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Genere: Weird

Published in: Recensioni, Autori Italiani, Libri

Decluna – Federica Leonardi

Rituali ancestrali che odorano di terra bagnata e sangue rappreso

Scrivere weird non è facile, e tantomeno lo è farlo in Italia, paese in cui, a causa della scarsa quantità di lettori, i generi di nicchia -o per meglio dire meno mainstream- finiscono spesso per non trovare il giusto spazio e in molti casi rischiano proprio di non vedere mai la luce. Eppure qualcuno ci prova, e c’è da dire che ci riesce alla stragrande!

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Sirene – Laura Pugno

Sirene laura Pungo recensione

Estraniante e crudele. Forse troppo.

L’idea che sta alla base di Sirene, diciamocelo, è una figata pazzesca. Una storia strana e feroce, dai chiari risvolti weird, che affonda le proprie radici in quella profezia -più che mai attuale e plausibile- di fine dell’umanità causata dall’umanità stessa e del risveglio di una natura oscura e selvaggia che riprende finalmente possesso del pianeta

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Fotogrammi di un film horror perduto – Helen McClory

fotogrammi di un film horror perduto recensione

Fugaci attimi di orrore

Click! Vrrrrrr. Flap flap flap flap. A questo mi ha fatto pensare questo libro, a una Polaroid. Si scatta una foto, la pellicola viene sputata fuori, e, mentre la si agita, dal nero compare lentamente l’istantanea di un attimo, un fotogramma di vita dai bordi confusi. Ed è qui che si ferma HelenMcClory, un istante prima che l’immagine si sviluppi e diventi del tutto nitida, quando le ombre sulla pellicola potrebbero essere indifferentemente umani o mostri.

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W.o.W. · Women of Weird – AA. VV.

women_of_weird recensione

Racconti nascosti tra le pieghe del weird

Esattamente come per molti altri generi considerati “maschili”, vedi la fantascienza, l’horror o il fantasy, il weird è un genere in cui le autrici di sesso femminile sono state, ancor più che altrove, bistrattate. Snobbate, scartate dalle case editrici o costrette a pubblicare con uno pseudonimo maschile perché altrimenti non ritenute appetibili dal mercato, tra gli esempi più famosi potremmo ricordare Mary Shelley -che pubblicò molte sue opere con il nome del marito, Percey Shelley- , Ann Radcliffe -che ha pubblicato in anonimo-, Katharine Burdekin e perfino J.K. Rowling -che omise il suo nome intero per confondere gli editori-.

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I racconti della bestia – Aleister Crowley

I racconti dell’uomo più malvagio del mondo

Crowley era di natura uno spirito eclettico. Nato Edward Alexander Crowley, dopo il college cambiò il suo nome in Aleister perchè aveva letto da qualche parte che il nome più favorevole per diventare famoso era costituito da un dattilo seguito da un spondeo, come alla fine di un esametro.

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Il re in giallo – Robert W. Chambers

Stupefacenti le weird tales, noiosissimo il resto

Il Re in Giallo è un’ antologia di dieci racconti pubblicata da Robert W. Chambers nel 1895. Caposaldo del genere fantastico a lungo dimenticato, getta le basi per quello che poi sarà l’orrore cosmico di Lovecraft (oltre che ispirare, tra le altre cose, la serie tv True Detective).

Idealmente divisa in due parti, l’antologia si apre con quattro splendidi racconti legati dal fil rouge del Re Giallo, uno pseudobiblion (in questo caso un testo teatrale) al quale Lovecraft si ispirò per il suo Necronomicon, che passando di mano in mano porta alla pazzia chiunque abbia la sfortuna di leggerlo.

Avvenimenti inquietanti e orrorifici, simbolismi occulti ed enigmatiche figure la fanno da padrone, creando dense atmosfere macabre e suggestive.

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Malpertuis – Jean Ray

malpertuis cover

La dimora del Maligno

Pubblicato nel 1943, e in Italia per la prima volta nel 1966 dalla Sugar, entrambe le successive edizioni italiane del libro, di cui l’ultima uscita nel 2006 per la collana Urania Horror di Mondadori sono ormai fuori catalogo. L’ultima versione è però acquistabile in ebook su tutti i più conosciuti ebook-store.

Cosa c’è di più affascinante di un’antica dimora, enorme e oscura, il cui nome, Malpertuis, significa “dimora del Maligno”?
Malpertius è, per sommi capi, una sorta di giallo-horror, o, come lo si definisce nella postfazione, weird, ovvero un horror in cui “non tutti i mostri vengono per nuocere”.

Il narratore, ladro di mestiere, viene in possesso di un plico contenete diari, appunti e scritti vergati da quattro diversi narratori, che hanno come soggetto proprio la dimora di Malpertuis la quale, secondo questi documenti, cela un oscuro segreto sui suoi abitanti.
C’è, narra Duocedame il Vecchio, una strana e misteriosa isola dispersa nell’Egeo, un’isola dove creature si agitano tra le nebbie ed elevano al cielo i loro goffi, gutturali lamenti. Su questa isola c’è la dimora dello zio Cassave, una gotica costruzione avvolta nell’oscurità perenne, dove le candele che illuminano i corridoi vengono spente da sinistre entità per torturare uno degli abitanti, il povero Lamparnisse. Oltre a Lamparnisse, nella casa vive, costretto alla coabitazione a seguito dello strano testamento dello zio Cassave, un bizzarro gruppo di persone formato da parenti, domestici e strani estranei.

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Nostra signora delle tenebre – Fritz Leiber

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Una moderna metropoli infestata da entità oscure

Franz Westen, il protagonista, scrive racconti horror per una serie televisiva. Non ancora del tutto uscito da una crisi profonda, dovuta alla morte della giovane moglie, una sera, affacciandosi dalla finestra del suo appartamento, vede sulla collina prospiciente una sinistra figura scura che danza nella notte.
Siamo in una San Francisco misteriosa, abitate da strane forze, nella quale ci muoviamo attraverso la mappa tracciata da un libro segreto e maledetto: “Megalopolisomanzia: una nuova scienza urbanistica” del fantomatico Thibaut De Castries, che postula l’esistenza dei “paramentali”, esseri mostruosi e infidi, il cui habitat naturale sono proprio le moderne megalopoli.