Storie di ordinaria follia

★★★½☆

  • Genere: drammatico
  • Anno: 1981
  • Regia: Marco Ferreri
  • Visto: in DVD
Los Angeles, ribattezzata Lost Angeles (angeli perduti), fa da sfondo e contenitore a un universo di sconfitti, dementi, dannati dove si aggira Charles Serking (Gazzara), scrittore, bevitore, scopatore. È la storia delle sue esperienze etiliche e sessuali, ma anche del suo amore per Cass (Muti), puttana bellissima e disperata con una vocazione autodistruttiva più forte della sua. Dall’incontro tra due poeti scellerati, l’americano Charles Bukowski (1920-94) e l’italiano Ferreri (1928-97), è nato un film tenero, struggente, tristissimo: il primo film d’amore di un romantico che negava di esserlo, il suo più semplice e trasparente, pur con punte grottesche e crudeli. Scritto con Sergio Amidei, è tratto dalla raccolta di racconti (1972) di Bukowski, da quello di apertura (La più bella donna della città), rimpolpato da spunti, situazioni, personaggi di altri cinque

David di Donatello nel 1982 per regia, sceneggiatura, fotografia e montaggio.

Tratto dall’omonimo libro di Charles Bukowski, che io ho molto amato, il film è un tantino deludente. Favoloso nella parte poetica che il grande Bukowski mette in ogni suo racconto, manca invece del rovescio della medaglia, la fame, l’alcolismo, i soldi guadagnati giocati ai cavalli, alla base della vita sciagurata e sregolata della scrittore.
L’idea di base dovrebbe essere il male di vivere, fortemente radicato negli scritti di Bukowski, che passa da una bottiglia all’altra e da una donna all’altra, che tocca il fondo del barile e ogni volta, miracolosamente, si rialza. Questo è il messaggio che esce dalla parte più bella del film, cioè il finale. Purtroppo il film fatica molto a progredire e a focalizzare ciò che vuole comunicare. Lo fa tra l’altro in maniera secondo me non convincente, imperfetta. Di scena in scena, solo alla fine appare chiaro il messaggio.
La storia si focalizza per intero su Charly, seguiamo il suo vivere scioperato e disordinato, sempre attaccato alla bottiglia e sempre dietro gonnelle di donne facili, per lo più prostitute. Ben Gazzarra è un bravissimo attore e dà del poeta una interpretazione molto particolare: occhi dolci, lieve sorriso, rughe ai lati degli occhi; un’immagine di persona carica di pathos positivo, un po’ rassegnato e passivo, che si lascia andare ai suoi vizi e anzi li elegge a ideali di vita.
Ciò che non va è soprattutto l’ambientazione esterna. I bassifondi di Los Angeles alla fine degli anni ’70 erano forse peggio di quelli che Ferreri ci fa vedere. Secondo me ha usato una mano troppo leggera. Manca lo sporco, il sudore, il degrado civile e umano. Tutto è fin troppo asettico e distaccato.

Il simbolo del fallimento è il personaggio di Cass, prostituta interpretata da Ornella Muti. Dalle vicende narrate si evince che dovesse essere una ragazza molto bella ma molto malata dentro, tanto da autotorturarsi fisicamente. La Muti incarna splendidamente la parte della bella, ma, con la sua capacità di recitazione pari a quella di una padella, fallisce miseramente in quella della prostituta e soprattutto della malata dentro. Non trasmette alcun dolore interiore, niente che faccia presagire l’abisso nero in cui alla fine precipita. Sembra una diva che mostra le sue grazie con tanto di espressioni ammalianti, distaccate e un po’ fredde, non il personaggio degradato e disperato del libro.

Peccato, mi aspettavo qualcosa di più da questa versione cinematografica di un libro che io amo molto.

Frasi dal film

Mi ero addormentato dopo aver fatto di nuovo l’amore. Cass aveva pianto a lungo. Non aveva emesso un suono, ma potevo senitre le sue lacrime, erano calde, bagnate. Sgorgavano da qualche ferita mortale nella sua anima mentre si aggrappava disperatamente a me.

Il segnaframe

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