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Published in: Libri, Autori stranieri

La Ragazza Con L’orecchino Di Perla – Tracy Chevalier

★★★★☆
  • Titolo originale: Girl with a Pearl Earring
  • Anno: 1999
  • Isbn: 9788873057703
  • Pagine: 237
Delft, XVII secolo, una casa nella zona protestante della città… Griet, la giovane figlia di uno dei decoratori di piastrelle più rinomati di Delft – privato, per un incidente, “degli occhi e del lavoro” – è in cucina quando ode voci decisamente insolite nella casa di un modesto decoratore… voci che suggeriscono “immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce”. Sull’uscio appaiono improvvisamente due figure: un uomo dagli occhi grigi come il mare e un’espressione ferma sul volto lungo e spigoloso, e una donna – piccoli ricci biondi, sguardo che guizza qua e là nervosamente – che sembra portata dal vento, benché la giornata sia calma. Sono Johannes Vermeer, il celebre pittore, e sua moglie Katharina, gente ricca e influente, proveniente da vicino, dal Quartiere dei Papisti, eppure lontanissima da Griet e dal suo mondo.
Griet ha sedici anni e quel giorno apprende dalla voce della madre il suo destino: andrà a servizio dei Vermeer per otto ‘stuiver’ al giorno, dovrà fare le pulizie nell’atelier del pittore, e dovrà agire delicatamente, senza spostare né urtare nulla.
Romanzo che ci conduce là dove l’arte è divisa dai fantasmi della passione soltanto da una linea sottile: tra Vermeer e Griet, l’artista e la serva, l’amato e l’amante, l’uomo potente e la giovane donna che non possiede altro che il suo incanto e la sua innocenza, si stabilisce un’intensa relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non dette.
“La ragazza con l’orecchino di perla” ci offre anche alcune delle pagine più felici, nella narrativa contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.

Reinventare magicamente la storia di un quadro trasportandoci direttamente nell’atelier di Vermeer, 1667. Una lettura deliziosa, che si destreggia nell’Olanda della metà del seicento tra ricchi e poveri, macellai e pittori, bambini e adulti. Ci si immerge negli odori del mercato, nei profumi dei colori, nei lampi di luce catturati in un dipinto. Una storia delicata dove l’arte, la passione per i colori che cambiano a seconda degli occhi di chi li guarda, l’amore inespresso, struggente e crudele tra l’artista e la serva assume le diverse sfumature che la passione può avere…

Trasposizioni cinematografiche

Dal romanzo, nel 2003, è stato tratto un omonimo film diretto da Peter Webber e candidato a tre premi Oscar.

Il dipinto

Dipinto ad olio su tela (44,5 × 39 cm) e conservato al Mauritshuis dell’Aia, La Ragazza con l’orecchino di perla o Ragazza col turbante è uno dei più famosi quadri di Jan Vermeer. Pare che l’artista olandese lo abbia dipinto fra il 1665 ed il 1666 (secondo alcune fonti in anni ancora successivi).
Raffigura una fanciulla volta di tre quarti colpisce in particolar modo l’espressione estatica, assolutamente languida ed ammaliante (secondo alcuni carica anche di un innocente erotismo), dello sguardo della giovane modella: sembra sia stato lo stesso Vermeer a chiedere alla ragazza, posta di fronte alla grande finestra illuminata dalla luce naturale del suo atelier, di voltare il capo più volte lentamente, tenendo socchiuse le labbra per produrre questo effetto.
L’orecchino con perla del quadro, che cattura quasi da solo la centralità della luce di cui è pervaso il dipinto, è di grandi dimensioni e a forma di goccia. Sebbene la ragazza che lo indossa appaia di modeste condizioni, tale monile era al tempo di Vermeer prerogativa delle dame aristocratiche dell’alta borghesia. La perla è disegnata utilizzando solo due pennellate a forma di goccia separate l’una dall’altra, è l’occhio umano che ha l’illusione di vedere l’intera perla. Nel XVII secolo le perle erano una preziosa rarità: venivano importate dall’estremo oriente. Nel caso della perla raffigurata nel dipinto, si tratta di un esemplare di grandi dimensioni che, a parere di alcuni studiosi, in natura non esisterebbe. Un aspetto misterioso e leggendario del dipinto, al pari di quello che lo vorrebbe ricavato da una immagine fotografica (si vuole che Vermeer compisse esperimenti con le prime apparecchiature allo studio per riprodurre immagini).

Il segnalibro

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