La dama e l’unicorno – Tracy Chevalier

★★★½☆
  • Titolo originale: The lady and the unicorn
  • Anno: 2003
  • Isbn: 9788873059363
  • Pagine: 286
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Nella Francia del Nord del XV secolo, Jean Le Viste, uno degli uomini più in vista della corte, commissiona al celebre artista parigino Nicolas sei arazzi per il suo castello.
Quando Nicolas si reca al castello di Jean Le Viste, si imbatte nella figlia e nella moglie di costui: Claude e Geneviève de Nanterre, che lo colpiscono per la vastità dei loro interessi, per la delicatezza dei modi e l’armonia e la bellezza del loro aspetto.
Nel disegnare l’opera, Nicolas non può fare a meno di trasporvi non soltanto il fascino, ma anche i pensieri più riposti, e a lui soltanto noti, delle due donne.

Dopo La ragazza con l’orecchino di perla, la Chevalier ci riprova, con un altro libro basato su un’opera realmente esistente. Stavolta però non è un dipinto, ma un intero ciclo di arazzi che rappresentano la storia de “La dama e l’unicorno”. Il libro funziona esattamente come un arazzo, dove ogni personaggio tesse un filo, raccontandoci un pezzetto della storia. Con uno stile rapido, moderno, molto diretto, si snoda non solo la sensuale storia dentro l’arazzo, una fanciulla che tenta di sedurre un maestoso unicorno, ma anche tutte le vicende che legano i vari personaggi che ruotano intorno agli arazzi stessi: il committente e sua moglie infelice della vita e desiderosa di farsi suora; l’artista, Nicolas Des Innocents, donnaiolo e presuntuoso ma dotato di un grande talento; la giovane figlia di Geneviève, Claude, perdutamente innamorata dell’artista; e infine il taciturno Georges, noto lissier, e la sua famiglia.

La storia non è straordinaria, e purtroppo in certe parti è un po’ Harmony e i personaggi risultano un po’ troppo moderni rispetto all’ambientazione. Ma si fa leggere, va già tutta d’un fiato. La parte più bella è sicuramente quella ambientata a Bruxelles, nella bottega del lissier, il tessitore degli arazzi. Qui ci viene descritta tutta la vita di un arazzo, dall’inizio alla cerimonia dello stacco dal telaio, e la vita nella sua bottega. Dolcissima la figura di Aliénoir, la figlia cieca del lissier, che coltiva il suo girdino che costituisce lo spunto per creare il millefleurs e il suo assaporare la bellezza degli arazzi con le dita. Purtroppo il finale è alquanto deludente e un pò tirato via, e spesso la storia risente dell’antipatia e della surreale sfacciataggine del pittore.
Il libro risulta comunque una piacevole lettura senza pretese.

ATTENZIONE!! Spoiler
Dopo i mille sacrifici della famiglia del lissier per tentare di completare gli arazzi in tempo, Nicolas torna a Bruxelles per controllare l’avanzamento dei lavori, e decide all’ultimo momento di cambiare i visi della dama della vista e del tatto, che prenderanno i volti di Alenoir e di sua madre. Alenoir, incinta di Nicolas, che proprio per questo la raffigura nell’arazzo della vista, la dama con l’unicorno in grembo, non deve più sposare Le Boeuf, il commerciante di tessuto azzurro che puzza di piscio di pecora proprio a causa del suo lavoro. Davvero surreale il finale dove Nicolas viene invitato a corte per la festa di fidanzamento di Claire, e la incontra di nuovo sotto il tavolo come la prima volta, nello studio del padre, e infine vine promesso in sposo a Beatrice, la damigella di Nicolas… Mi domando perché…

 

Pagina 69
“Non c’è niente che non vada in questa scollatura”, ho detto. “Non era di questo che volevo parlarti”.
“E di che allora?” Claude è andata a mettersi davanti alla finestra.
“Se continui con quest’atteggiamento villano, ti manderò a vivere della nonna”, ho ribattuto. “Ti insegnerà lei ad avere rispetto per tua madre”. Mia madre non avrebbe esitato a usare la frusta con Claude, infischiandosene se era l’erede di Jean Le Viste.
Dopo un istante Claude ha sussurrato: “Pardon, Maman”.
“Guardami negli occhi”.
Finalmente ha sollevato i begli occhi verdi, lo sguardo ora pareva smarrito piuttosto che irato.
“Béatrice mi ha raccontato cos’è successo fra te e quel pittore”.
Claude ha strabuzzato gli occhi. “Béatrice è una fedifraga”.
Au contraire, ha fatto solo il suo dovere. E’ ancora una delle mie dame, ed è a me che dev’essere fedele. Ma non parliamo di lei. Cosa ti è saltato in mente? E nello studio di tuo padre, poi?”
“Lo voglio, Maman”. Ora il volto di Claire si era rasserenato, come se la tempesta fosse passata e il vento avesse spazzato via le nubi.
Ho sbuffato. “Non essere assurda. Figuriamoci. Non sai neppure cosa vuol dire”.
La tempesta era tornata. “Che ne sapete voi di me?”
“So che non devi mescolarti a gente di quel genere. Un artista vale poco più di un contadino!”
“Non è vero!”
“Sai benissimo che sposerai l’uomo che tuo padre sceglierà per te. Un partito di nobile discendenza degno della figlia di un aristocratico. Non sciuperai tutto con un pittore, nè con chiunque altro”.

L’arazzo

Conservato dal 1882 all’interno del museo del Medio Evo (Museo di Cluny), “La Dame à la Liocorne” è uno dei cicli di arazzi più celebri e significativi che raffigurano allegoricamente i cinque sensi.

L’imponente grandezza degli arazzi, approssimativamente 3,5 x 3,5m, rende questa collezione particolarmente maestosa e interessante. Il tessuto è realizzato mediante l’intreccio di fili di seta e di lana, con un ordito composto da più di 5 fili per centimetro.
L’interesse e la celebrità di questi arazzi derivano anche dall’armonia della gamma dei colori. Un limitato numero di toni sono infatti sufficienti a creare un’atmosfera poetica.
Lo sfondo di ciascun riquadro/pannello è di un intenso colore rosso vermiglio, lavorato con migliaia di minuscoli fiori e uccelli. Al centro, su un’isola di colore blu scuro, ugualmente fiorita e incorniciata da alberi stilizzati e cosparsi di fiori, la giovane donna, nelle diverse scene, suona un organo, mangia un confetto, prepara una collana di fiori, accarezza un unicorno, regge uno specchio e appoggia una collana all’interno di un cofanetto.

Questo meraviglioso scenario sottolinea l’eleganza della giovane donna, che appare in ogni arazzo con comportamenti e costumi differenti. La bellezza dei vestiti e dei particolari concorrono ad aumentare il fascino dell’opera.

Ogni scena è stata studiata da molti storici e specialisti. Esistono diverse interpretazioni al riguardo, ma un giudizio unanime è stato espresso intorno al significato dei primi cinque arazzi, che rappresentano i cinque sensi.
Più difficile risulta la comprensione del sesto arazzo (il sesto senso?), chiamato “A Mon Seul Désir” (al Mio Solo Desiderio), nel quale alcuni assegnano un ruolo introduttivo, altri invece riconoscono una conclusione della serie dei sensi.

Il segnalibro

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Tracy Chevalier

Tracy Chevalier, nata a Washington nel 1962 è una scrittrice statunitense di romanzi storici.
Scrittrice per diletto fin da giovanissima, si iscrive con successo a un corso di scrittura creativa, al termine del quale un suo racconto viene premiato con la pubblicazione su una rivista letteraria. Nel 1984 si trasferisce a Londra, dove vive tuttora con suo marito e suo figlio, dove lavora come editor fino al 1993, quando comincia un corso di scrittura creativa all’università dell’East Anglia.
La sua carriera inizia con La vergine azzurra, ma il suo più famoso libro è La ragazza con l’orecchino di perla, un libro che immagina la creazione del quadro Ragazza col turbante (noto anche come La ragazza con l’orecchino di perla) di Jan Vermeer con cui nel 2001 vince il Premio Alex. Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film.
Rigorosa e ordinata nelle sue ricerche preliminari, predilige in linea di massima soggetti di ambientazione storica, in particolare quella del XVI e XVII secolo.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. La dama e l’unicorno – Tracy Chevalier
  2. La Ragazza Con L’orecchino Di Perla – Tracy Chevalier

Comments

  1. By Fragola

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