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Published in: Libri, Autori Italiani

Mia suocera beve – Diego De Silva

★★★★☆
  • Anno: 2010
  • Isbn: 9788806201296
  • Pagine: 335
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Vincenzo Malinconico è un avvocato semi disoccupato, semi divorziato, semi felice. Ma soprattutto è un grandioso filosofo autodidatta, uno che mentre vive pensa, si distrae, insegue un’idea da niente facendola lievitare. Al centro del romanzo questa volta c’è un sequestro di persona ripreso in diretta dalle telecamere di un supermercato. Ad averlo studiato ed eseguito è il mite ingegnere informatico che ha progettato il sistema di videosorveglianza. Il sequestrato è un boss della camorra che l’ingegnere considera responsabile della morte accidentale del suo unico figlio. Il piano è d’impressionante efficacia: all’arrivo della televisione, l’ingegnere intende raccontare il suo dramma e processare in diretta il boss. La scena del sequestro diventa così il set di un tragicomico reality, con la folla e le forze dell’ordine che assistono impotenti allo “spettacolo”. La sola speranza d’impedire la tragedia è affidata, manco a dirlo, all’avvocato Vincenzo Malinconico, che l’ingegnere incontra casualmente nel supermercato e “nomina” difensore d’ufficio. Malinconico, con la sua proverbiale irresolutezza, il suo naturale senso del ridicolo, la sua insopprimibile tendenza a rimuginare, uscire fuori tema, trovare il comico nel tragico, il suo riepilogare e riscrivere gli eventi recenti della sua vita privata, riuscirà a sabotare il piano dell’ingegnere e forse anche quel gran pasticcio che è la sua vita.

Se c’è una cosa che non bisognerebbe assolutamente fare quando una storia d’amore comincia a annuvolarsi, è chiedere alla propria donna cosa c’è che non va.

Premetto che non ho letto Non avevo capito niente (che però è nella mia wishlist da una vita), che tutti mi dicono essere un capolavoro, ed il primo capitolo della vita dell’avvocato Malinconico, protagonista anche di questo libro frizzante e riflessivo nello stesso tempo. Il libro tratta il tema del giustazialismo privato e televisivo, che costringe un uomo che cerca la riabilitazione sociale della memoria di suo figlio a inscenare un processo mediatico a un camorrista che se ne gira liberamente in un supermercato per comprare il suo yogurt preferito.Tra risate strappate con affermazioni mortali e divagazioni filosofiche sul senso delle parole, delle frasi, e dei gesti, si segue in piccolo pezzo della storia del signor Malinconico, avvocato d’insuccesso che si ritrova al centro di questo sequestro, assumendo, non per sua scelta, il ruolo di avvocato difensore. Sarà che pure io sono una specialista di trip improvvisati, una sognatrice apocalittica, una rimuginatrice in servizio permanente effettivo h24. Sarà che anch’io non posso fare a meno di fare l’esegesi delle canzoni, sarà che pure io fotografo col cellulare le ‘vongole’ grammaticali e sintattiche che mi capita di vedere in giro, ma io con l’avvocato Malinconico ci vado a nozze. Perennemente indeciso, mai sicuro di sè, deluso dall’amore ma non disilluso, Vincenzo si aggrappa alle sue insicurezze e ne fa la sua forza. Fantastica la figura di Ass, sua suocera, donna con un realismo terra terra, di quelli che ti abbattono per sempre o ti fanno risorgere.

 

ATTENZIONE!! Spoiler
Il rapimento si risolve in modo abbastanza tragico, e l’avvocato si ritrova per un momento catapultato in un universo nuovo, dove non è più l’invisibile fallito che era prima. Nonostante i suoi continui problemi con l’amore, e con il suo sentirsi un uomo sottomesso perchè, come dice lui stesso di sè, sono uno dalla rabbia labile. Per dirla in altri termini, soffro di capitolazione precoce, egli giunge alla conclusione che lui è così, e che se anche non si piace, non ha alcuna voglia di cambiare. E noi siamo contenti così.

 

Pagina 69
Mi è tornato in mente lo sguardo che mettevano gli animali allo zoo, quando in gita scolastica il frescone della compagnia gli sputava in faccia attraverso le sbarre delle gabbie.
C’è stato un silenzio imbarazzante, quello di quando tutt’a un tratto ci si trova a ristagnare in una sospensione strana, spessa.
– Sembra che stiamo aspettando qualcuno, – ho detto tanto per interrompere lo strazio.
– Esatto, – ha ribattuto l’ing. Romolo Sesti Orfeo.
– Non i carabinieri, – ho azzardato, visto che mi sembrava che gli andasse di dire qualcosa in merito, finalmete.
Mi ha fissato come per dire “Sei in gamba, tu”.
– Proprio così.
– E chi, allora?
– Secondo lei?
Al che mi sono girate.
– Mi dica l’iniziale, che vado avanti da solo.
Lui ha fatto una pausa polemica, ma siccome la battuta gli è piaciuta, e per un pelo non ha riso, mi ha risposto:
– La televisione.
Matrix è andato in stallo.
E anch’io.
Mi sono fermato un attimo a riflettere, benchè quell’idea, stranamente, mi apparisse tutt’altro che imprevedibile.
– Un’altra? – ho chiesto.
– Non crederà mica che abbia messo in piedi tutto questo per una televisione privata.
– Prima ha parlato di processi.
– Infatti.
– Cos’ha intenzione di fare, Un giorno in Pretura?
Ha scosso la testa:
– Quello è registrato.
In quel momento è tornato Matteo con il nastro da imballaggi. L’ing. Romolo Sesti Orfeo gli ha fatto cenno con il capo di avvicinarsi, quindi ha completato il concetto:
– Noi andiamo in diretta.
Ci siamo guardati tutti in faccia.
Ed è qui che lo spettacolo comincia.

Frasi da libro

Perché io, al contrario delle persone come Ass, sono succube delle cose che penso. E magari le pensassi una volta per tutte. I miei pensieri vanno e vengono nella mia testa con una libertà, una promiscuità, una tale ostinazione nell’impedirmi di prendere una sola decisione veramente convinta, che mi debilita avere a che fare con loro. Sono delle gran troie, questa è la verità.

Se c’è una cosa che mi fa impazzire del cinema, è la terapia del dolore. La rimozione dell’infelicità. La censura della fatica di uscirne. La vita che ricomincia solo quando è tornata sopportabile. Non so che darei per praticare il “Sei mesi dopo” nella vita non filmica.

Non so se ve l’ho detto, ma fondamentalmente adoro gli annullamenti. Ti dispensano di colpo da ogni onere, da ogni aspettativa. Soprattutto, ti riconciliano con la noia.

Il segnalibro

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