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Published in: Libri, Autori Italiani

Tre volte invano – Emiliano Poddi

★★★★☆
  • Anno: 2007
  • Isbn: 9788846100887
  • Pagine: 174
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La storia di un ragazzo che gioca a pallacanestro praticamente da quando è nato. Nonostante questo non è un fenomeno, anzi, il più delle volte le partite finiscono senza che lui abbia segnato un solo punto. Finché un giorno con una finta sola fa fuori mezza difesa avversaria e la butta dentro. E così l’azione dopo, e quella dopo ancora e probabilmente avrebbe continuato così per tutta la vita..
Candidato al Premio Strega 2008

Bello. Bello Bello Bello. Un flusso continuo di emozioni, un torrente in piena di ricordi trascinati dalla devastante passione per il basket che scava il solco della vita in mille svolte imprevedibili come un rimbalzo di un pallone da basket su un terreno irregolare. Il basket come motore della tua esistenza, occasione di conoscenze, oggetto di desiderio, motivo di ricerca, causa di incontri e arricchimenti, fonte di distruzione. La vita come una parabola…una morbida parabola che si spegne nella retina. Lo sport, il basket, è il  fulcro del romanzo che però non è un romanzo che parla di sport in senso stretto: ci si trova lì, in mezzo al campo, dove le scarpe di gomma stridono sul linoleum come grida di rondini, si vivono le emozioni di un ragazzo che diventa grande, i ricordi del mare, luoghi vecchi e nuovi. Si vivono la gioia e la tristezza, l’esaltazione come lo sconforto a la rassegnazione.

Si arriva in fondo (il finale non mi ha esaltata, lo ammetto), con la sensazione di non aver letto bene, o abbastanza a fondo, di essersi persi una sensazione per strada, una delle tante, belle, vive. Pensando a un libro che parla di basket, uno sport che mi piace ma che di sicuro non è la mia vita, non mi sarei mai aspettata di essere così coinvolta. Davvero un bel lavoro!

Frasi dal libro

Nessuno, lì dentro, credeva davvero che fosse solo una questione di schemi. Ma, strisciando sulla lavagna, il pennarello blu faceva esattamente lo stesso rumore delle nostre scarpe di gomma quando stridevano sul campo, e questo doveva pur significare qualcosa.

C’era, in tutte le sue storie, qualcosa di simile a una morale non detta, del tipo che nella vita le vittorie possono anche essere tante, ma di bastonate, alla fine, ne basta una piazzata bene.

 

Pagina 69
Ognuno ha deciso dove sedersi mesi addietro, quand’è entrato per la prima volta bello spogliatoio, e la scelta è definitiva come quella dei nomi per i figli, perchè dopo non si può cambiare per nessun motivo al mondo.
Intanto, là fuori, comincia a vnire gente, e si capisce dal rumore che fanno le gradinate di ferro sotto le scarpe. Questo, chissà perchè, ti agita le mani mentre apri la cerniera della borsa. Anzi, lo sai bene perchè: perchè stavolta confusi tra il pubblico ci sono i due osservatori di Roma in abito scuro e gli occhiali, o perlomeno è così che li immagini. Ma per adesso non devi occuparti di loro. Pensa a vestire la maglia, piuttosto, e a distenderla bene dentro i pantaloncini. E’ la stessa di quando hai segnato trentasette punti ad Avellino e quarantacique a Reggio Calabria, il tuo record, e anche quattro a Matera per la verità, ma lì sei uscito per falli e forse non vale.
Poi si sente un palleggio, raddoppiato dall’eco di Marra, e subito dopo un altro, e sai che sono i tuoi avversari scesi in campo prima di te per provare i canestri. Ecco sì, puoi pensare a loro, a quelle maglie nere – non te le stai inventando stavolta, ci hai già giocato all’andata – indossati da corpi come al solito più grandi del tuo, già di base più vicini al canestro, ma questo vuol dire solo che dovranno diventare matti per starti dietro. Nel frattempo il coach ha già iniziato a parlare da chissà quanto – di schemi – e tra non molto prenderà in mano una lavagnetta così patinata di blu che adesso deve scriversi sopra con un pennarello rosso, se vuole che ci si capisca qualcosa.

Il segnalibro

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