Vacanze matte – Richard Powell

vacanze matte

★★★★½

  • Titolo originale: Pioneer, Go Home!
  • Anno: 1959
  • Lingua originale: Inglese
  • Isbn: 978-8806207243
  • Traduttore: Carlo Rossi Fantonetti
  • Casa editrice: Einaudi
  • Pagine: 334
  • Prezzo: 18,50 €
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I Kwimper, una famiglia di sfaticati che vive di sussidi per la disoccupazione, composta da padre, tre figli e una baby-sitter, durante un viaggio in auto prendono per sbaglio una strada in costruzione e si ritrovano, senza benzina, nel cuore del nulla americano. Una terra di nessuno che non figura nemmeno sulle carte geografiche, e che dunque può essere colonizzata, reclamandone la proprietà. La situazione ideale per cominciare da capo, come veri pionieri, e costruirsi un nuovo mondo: peccato che la terra promessa vada difesa dalle pretese di due funzionari del governo fin troppo zelanti, e di una banda di gangster da strapazzo… Pubblicato nel 1959, salutato da un clamoroso successo di pubblico, “Vacanze matte” mantiene intatta la sua carica comica e dirompente. La guerra che i Kwimper, balordi di irresistibile testardaggine, ingaggiano con le autorità e il crimine organizzato, la loro disarmante ingenuità rischiano di diventare il simbolo vincente di una resistenza al conformismo dominante che mai come oggi appare necessaria.

Se papà stava attento a quel che diceva il cartello tutta questa storia non succedeva. Il cartello era sulla sbarra che chiudeva una traversa della strada dove stavamo marciando, e diceva: ASSOLUTAMENTE VIETATO IL TRANSITO PUBBLICO. Ma, dopo tanti anni che prendeva l’indennità di disoccupazione e l’assistenza per i figli a carico e tutta quell’altra roba, papà mica mi considerava Il Pubblico. La sua idea era d’essere più o meno una parte del governo, per via che ci lavorava insieme da tanto. Il governo gli dava una mano e lui faceva del suo meglio per dar da fare al governo e così renderlo felice. Non potevano fare a meno l’uno dell’altro insomma, e a dire la verità credo che se non era per papà un sacco di statali potevano far fagotto e tornarsene a casa.
— Incipit

Questo libro è una piccola chicca, riportata alle stampe da Einaudi dopo moltissimi anni di assenza dagli scaffali. I protagonisti sono una squinternata famiglia Americana, i Kwimper, della contea di Cranberry, New Jersey, composta da papà Kwimper, i pestiferi gemelli intercambiabili Eddy e Teddy, la babysitter Holly e il protagonista nonché narratore della storia, Toby, un ragazzone ingenuo e un po’ tonto.

Papà Kwimper riceve dal Governo, ma solo per non fargli sgarbo, il sussidio per i bambini, la disoccupazione e anche la pensione di invalidità per Toby. Di ritorno da una vacanza con tutta la famiglia, decide di imboccare una strada “chiusa al pubblico”, rimanendo ben presto a corto di benzina. Indecisa sul da farsi, la famigliola si accampa sul bordo della strada, aspettando che qualcuno passi per dargli una mano. La prima a passare, però, è una macchina del Governo, il cui funzionario tenta di cacciarli dal loro provvisorio e presumibilmente illegale accampamento. La famiglia deciderà però di restare dov’è, giusto per non far prendere cattive abitudini al Governo, così dice papà Kwimper.

E’ proprio da questo rovesciamento del punto di vista che prende il via la rocambolesca storia, che, con un umorismo leggero e persistente, ribalta il mito americano del Pioniere in un susseguirsi di situazioni surreali ed esilaranti. Pioneer, Go Home! – titolo non reso altrettanto bene nella traduzione italiana – è proprio la ribellione al perbenismo tanto in voga in america negli anni ’50, al sistema preconfezionato, fatto di burocrazia e deliziose villette con giardino. E poco importa se la ribellione dei Kwimper, incarnazione dei bifolchi con la B maiuscola, sempliciotti, coriacei, veraci e per questo divertenti per natura, è quasi inconsapevole. Anzi, è proprio qui che sta il genio: i Kwimper non si ribellano davvero, ma non comprendono il sistema perché ingenuamente tentano di semplificarlo abbassandolo al loro stesso livello (del resto a chi di noi non è mai successo?), e nello stesso tempo parlano una lingua che il sistema non comprende, arrivando perciò ad attribuirgli le sue stesse astuzie.

Questo libro è l’incarnazione dell’umorismo semplice, pulito, e per questo mai volgare e soprattutto mai ripetitivo. Prima di Forrest Gump, prima dei Simpson, Powell crea dei personaggi potentissimi nell loro ingenuità, adegua il linguaggio al racconto di Toby rendendolo semplice e a volte un po’ sgrammaticato, assottiglia fino quasi a farla diventare invisibile la linea tra il bene e il male, creando un’opera che mi ha fatto sorridere, sghignazzare, e a volte ridere a crepapelle dalla prima all’ultima pagina.

Frasi dal libro

– Dove le hai imparate tutte queste cose sui granchi violinisti e sul modo di procurarsi l’acqua facendo buche?
_ Io leggo molto, Toby. Quando non devo badare ai bambini di qualcuno, non faccio che leggere.
_ Ah, be’, allora si spiega tutto, – dissi io.
Per un momento m’era venuto il sospetto che fosse molto più intelligente di quello che sembrava e invece si trattava soltanto d’aver letto un sacco di roba. (pag. 23)

Quando avete bisogno di soldi da una banca tutto quello che vi occorre è di essere uno che merita tutta la fiducia di questo mondo oppure uno che non ne merita neanche un po’, e io dico che se la maggior parte della gente non ottiene niente è proprio perché sono tutti a metà strada. (pag. 99)

– Toby, può darsi che io non abbia molto di quel che occorre per essere donna, ma ti assicuro che di quello che chiamano intuito femminile ne ho in abbondanza.
Come discorso era un po’ troppo complicato per me, perciò mi limitai a rispondere:
– E ti sta molto bene, Holly. Fai proprio un figurone.

Allora io dissi: – Ce ne sono così tante, di leggi, che se vogliamo approvarle tutte tra un mese siamo ancora qui. Non vi sembra che la cosa migliore è adottarne una sola? Io propongo di approvare una legge per dire che è contro la legge fare tutto quello che uno dovrebbe vergognarsene. (pag. 233)

La copertina

Going_and_Coming rockwellIn copertina Going and Coming, Norman Rockwell, 1974, olio su tela, 40×80 cm, Norman Rockwell Museum, Stockbridge, MA, Stati Uniti.
In questo dipinto (in verità formato da tue tele poste l’una sull’altra) Rockwell, conosciuto per il peculiare stile delle sue opere, definito “realismo romantico”, immortala in questo dipinto la storia delle vacanze familiari creando un continuum temporale tra “andata” e “ritorno”. Esistono alcune delle fotografie scattate come modello per l’opera che sono visibili QUI. Il dipinto fu usato per la copertina del “The Saturday Evening Post” del 30 Agosto 1947.

Trasposizioni cinematografiche

lo sceriffo scalzo vacanze matteNel 1962 viene proiettata nelle sale americane la trasposizione cinematografica del libro, Follow That Dream, tradotto poi in italiano con Lo sceriffo scalzo, diretto da Gordon Douglas e che vede Elvis Presley nel ruolo del protagonista, Toby.

Il segnalibro

vacanze matte segna

Richard Powell

richard powell

Richard Pitt Powell nasce a Philadelphia il 28 novembre 1908.
Dopo essersi diplomato all’università di Princeton, Powell lavora come giornalista al Philadelphia Evening Public Ledger. Dieci anni dopo entra nell’agenzia pubblicitaria N. W. Ayer & Son, dove ritorna dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale.
Negli anni quaranta inizia a dedicarsi alla narrativa. Inizialmente compone libri per il programma radio popolare “Inner Sanctum Mysteries”.
Con la pubblicazione del bestseller L’uomo di Filadelfia nel 1956 diventa noto al grande pubblico e dopo il 1958 si dedica completamente alla scrittura. Nel 1959 scrive Vacanze matte da cui viene tratto il film del 1969 “Lo sceriffo scalzo” con Elvis Presley. Muore a Myers l’8 dicembre 1999.

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