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Published in: Libri, Autori stranieri

Nel segno della pecora – Haruki Murakami

★★★½☆
  • Titolo originale: Hitsuji o meguru bōken
  • Anno: 1982 (pubblicato per la prima volta in Italia nel 1992)
  • Isbn: 9788806193362
  • Casa editrice: Einaudi
  • Pagine: 293
  • Prezzo: 19,50
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Un pubblicitario trentenne, divorziato, che vive con una ragazza dalle orecchie bellissime (di solito le tiene coperte, per mostrarle solo nei momenti di intimità o quando è richiesta come modella), ha fatto una campagna pubblicitaria con la fotografia di un gregge di pecore immerso in un paesaggio montano. Una di quelle pecore avrebbe preso possesso di un uomo, il Maestro, il capo di un immenso impero politico e finanziario di estrema destra. Il Maestro è gravemente malato e il protagonista viene costretto ad andare alla ricerca di quella pecora fotografata da un suo amico inquieto e solitario, il Sorcio. È una pecora che si distingue dalle altre per il colore e per una macchia a forma di stella. Dovrà trovarla entro un mese. Il protagonista inizia così una caccia che da Tokyo lo porta a Sapporo, per finire in cima alle montagne freddissime a nord di Hokkaido. Dopo aver parlato con il Professor Pecora, incontra finalmente il Sorcio, che da alcuni anni era scomparso e si era rifugiato in una casa isolata.

Con i libri di Murakami si perde il senso della realtà. Premetto che se non avessi letto Dance Dance Dance probabilmente avrei faticato a comprendere questo libro, perchè si srotola in una sorta di luce-penombra dove tutto può essere e tutto può accadere, dove il sogno e la realtà escono dai loro confini e possono sovrapporsi, divenendo una nuova dimensione in cui si viene risucchiati. Molte delle immagini presenti in questo libro ritornano infatti in Dance Dance Dance, seguito immaginario di questa storia ma probabilmente più maturo e più elaborato. Non bisogna, secondo me, cercare troppo di comprendere, non all’inizio almeno, perchè altrimenti la storia risulterebbe nient’altro che un pastrocchio senza molto senso, ma solo abbandonarsi alla sua diversa e “altra” realtà. Leggendo il libro si compie un viaggio, anzi due, uno alla ricerca di una strana pecora dotata di enormi poteri, figura ricorrente della scrittura di Murakami, cercando la soluzione di un mistero, e uno metaforico alla ricerca di sé, di quel sé essenziale e autentico che si scopre, a un certo punto, aver smarrito o non aver mai raggiunto.

C’è molta musica -Murakami ha sempre colonne sonore superlative- e ci sono molti silenzi, così profondi che possono parlare di infinito, e c’è una sensazione di ritrovarsi in un mondo dal quale, poi, si fatica ad uscire. Il grigiore e l’amorfo della vita cittadina si compara con l’assoluto dei luoghi montani, della neve, del cielo plumbeo. L’incredibile e splendido Uomo Pecora, con il suo vello ed il suo incedere ai confini del surreale, vive in questo mondo altro ed aiuta, ne è tramite, il protagonista a superare se stesso. Murakami ammanta tutto nell’anonimato da cui si salva solo Jay, l’amico barista, l’unico con un nome proprio, seppure non quello natio, l’unico saldo nella sua realtà, umile e semplice ma vera. L’unico da cui ripartire. Nel 1988 scriverà Dance Dance Dance, ove la ragazza dalle orecchie splendide e l’uomo pecora riappariranno. In questo primo episodio c’è un Murakami ancora da crescere, forse meno forte, ma comunque piacevole.

Frasi dal libro

Può darsi che le bastasse avere un libro davanti. Gli studenti che frequentavano il locale gliene prestavano volentieri, e lei li leggeva tutti dalla prima all’ultima riga, come se ripulisse una pannocchia di granoturco. Era un’epoca in cui alla gente piaceva prestare i libri, così a lei le letture non mancavano mai.

Le ragioni che spingono un individuo a consumare abitualmente una gran quantità di alcol possono essere diverse. Il risultato però è sempre lo stesso.

Sprofondato nel mio divano azzurro, bevevo il mio whisky godendomi l’aria fresca che arrivava dal condizionatore. Mi sentivo come un soffione sfiorato dalla brezza, e intanto guardavo le lancette dell’orologio. Erano l’unica prova che il mondo si muovesse ancora. Non un granchè, come mondo, ma perlomeno si muoveva. E finchè avevo la certezza che il mondo si muoveva, io esistevo. Non un granchè, come esistenza, però esistevo.

I sogni simbolici esistono, ed esiste la realtà simbolizzata da quei sogni. D’altra parte, ci puo’ essere una realtà che simbolizza un sogno. Il simbolo si puo’ definire il sindaco onorario dell’universo vermicolare. Nell’universo vermicolare, non c’è nulla di strano che una mucca cerchi un paio di tenaglie. Prima o poi le troverà. E’ un problema suo, non mio. Invece, se la mucca cerca di procurarsi quelle tenaglie tramite me, è tutta un’altra cosa. Perché in tal caso verrò trasportato in un universo dove vige una logica differente. Il principale inconveniente di questo dislocamento è la complicazione che ne deriva.
-Perché vuoi delle tenaglie ? – chiedo alla mucca.
-Perché ho fame, – risponde lei.
-Cosa c’entra: cosa te ne fai di un paio di tenaglie, se hai fame ?
-Voglio legarle al ramo di un pesco.
-Al ramo di un pesco ? E perché ?
-Perché ti ho dato in cambio un ventilatore.
E via di seguito. Nell’impossibilità di arrivare a una soluzione, finirei per odiare la mucca, e la mucca per odiare me. Questo è l’universo vermicolare. Per venirne fuori, occorre fare un altro sogno simbolico.

Con gli anni non ero certo diventato più intelligente. Uno scrittore russo ha detto che il carattere si può modificare, ma la mediocrità resta invariata. I russi a volte tirano fuori delle perle di saggezza. Probabile che le pensino durante i loro lunghi inverni.

Io finii le noccioline, poi bevvi un’altra birra, la terza. Dopodiché non sapevo più cosa fare della mia vita.

Soltanto il vento attraversava il prato, quasi fosse una strada che gli era riservata. Correva avanti, sempre avanti, senza mai voltarsi, a compiere la missione urgente di cui pareva incaricato.

Il segnalibro


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One comment on “Nel segno della pecora – Haruki Murakami”

  1. Condivido il tuo commento…io lessi questo libro completamente affascinata perchè amo Murakami..ma effettivamente qui sono evidenti alcune ingenuità dettate dal fatto che si tratta di una delle prime opere…ed è vero, le colonne sonore sono sempre superlative! 🙂

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