie maschile, tavole raffiguranti il livello freatico, un grafico della danza di ecolocalizzazione dei pipistrelli Yuma, un referto d’autopsia, modelli di conversazione incrociate, una rappresentazione figurativa della Danza ungherese n. 10 di Brahms, una tabella delle andature del protagonista, disegni dei vari tipi di vagoni dei carri merci, come posizionare le mani per formare l’ombra del passero ecc. ecc.
Della trama, ahimè non si è detto benissimo (io possiedo il libro ma devo ancora leggerlo), ma forse il gioco può valere la candela anche solo per le illustrazioni?
Le mappe dei miei sogni inside

#6 – The Resurrectionist: The Lost Work of Dr. Spencer Black – Eric B. Hudspeth

Ambientato nella seconda metà del 1800, questo libro ha come protagonista, come probabilmente si evince dal titolo, il Dr. Spencer Black, figlio di un dottore, che ha a sua volta seguito la carriera del padre. Affascinato dal corpo umano e pregno di sete di conoscenza, il Dr. Black si specializza in malformazioni e deformità, divenendo ben presto luminare, ricercatore e innovatore nella materia. La sua ricerca lo spinge però a porsi dei grossi interrogativi, che diverranno ben presto una vera e propria ossessione.

La storia, macabra e surreale, è solo una parte di questo volume, del quale la parte più spettacolare è sicuramente il compendio illustrato, “The Codex Extinct Animalia”, il lavoro perduto del Dr. Spencer Black, che non è altro che una collezione di splendide tavole anatomiche dettagliate e rifinite in maniera maniacale, di svariate (dodici per l’esattezza) creature mitologiche. Oltre a essere geniali, le tavole, complete di ogni dettaglio dalle ossa, all’apparato muscolare, a pelle e organi, sono davvero di una bellezza straordinaria.
Il libro è ahimè al momento disponibile solo in inglese, e se sei incuriosito, ne parlo più approfonditamente QUI

#7 – Codex Seraphinus – Luigi Serafini

Qui arriviamo alla chicca del paradossale. Codex Seraphinus è un libro scritto e illustrato con oltre mille disegni dall’artista italiano Luigi Serafini tra il 1976 e il 1978. Il libro, costituito da circa 360 pagine, è caratterizzato da una lunga serie di curiose metamorfosi grafiche, e si presenta come un’enciclopedia scritta in una grafia indecifrabile. L’autore, in una conferenza alla Oxford University Society of Bibliophiles tenuta l’8 maggio 2009, ha dichiarato che l’alfabeto in cui il Codex è scritto è interamente asemico, ovvero senza nessun contenuto semantico. In pratica non trascrive alcuna lingua esistente o immaginaria, o, in parole povere, è una manciata di fuffa.
Divenuto un libro di culto, un’enciclopedia surreale, è stato ed è molto apprezzato da personalità come Italo Calvino, Federico Zeri, Giorgio Manganelli, Achille Bonito Oliva, Tim Burton, Douglas Hofstadter e Philippe Découflé. Il Codex è una reinterpretazione in chiave fantastica e visionaria di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia, l’etnografia, la fisica, la tecnologia, l’architettura ecc.

Mentre un’enciclopedia tende a fissare il sapere di una determinata epoca, nella fantaenciclopedia di Serafini non c’è niente di stabile. Secondo Calvino lo scheletro è “il solo nucleo di realtà che resiste tal quale in questo mondo di forme intercambiabili”. Per questa mutevolezza ironica e intrigante, Il Codex Seraphinianus è stato messo in rapporto con l’ambito psichico e definito un tentativo di “catalogazione del mondo incoerente delle forme intermedie”.
In Italia è stata pubblicata verso al fine del 2006 una nuova edizione, con una “prefazione” di 9 nuove tavole dell’Autore ed il “decodex”, una revisione tipografica che ha riportato i colori alle definizioni originarie e un prezzo “relativamente contenuto” (“relativamente contenuto” è un eufemismo. Il libro è in effetti qualcosa di straordinario, ma il prezzo “contenuto” è ad oggi di 85€).
Codex Seraphinus inside
C’è una nota finale dolorosa: alcuni di questi libri (nello specifico, al momento, Casa di foglie e Le mappe dei miei sogni) sono ahimè fuori catalogo, a causa probabilmente dell’elevato costo di stampa. Ora io non sono una scienziata, ma dato l’avanzare incessante della tecnologia e dei nostri e-reader, sarebbe davvero impossibile trovare il modo di rendere questi libri così speciali fruibili a tutti, anche se solo in digitale?
In ogni caso, avrei intenzione, se ti interessa, di ampliare lo speciale con altri libri particolari. Nel frattempo puoi dare un’occhiata al Tumblr di Erik Kwakkel, uno storico olandese specializzato in manoscritti che si diverte a raccogliere i libri più strani del passato.
E tu, hai letto o conosci altri libri strani che vale (o non vale) la pena leggere?

Comments

  1. Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *