Speciale libri: gli Pseudobiblia

Uno pseudobiblium (plurale: pseudobiblia) è un libro mai scritto, ma citato come vero (con il titolo o addirittura con qualche estratto) in opere di narrativa realmente esistenti. Il termine fu coniato per la prima volta da Lyon Sprague de Camp nel 1947. Si tratta dunque di libri immaginario, creati come artificio narrativo.

François Rabelais crea 139 libri immaginari e li elenca nella “Lista della Biblioteca dell’Abbazia di san Vittore” nel libro Gargantua e Pantagruel.

Nel 1567 Johann Fischart, uno dei poeti più originali nel panorama letterario del tardo Cinquecento tedesco, grande manipolatore di parole e creatore di giochi linguistici, fa stampare dal cognato un volumetto di 33 pagine non numerate, intitolato Catalogus Catalogorum perpetuo durabilis. Il volumetto è un catalogo di libri fittizi (anche le note di stampa sono immaginarie) i cui titoli, in latino e tedesco, fanno spesso il verso ai titoli di pubblicazioni reali, in primo luogo di letteratura giuridica e teologica, parodiandone lo stile pedante e sussiegoso.

Dal Seicento in poi, molti cataloghi immaginari vedranno la luce fino a giungere alla beffa bibliofila per eccellenza: il Catalogo dei libri del conte di Fortsas, uno strano libello di dodici pagine recapitato, nel 1840, a tutti i principali bibliografi e bibliofili e alle maggiori librerie del Belgio e della Francia.

Il buon Alessandro Manzoni usa l’espediente del libro immaginario ne I promessi sposi, declinando ogni responsabilità sul contenuto e dichiarando di aver attinto la storia da un fantomatico maniscritto del ‘600.

La storia dei libri e delle biblioteche inesistenti prosegue in tutte le salse fino ad arrivare a Charles Robert Maturin (1820), autore di Melmoth the Wanderer che contiene “A Modest Proposal for the Spreading of Christianity in Foreign Parts”, di autore sconosciuto, manoscritto ritrovato in un ospizio”.

Da qui in poi sarà tutto un fiorire di misteri intorno a libri occulti e insesistenti, fino ad arrivare al più famoso di tutti i tempi, il Necronomicon (letteralmente: “Libro delle leggi che governano i morti”), attribuito da Lovecraft a un folle arabo di nome Abdul Alhazred e presente in tutte le storie dei Miti di Chtulu (pubblicato poi tra l’altro in Italia negli anni ’90, in edizione ovviamente fasulla, dalla Fanucci).

Nel 1939 Jorge Luis Borges, scrisse “La Biblioteca di Babele”. Nel racconto immagina una biblioteca infinita piena di Pseudobibla, in grado di contenere tutto ciò che è stato scritto… e tutto ciò che si può scrivere. Lo scritto e lo scrivibile, dunque, si ritrovano nello stesso pseudotopos, un luogo immaginario che unisce la realtà all’irrealtà.

Altro caso ancora sono i libri inesistenti attribuiti ad autori reali. Nel 1941, l’autore statunitense Nelson S. Bond pubblicò sul numero di novembre della rivista “Blue Book” il racconto “La libreria” (The Bookshop), che narra apunto di una piccola libreria nella quale protagonista trova dei titoli stupefacenti: «Vide con meraviglia vasta e incredula Christopher Crump di Charles Dickens, L’occhio del doccione di Edgar Allan Poe, Il Colonnello Cowperthwaite di Thackeray, e La libreria privata di Sir Arthur Conan Doyle. […] Vide nomi che gli erano noti quanto il suo, ma titoli di cui non aveva mai immaginato l’esistenza. I Trogloditi di Jules Verne, Quale Presenza Invisibile? di Charles Fort, Hanuman, il primo Dio di Ignatius Donnelly, La conquista dello spazio di Weinbaum, e la voluminosa Storia Completa della Demonologia di Lovecraft».

Philip K. Dick utilizza l’espediente del libro immaginario The Grasshopper Lies Heavy (La cavalletta non si alzerà più) proibito negli U.S.A. controllati dai giapponesi, ne La svatstica nel sole.

Molti poi sono i libri che fanno riferimento a sè stessi, vedi la Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, piuttosto che Che fine ha fatto Mister Y. di Scarlett Thomas o La storia infinita di Michael Ende, tutti libri nel quale un libro immaginario dà il titolo all’opera stessa.

Tutta la saga di Harry Potter, per ovvie ragioni narrative, è piena di meravigliosi libri (ahimè) inesistenti, da la Guida pratica alla trasfigurazione per principianti Le Forze Oscure: guida all’autoprotezione. Alcuni di questi libri hanno poi visto la luce andando ad ampliare il meraviglioso mondo del nostro Harry.

Su Wikipedia c’è un piccolo e confuso elenco di pseudobiblia, direi per niente completo. Io credo che sarebbe molto carino creare una discussione su questo fantastico espediente narrativo. Pensavo quindi di lanciare un appello, un iniziativa (sisi, anche un bannerino) e di creare una pagina (o un tag?) nel quale raccogliere queste piccole chicche e magari parlarne (titolo, autore, se c’è una descrizione del libro, se poi sono stati pubblicati davvero, ecc…). Tu che ne pensi? E’ un progetto troppo grosso? Non gliene frega una pippa a nessuno? Io intanto ho creato una paginetta e dei bannerini a cui puoi accedere cliccando qui sotto…

 

Per ora, tra i libri che ho letto io, ricordo:

  • Il libro del drago o Endomyon Spring ne Il libro del Drago di Matthew Skelton: è un libro fatto con la pelle di drago e con le pagine bianche, che rivelano le proprie parole solo a certe persone e che riporta sulla copertina in nome Endomyon Spring.
  • Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Clavino in Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino: il lettore è costretto a interrompere il libro per una cattiva impaginazione. Trovo l’espediente di inserire un proprio libro nel proprio libro una cosa geniale. In questo libro tra l’altro sono citati molti altri pseudobiblia di cui adesso però non ricordo il titolo.
  • Guida galattica per gli autostoppisti in Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams. “In molte delle civiltà meno formaliste dell’Orlo Esterno Est della Galassia, la Guida galattica per gli autostoppisti ha già soppiantato la grande Enciclopedia galattica, diventando la depositaria di tutto il sapere e di tutta la scienza, perché nonostante presenti alcune lacune e contenga molte notizie spurie, o se non altro alquanto imprecise, ha due importanti vantaggi rispetto alla più vecchia e più accademica Enciclopedia: Uno, costa un po’ meno; Due, ha stampate in copertina, a grandi caratteri che ispirano fiducia, le parole “NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO”. […] E, nel caso che ci fosse un’inesattezza tra quanto riportato nella Guida e la Vita, ricordate che in realtà è la vita ad essere inesatta.”
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