Uno – Richard Bach

★★★☆☆
  • Titolo originale: One
  • Anno: 1988
  • Casa editrice: Rizzoli
  • Isbn: 8817113972
  • Pagine: 213
[amazon-element asin=”8817113972″ locale=”it” listprice=”0″ fields=”button”]
E se potessimo incontrare noi stessi come eravamo vent’anni fa? O mille anni fa? E se avessimo l’occasione di poter vedere come potremmo essere in un lontano futuro o in un’altra dimensione? E se scoprissimo che ogni essere umano è un aspetto diverso di noi stessi, e che noi, a nostra volta, siamo aspetti diversi di ogni altro uomo?

Dunque… un’opinione su questo libro, a dire il vero, non è semplice… Immaginate di essere alla guida di un biplano, e di vedere sotto di voi un’immensa e fitta rete di strade, che si intrecciano tra di loro a formare quasi un groviglio. Immaginate che quella lì sia la vostra vita, passato, presente e i tanti possibili futuri, e quelle strade siano le scelte che avete fatto e che continuerete a fare. E’ tutto lì.
L’idea è che ci sia in qualche modo un destino già scritto, ma – come dice la strana “guida turistica” che si trova sul biplano – “il destino non vi spinge dove non volete andare. Siete voi che dovete scegliere. Il destino lo forgiate voi”. Ogni bivio di quella fitta rete di strade rappresenta una nostra scelta, e la strada che percorreremo ci porterà inevitabilmente ad un altro bivio, e poi un’altro bivio ancora…
A Richard e sua moglie viene data la possibilità di esplorare quella rete di “futuri alternativi”, di tornare a conoscere i loro “diversi se stessi”.

Richard Bach è uno scrittore dannatamente New Age, cosa che aveva già mostrato ampiamente ne “Il gabbiano Jonathan Livingston“, e che emerge ancora di più in questo libro, nel quale cerca di farci comprendere il significato di amore e conoscenza universali attraverso il viaggio che i due protagonisti compiono. Bach si rende messia (a tratti un pò delirante) di questa filosofia, cercando di spiegarci che il tempo e lo spazio sono fondamentalmente una nostra invenzione, e che tutti gli abitanti non solo di questa Terra, ma anche di tutti gli universi paralleli possibili, sono in realtà un grande Uno, una rete infinita di strade che prendono una diramazione diversa a seconda di ogni nostra scelta. Il concetto è bello, non ci si può far niente, e certi capitoli secondo me sono quasi illuminanti. Peccato che tutto questo grande amore aniversale e la cadenza ripetitiva dei concetti alla lunga stanchino un pò, rendendo il tutto a tratti noiosetto. E’ una sorta di grande dissertazione filosofica (e metafisica) sugli errori dell’umanità e sull’importanza di apprendere da essi, senza dimenticare mai l’amore. Certo è che è un libro che va letto con calma, perchè in alcune parti è difficile da digerire, anche se offre spunti meravigliosi di riflessione, e, secondo me, il capitolo 10 vale da solo la fatica di digerire l’intero polpettone!

 

Pagina 69
La massa era così trasparente che quasi non si vedeva, una sfumatura nello spazio, anche se i suoi piani e i suoi angoli scintillavano pieni di fascino. All’interno del cristallo riuscivamo a vedere una intricata struttura di luce colorata, minilaser che incidevano, una fine rete di filamenti splendenti. L’uomo premette alcuni tasti della macchina, e sottili cambiamenti avvennero nel vetro.
Toccai Leslie sulla spalla, indicandole il blocco e annuendo perplesso, nel tentativo di ricordare. Dove avevo visto tutto ciò prima di allora?
“Sta controllando che ogni collegamento sia perfetto” riprese Tink, la sua voce era solo un mormorìo. “Basta che ci sia un filamento staccato e l’intero elemento è da scartare.”
Alle sue parole l’uomo si girò e ci scorse. “Salve!” esclamò con calore, come se fossimo vecchi amici. “Benvenuti!”
“Salve” rispondemmo.
“Ci conosciamo?” chiesi io.
Sorrise, e immediatamente lo trovai simpatico. “Conoscermi, sì. Ricordarmi, probabilmente no. Mi chiamo Atkin. Una volta sono stato il tuo tecnico attrezzatore, un’altra volta il tuo maestro di Zen… Oh, non credo che tu ti rammenti.” Si strinse nelle spalle, per niente seccato.
Balbettai qualche parola. “Che cosa… che cosa fai qui?”
“Date un’occhiata.” Indicò un telescopio con due oculari vicino al cristallo. Leslie vi appoggiò subito l’occhio.
“Oh, santo cielo!” esclamò.
“Che cosa c’è?”
“Non è… non è vetro Richie. Sono idee! E’ come una tela di ragno, sono tutte collegate!”
“Spiegati.”
“Non è possibile renderlo con le parole” rispose lei. “Eppure penso che si debba parlarne così come viene.”
“Che parole vorresti usare?” dissi. “Provaci.”
“Oh” esclamò lei affascinata “guarda quello!”
“Parla” insistetti. “Per favore.”
“Okay. Ci proverò. Sono… com’è difficile fare le giuste scelte, e com’è importante tirar fuori il meglio di quel che conosciamo…e sapere realmente che cos’è il meglio!”

Frasi dal libro

In ogni istante il mondo che noi conosciamo si divide in un numero infinito di altri mondi, di diversi futuri, di differenti passati.

Che cosa c’è di maledettamente meraviglioso negli eccidi che per diecimila anni, in tutta la storia del mondo, nessuno ha mai trovato una soluzione più intelligente al problema di uccidere tutti coloro che non sono d’accordo?

Un fuoco rende un punto nitido e tutto il resto annebbiato. Noi mettiamo a fuoco solo un tempo di vita, e pensiamo che questo sia tutto quello che c’è. Ma ogni altra personificazione, quelle velate che riteniamo siano sogni e desideri e remote possibilità sono reali come qualsiasi altra. Siamo noi a scegliere il nostro fuoco.

Il segnalibro

Potrebbe interessarti anche

Richard Bach

richard bach

Richard David Bach (Oak Park, 23 giugno 1937) è uno scrittore statunitense.
Ha ottenuto un’ampia popolarità a livello internazionale, a partire dagli anni settanta, con la pubblicazione de Il gabbiano Jonathan Livingston, Illusioni: Le avventure di un messia riluttante e altre opere letterarie. Attualmente vive e lavora a Seattle.

Fu pilota riservista per l’U.S. Air Force, scrittore di manuali tecnici per la Douglas Aircraft Company e anche pilota acrobatico, prima di dedicarsi alla narrativa.
La sua passione per l’aviazione marcherà, in modo più o meno evidente, gran parte della sua produzione letteraria, dalle prime opere dove è citata direttamente a quelle più recenti dove il volo diventa una complessa “metafora” della vita.L’autore ha avuto sei figli dalla sua prima moglie, Bette, da cui ha divorziato nel 1970. Suo figlio Jonathan, giornalista, ha scritto un libro in cui analizza il controverso rapporto con il padre: A Reunion of Father and Son.
Il 1º settembre 2012 ha un incidente con il proprio idrovolante e viene ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Lo scrittore si stava recando in visita a un amico sull’isola di San Juan nello Stato di Washington, quando il velivolo, durante l’atterraggio, ha agganciato un cavo elettrico, abbattendosi al suolo. Dopo quattro mesi viene dimesso dall’ospedale. Da questa esperienza Bach racconta di aver avuto l’ispirazione per il completamento della quarta parte de Il gabbiano Jonathan Livingston, originalmente pubblicata in tre sezioni.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. Uno – Richard Bach
  2. Il gabbiano Jonathan Livingston – Richard Bach

Comments

  1. By Phoebes

    Rispondi

    • By Brina

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *