Vango – Timothée de Fombelle

Tra cielo e terra

★★★★½

  • Anno: 2011
  • Genere: Narrativa per ragazzi, Avventura
  • Casa editrice: San Paolo
  • Isbn: 9788821569890
  • Pagine: 419
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Parigi 1934, sagrato di Notre-Dame.
Vango è disteso a terra con altri uomini vestiti di bianco, pronto a diventare sacerdote. Ma la cerimonia non può continuare perché qualcuno lo sta cercando: una ragazza dagli occhi verdi, la polizia, un uomo dal volto di cera. Vango non sa chi lo minaccia e perché, ma sa che il suo destino è la fuga. Così si arrampica sulle guglie della cattedrale, e sparisce nel nulla. Per tutta la vita si è nascosto da una minaccia senza nome. È stato costretto ad abbandonare le persone che amava per mettersi in salvo. La donna che lo ha cresciuto come una madre, Mademoiselle, gli ha sempre tenuto nascosto il suo passato e le circostanze misteriose in cui sono morti i suoi genitori. Vango è russo, o forse francese, ma ha trascorso l’infanzia nelle isole Eolie. Parla cinque lingue ma non appartiene a nessun luogo. Qua e là per il mondo ha amici pronti a rischiare la vita per lui: i monaci dell’isola misteriosa, Hugo Eckener, il comandante del Graf Zeppelin, la Talpa, che vive di notte sui tetti di Parigi, e soprattutto Ethel, affascinante ragazza scozzese che non ha paura di nulla. Ma ogni volta che Vango sembra finalmente al sicuro, il pericolo ritorna sotto le sembianze della Gestapo o dei servizi segreti russi, della polizia francese o di una banda criminale. In una corsa disperata attraverso l’Europa, Vango cerca di sfuggire agli inseguitori e di scoprire i segreti che avvolgono la sua storia.

Quaranta uomini vestiti di bianco erano sdraiati sul pavé. Sembrava di vedere un campo coperto di neve. Le rondini garrivano, sfiorando i corpi. C’erano migliaia di persone, a guardare quello spettacolo. Notre-Dame de Paris stendeva la sua ombra sulla folla. All’improvviso la città, tutt’intorno, parve raccogliersi. Vango aveva la fronte contro la pietra. Ascoltava il proprio respiro. Pensava alla vita che l’aveva condotto fin lì. Una volta tanto non aveva paura. Pensava al mare, al vento salmastro, alle voci, ai visi, alle lacrime calde della donna che l’aveva cresciuto.

Prendetevi qualche giorno di tempo, perchè una volta iniziato questo libro, non ve ne staccherete più.

Vango è un giovane ragazzo, che disteso di fronte al sagrato di Notre Dame, attende di essere ordinato prete. Ma all’improvviso dalla folla sbuca una schiera di poliziotti e Vango, senza sapere neanche bene perché, fa la cosa che ha imparato meglio a fare nel corso della sua vita: scappa. La sua fuga lo porterà in giro per mezzo mondo, ai tempi della Germania nazista e della Russia di Stalin. Sono tanti, quelli che lo inseguono, e per svariati motivi, e lui è sempre costretto a fuggire per difendere sé stesso e le poche persone che gli vogliono bene.

Lo stile dell’autore è fresco, brillante, i luoghi sono resi alla perfezione, e spesso ci sembra di volare sull’enorme Graf Zeppelin del capitano Eckner o di essere appollaiati su una falesia nell’isola di Salina. Anche i personaggi sono meravigliosi e ben delineati, dai monaci invisibili, nascosti sull’isola di Arkudah, che suonano campane senza batacchi per non farsi sentire dalle isole vicine; una ragazza bellissima che gira per l’Europa per trovare il suo amore, o forse per dimenticarlo; e poi un contadino che battezza il proprio asino Tesoro; un commissario di polizia che non abbandona il proprio ombrello nemmeno al chiuso; “La Talpa” e che ama arrampicarsi la notte in cima alla Tour Eiffel per fuggire a quei soffitti troppo bassi che sempre la opprimono. C’è Pippio Troisi, e la moglie Giuseppina. Paul, Boris, Andrei, Esquirol, Johanna, Vlad, Viktor e, infine, il più straordinario di tutti: il Capitano Eckener, che, per poter volare sul suo dirigibile, combatte l’idiozia delle gerarchie naziste con l’arma più tagliente di cui disponga: l’ironia. E molti altri ancora.
Sono molti, eppure è impossibile confonderli tra di loro. Questo perché l’autore ha saputo fissarli nelle pagine con estrema nitidezza. Non sono semplicemente una manciata di nomi senza storia né passato proprio che ruotano come satelliti attorno a Vango. Sono persone, proprio come lui. De Fombelle dedica uno spazio a ciascuno, senza però deviare da quella che è la storia principale.

E poi, ovviamente, c’è Vango. E “chi è Vango?” è proprio la domanda fondamentale, perché è lui stesso a cercare la propria identità, costretto sempre a fuggire senza neanche sapere bene perché…

Vango è un’avventura che si divora dalla prima all’ultima pagina. L’intreccio delle varie trame e i salti temporali richiedono una certa attenzione, ma alla fine tutto fila e torna alla perfezione. E’ un’avventura per ragazzi ma anche un romanzo per adulti, un pò storico, un pò d’azione, e con un pizzico d’amore. Un libro consigliatissimo.

Non ho amato troppo il finale semplicemente perchè lascia molti dubbi irrisolti, ma in compenso lascia decisamente sperare in un seguito, del quale tra l’altro si vocifera in giro ma che per ora non ha avuto nessuna conferma ufficiale.

Frasi dal libro

Piccoli miracoli accompagnano le grandi disgrazie. Vango l’aveva sempre pensato. Basta avere fiducia.

Aveva un bel vivere la maggior parte del tempo per aria, i suoi piedi restavano saldamente ancorati a terra. Aveva paura per il suo paese.
Una deriva lenta e tragica.
Bisognava fare qualcosa. Piccoli gesti. Quasi niente. Una piccola resistenza, un leggero attrito, per frenare la caduta.
Lui la chiamava la resistenza dell’aria. (di Hugo Eckner)

Vango. Il suo modo di aprire e chiudere gli occhi, di camminare, di raccontare storie, di pronunciare certe parole come “Brasile”, di tagliare le patate ottenendo da ogni tubero otto facce perfette, di guardare le onde, di recitare piccole poesie in dialetti sconosciuti, di cucinare, alle due del mattino e sopra il Pacifico, del pain perdu che ti dava l’impressione di affondare i denti in un ricordo.

Eckner la prese e la lesse. Era scritta in tedesco e in italiano. Veniva dalla Presidenza del Consiglio, a Roma. Affidava al signor Paolo Marini, “Croce di guerra dei Fusillini e comandante del Minestrone”, una missione speciale per l’amicizia tra il Reich e la grande Italia fascista, grazie a un viaggio a bordo del Graf Zeppelin, simbolo di potenza del Nazionalsocialismo. Si leggevano anche le espressioni “alleanza gloriosa dei due paesi”, “speranza infinita” e “purezza immarcescibile dei suoi figli”, che avrebbero fatto scoppiare dal ridere, se non fossero state imitazioni molto fedeli dei discorsi alla moda in quel periodo.
[…] – Bisogna partire al più presto – disse Eckner. – La tua lettera falsa è davvero robaccia. Non so come abbia fatto a bersela, l’SS. E nom è detto che duri…
[…] – E pensare che mi sono applicato parecchio. Hai visto che alla settima riga mi sono decorato con la medaglia del mio prosciutto preferito?

La serie

vango1+2La serie di Vango è composta da due libri, Vango 1 – Tra cielo e terra e Vango 2 – Un principe senza regno, acquistabili sia separatamente che insieme, racchiusi in un bellissimo cofanetto.

Il segnalibro

Timothée de Fombelle

timothee de fombelle

Timothée de Fombelle è nato nel 1973 a Parigi. Ama scrivere sotto gli alberi, cucinare e fare lunghe passeggiate. Ha una moglie, Laetitia, e una figlia, Jeanne Elisha. Ha fatto l’insegnante di lettere, poi ha lasciato la scuola per dedicarsi al teatro.
Nel 1990 ha creato una compagnia, per la quale scrive i testi e cura la regia. Il suo lavoro teatrale Le Phare, scritto quando aveva solo diciotto anni, è stato messo in scena in Francia e poi in Russia, Lituania, Polonia e Canada. Il testo Je danse toujours è stato letto all’inaugurazione del festival di Avignone, nel 2002.
Vango. Tra cielo e terra è il suo nuovo romanzo, dopo il successo di Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio e della favola ecologica Tu sei il mio mondo, tutti pubblicati dalle Edizioni San Paolo.

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