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Published in: Libri, Autori stranieri

Come diventare buoni – Nick Hornby

★★★☆☆
  • Titolo originale: How to be good
  • Anno: 2001
  • Lingua originale: Inglese
  • Isbn: 1978884620823
  • Pagine: 292
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Come si fa a diventare buoni? E soprattutto, che cosa significa essere buoni? Katie Karr non se l’è mai chiesto: una donna che ha scelto di diventare medico per aiutare gli altri e che ha cresciuto i figli ai valori morali più profondi non ha nemmeno bisogno di chiederselo. Finché quella donna non tradisce il marito. E allora il marito, David, decide di dare una svolta alla sua vita. Abbandona le arguzie sarcastiche con le quali non risparmiava nessuno, nemmeno la moglie e i figli, e rinuncia a versare veleno su tutto e tutti nella rubrica che firmava regolarmente su un quotidiano locale; insomma smette di essere “l’uomo più arrabbiato di Holloway” per diventare buono. Ma buono suls erio, facendo perdere a Katie ogni punto di riferimento.

Nick Hornby è un gran paraculo, nel senso buono del termine. Si, insomma, non è un genio, ma i suoi libri si fanno dannatamente leggere. All’inizio della mia “esperienza Hornbyana”, dopo aver letto “Tutta un’altra musica” ero un pò interdetta, perché la storia mi era andata giù meravigliosamente bene, ma senza lasciarmi assolutamente niente. Avevo pensato che Hornby fosse un pò il Dan Brown della commedia, e forse è davvero così.

Anche in questo libro la protagonista è una donna, medico, fiera di questo in quanto la sua professione le consente di sentirsi buona, al contrario di suo marito David, l’uomo più arrabbiato di Holloway, come titola la rubrica che tiene su un giornale locale e sulla quale non risparmia parole per nessuno. Fino a quando nella loro vita arriva BuoneNuove, una sorta di santone spirituale che trasforma il marito di Katie fino a farlo divenire un folle buon samaritano. Nel gioco del ribaltamento dei ruoli è Katie a divenire quella cattiva, che si fa sopraffare da mille domande, rimorsi e sensi di colpa. Sempre sull’orlo del divorzio e della crisi di nervi, Katie ci racconta la storia fino al finale, piuttosto banale e poco d’impatto. Un libro che scende bene come un tè freddo d’estate, ma che lascia ben poco dietro di sè, e risulta anche meno divertente di Tutta un’altra musica.

Pagina 69

Pagina 69
Vederlo seudto lì mi spaventa, e all’inizio la paura mi conforta, perchè significa certamente che il mio matrimonio è brutale, e che perciò l’arcivescovo di Canterbury ratificherà il mio divorzio. Ma riflettendoci sopra mi rendo conto che, come spiegazione della mia paura, la brutalità è meno plausibile di altri fattori: l’esistenza di Stephen, per esempio, o l’incapacità di parlare ai bambini di quello che sta succedendo, e sento la ratifica dell’arcivescovo svanire rapida com’era apparsa.
“E’ stata una bella serata?” mi chiede David. Lo dice in tono calmo, e prendo quella calma per una minaccia.
“Si. Grazie. Sono uscita… Ero fuori…” Nno so perchè, ma sto cercando di ricordare il nome della fidanzata di Stephen, e alla fine mi viene in mente che quella era un’altra bugia assoluta detta a qualcun altro per altre ragioni.
“Non importa” dice lui. “Ascolta. Non ti ho amata abbastanza.”
Lo guardo a bocca aperta.
“Non ti ho amata abbastanza, e mi spiace davvero. In realtà io ti amo, ma non sono riuscito a comunicartelo nel modo giusto, o con la forza giusta.”
“No. Be’. Grazie.”
“E mi spiace di averti detto di divorziare. Non so a cosa stavo pensando.”
“Bene.”
“Ti va di venire a teatro con me domani sera? Ho prenotato due posti per Tom Stoppard. So che ci tenevi ad andare.”
Il teatro ha probabilmente fornito a David più materiale per le sue invettive di qualunque altra cosa nella sua carriera di fustigatore, con la possibile eccezione dei tedeschi. Lui odia il teatro.

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