Virginia Woolf

 

25 gennaio 1882 – nasce a Londra, Adeline Virginia Stephen, meglio nota come Virginia Woolf, considerata come uno dei principali letterati del XX secolo e attivamente impegnata nella lotta per la parità di diritti tra i due sessi.

Suo padre era uno tra i più celebri critici e storiografi del periodo vittoriano, Sir Leslie Stephen, editore del a Dictionary of National Biografy. Virginia e sua sorella Vanessa furono educate a casa, e dalla famiglia ebbe una buona istruzione classica, che arricchì con letture tratte dalla ben fornita biblioteca paterna.

Virginia e il fratello Thoby manifestano subito la loro inclinazione letteraria con Hyde Park Gate News, una sorta di diario familiare  in cui scrivono storie inventate.  Secondo le memorie della Woolf, i ricordi più vivi e sereni della sua infanzia non erano quelli di Londra ma quelli invece di Saint Ives in Cornovaglia, dove la famiglia passava ogni estate fino al 1895. Le memorie e le impressioni di queste vacanze in famiglia confluirono e influenzarono successivamente uno dei suoi scritti di maggior successo, Gita al faro.

A soli sei anni Virginia fu oggetto di abusi sessuali da parte del suo fratellastro George, molto più grande di lei. Questo evento contribuì ad incrementare quelli che sarebbero stati i suoi problemi mentali.
Nel 1895 la madre di Virginia morì e suo padre frustrato dal dolore decise di vendere Talland House. Virginia aveva solamente tredici anni, ma rimase colpita dalla prematura scomparsa della madre e iniziò a soffrire depressione. Nove anni dopo anche suo padre morì; Virginia cadde in uno stato di profonda prostrazione e dopo aver completato il suo primo racconto The Voyage Out, tentò il suicidio ingerendo dei farmaci. Insieme ai suoi fratelli lasciò la sua casa in Hide Park Gate, e si stabilì a Bloomsbury, dove prese vita un gruppo chiamato Bloomsbury Set, destinato a dominare la scena inglese per quasi un trentennio, accantonando il vecchio moralismo vittoriano a favore di una visione politica anti- monarchica, una visione religiosa scettica, e una visione letteraria aperta e libera. Virginia fu un’attivista all’interno dei movimenti femministi per il suffragio delle donne. Una stanza tutta per sè (1929) tratta il tema della discriminazione femminile, mentre in Le tre ghinee (1938) si occupa del ruolo dominante dell’uomo nella società a lei contemporanea.

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l’animale forse più discusso dell’universo?
— da Una stanza tutta per sè

Nel 1912 si sposò con Leonard Woolf (dopo una breve storia d’amore con Lytton Strachey, il quale si scoprì omosessuale), brillante giornalista e teorico politico e con lui fondò la casa editrice Hogarth Press che doveva pubblicare le opere di nuovi scrittori di talento tra cui ricordiamo Katherine Mansfield e T. S. Eliot. Inoltre vi pubblicò alcune sue opere: Mrs Dalloway, Gita al faro, Le onde e Tra un atto e l’altro.
La presunta storia d’amore tra Virginia e Vita Sackville- West, sua grande amica, la ispirò nella stesura dello Orlando (1928), che narra la storia di una nobildonna affascinante che vive attraverso i secoli cambiando sesso molte volte.

Nonostante le sue ricorrenti crisi depressive, Virginia amava circondarsi di persone e quando si sentiva sola ricadeva in stati ansiosi. Putroppo però la seconda guerra mondiale aumentò le sue fobie. Pochi mesi dopo il suo scoppio, il 28 Marzo del 1941, attanagliata da una crisi d’angoscia Virginia decide di suicidarsi. Uscita furtivamente dalla casa di campagna e abbandonati cappello e bastone, si gettò nel fiume Ouse annegandovi. Lasciò una breve lettera a suo marito.

Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.
— Lettera di addio al marito

Virginia abbandonò il romanzo di stampo realista-psicologico in favore di un romanzo di tipo “moderno”, abbracciando nuovi modi d’espressione in grado di descrivere la vita o come la descriveva lei, l’attraversamento delle apparenze. Fu stroncata dall’ansia e dalla depressione, ma a me piace pensare che adesso sia tranquilla e in pace nel paradiso dei grandi scrittori, conversando amabilmente con Joyce e Proust. Auguriamo quindi un Buon non compleanno alla piccola, grande Virginia.

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  1. By Andrea

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