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Histoire d’O – Pauline Réage

histoire d'o pauline reage recensione

Premessa

Sebbene esista forse sin da prima degli antichi egizi, il genere erotico è da sempre stato un po’ bistrattato. Rilegato negli angolini delle librerie, risente del pudore dell’uomo moderno perché tocca argomenti privati che molti vedono come un tabù. Credo si tenda spesso a vedere la lettura di un libro erotico più come la ricerca di una cosa sporca che del suo valore letterario in sé. E in realtà credo che le cose siano vere entrambe, anche se in modi diversi.

E’ ovvio che se si compra un libro erotico lo si fa per un motivo, ed il motivo è lo stesso che ci spinge a comprare un libro drammatico piuttosto che di fantascienza: la ricerca di determinate, particolari emozioni che troviamo solo, o principalmente, in quel particolare genere. E le emozioni che può dare un libro erotico sono, ancora ovviamente, strettamente connesse con quella sfera privata dell’eros e dell’eccitazione sessuale. Ma questo non vieta a tale libro di essere anche una grande opera letteraria, dove il nostro amore per la scrittura, il coinvolgimento della trama e la caratterizzazione dei personaggi si mischiano con quelle particolari emozioni.

Capisco comunque che possa essere un genere che non piace, o al quale ci si avvicina con reticenza. Essendo un genere così strettamente personale inoltre, è facile comprendere che è quindi molto variabile da persona a persona, da un’epoca ad un’altra epoca, da un luogo del mondo all’altro: insomma se gli scritti del Marchese de Sade possono infiammare alcuni, possono benissimo lasciare altri di ghiaccio.

Arriviamo a Histire d’O

Tutta questa premessa serviva a spiegare, forse a me più che a voi, il motivo della notevole discrepanza nei giudizi dei lettori che si sono avvicinati a Histoire D’O. Leggendo le recensioni su Anobii infatti non è difficile notare che la maggior parte di esse ha il massimo o, al contrario, il minimo delle stelle. Insomma questo è a tutti gli effetti un di quei libri che, come si dice spesso, o lo ami o lo odi.

Questo perché quella di O è una storia molto particolare, che si insinua non solo nell’erotismo, ma in un campo particolare di esso, quello del sado-maso, ormai forse sdoganato dall’enorme successo di 50 sfumature di grigio, che premetto di non aver letto, ma che so essere, dai racconti di coloro che l’hanno fatto, molto casto e, quasi sicuramente volutamente, ingenuo e a tratti superficiale sull’argomento. Quella di O è una storia scioccante, che indaga il meccanismo psicologico della sottomissione erotica come via per la liberazione della propria espressività e della propria personalità, e lo fa in maniera estrema.

Quella di O non è però solo la storia di fruste e catene, e non è affatto quella di una ragazza ingenua che si lascia traviare da un ricco capriccioso che la porta a fare cose che non le appartengono. Di lei non sappiamo niente, né conosceremo il suo vero nome. Non sappiamo chi era prima, né come si sia innamorata di Renè, né che cosa l’abbia portata in quel taxi dove la troviamo all’inizio del libro, che la sta accompagnando al castello di Roissy dove lei verrà addestrata come schiava.

Quella di O è la storia dell’amore all’ennesima potenza. Amore per il proprio amante, che O tenta di soddisfare assecondando la sua perversione, donandosi completamente a lui, e accettando tutto ciò che da questo deriva. Ma lo fa assecondando anche la sua stessa perversione, quella dell’essere schiava, conscia di ciò, assolutamente consapevole, e amata per questo. O non é una “vittima”, ma una persona che ha fatto una scelta consapevole da cui non vuole uscire. Ed è quindi, se vogliamo, una metafora dell’amore per sé stessi, dell’accettazione di ciò che si è e di ciò che si desidera.

Avrebbe mai osato dirgli che nessun piacere, nessuna gioia, nessuna fantasticheria era paragonabile alla felicità che provava per la libertà con cui egli si serviva di lei, all’idea che sapesse di non dover usare nessun riguardo, di non dover tener conto di nessuna limitazione nel cercare il proprio piacere nel suo corpo?

La narrazione è quasi impalpabile, pulita, e, antiteticamente alla storia, quasi candida. Quello che viene narrato è estremo, va oltre ogni limite dettato dal pudore e mostra il lato sadomasochista che può emergere nel rapporto tra un Signore e la schiava che decide di donarsi totalmente a esso, il tutto senza mai essere volgare: esplicito, ma mai volgare. L’autrice riesce a descrivere situazioni tutt’altro che normali, permettendo al lettore di immaginare senza troppo sforzo ciò che sta accadendo, senza la necessità di termini o espressioni volgari e, anzi, con una lievità estrema, quasi come in un sogno, il sogno di O.

Esattamente come in un quadro astratto, nel quale ognuno vede e sente cose diverse, credo che per questo libro ci siano diversi livelli di lettura, dalla mera storia erotica fino alla metafora del dolore usato come strumento per la crescita spirituale (argomento noto in quasi  ogni cultura religiosa), cose che vengono percepite o meno a seconda della nostra sensibilità e della nostra conoscenza dell’argomento. Quando si cerca di capire una cultura diversa infatti non basta conoscerne il linguaggio verbale, ci sono gesti, sguardi, modi di muoversi e comportarsi che nell’ottica di una cultura hanno un significato, o non ne hanno affatto, e in un’altra invece ne assumono uno totalmente diverso.

E’ proprio a proposito del sogno che viene forse l’unica nota dolente del libro: il finale, o meglio, quelli che l’autrice ha spiattellato come due possibili finali, in due frasi di numero, nell’ultima pagina, senza che ce ne fosse alcun reale bisogno. Dicevo che quello che viene narrato è come un sogno e, come ben sappiamo, nessun sogno finisce davvero. I sogni sono, per loro natura, “monchi”, svaniscono negli attimi in cui si transita dal sonno alla veglia senza avere un epilogo. Non c’era quindi nessuna necessità di un finale per il libro. Sarebbe stato sufficiente lasciarlo sfumare così, lasciando al lettore il compito, o il piacere, di immaginare l’eventuale sviluppo della trama.

In conclusione quindi, un libro che a me è piaciuto moltissimo, un erotismo delicato nella sua estrema violenza, candido nella sua oscenità, forse non adatto a tutti, e potrei dire probabilmente più di gusto femminile che maschile.

I sonosologadget

Frasi dal libro

“Lei confonde l’amore con l’ubbidienza. Mi ubbidirà senza amarmi, e senza che io l’ami”. (pag. 113)

O non aveva compreso, ma aveva finito per riconoscere come una verità innegabile e importante il groviglio contraddittorio e costante dei suoi sentimenti: amava l’idea del supplizio, quando lo subiva avrebbe tradito il mondo intero per sfuggirvi, quando era finito era felice di averlo subìto, tanto più felice quanto più era stato lungo e crudele. (pag. 181)

Avrebbe mai osato dirgli che nessun piacere, nessuna gioia, nessuna fantasticheria era paragonabile alla felicità che provava per la libertà con cui egli si serviva di lei, all’idea che sapesse di non dover usare nessun riguardo, di non dover tener conto di nessuna limitazione nel cercare il proprio piacere nel suo corpo? (pag. 215)

Il sequel

Nel 1969 l’autrice Dominique Aur, con lo stesso pseudonimo di “Pauline Réage” usato per pubblicare Histoire d’O, pubblicò Ritorno a Roissy, che si pone come la continuazione di Storia di O, come uno dei due distinti finali proposti per quel romanzo.

Trasposizioni cinematografiche

histoire d'o film

E’ celebre l’omonima trasposizione cinematografica del 1975 diretta da Just Jaeckin, che aveva già diretto la trasposizione di Emmanuelle, altro romanzo erotico di una diversa autrice.
Il film ha avuto tre sequel, dei quali il primo apocrifo il secondo trasposizione di “Ritorno a Roissy”, e l’ultimo più simile ad un remake che ad un sequel.

Il segnalibro

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Top-qualcosa 2020

In questo anno complicato posso dire, e per una volta davvero a ragione, che la lettura mi abbia salvata. Non amo molto fare le classifiche ma credo che i libri che si sono ritagliati un posticino nel mio cuore meritino un post speciale. Quindi ecco, in ordine quasi del tutto ma non completamente casuale, la top-qualcosa dei libri che ho amato di più nel 2020!

Mercedes – Daniel Cuello

mercedes daniel cuello cover

Mercedes di Daniel Cuello, perché Cuello è una personcina adorabile e anche i suoi personaggi più malvagi, alla fin fine, sono adorabili anche loro.

Mercedes è un idolo indiscusso, una memorabile antieroina cinica, arrogante, inarrestabile, sboccata e massiccia quanto la sua improbabile cofana di capelli rossi. Cuello lavora di cesello, dà forma a personaggi spigolosi ma tridimensionali nella loro deplorevole umanità, gioca sul non detto e su livelli di lettura diversi, crea piani sequenza che sembrano film.⠀

Ne ho parlato su Instagram QUI

Il ragazzo in soffitta – Pupi Avati

il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta di Pupi Avati, perché mi ha insegnato che i mostri non sono sempre quelli con la faccia da mostro e, a volte, abbiamo paura delle cose sbagliate.

Il ragazzo in soffitta è un noir che parla di amicizia, di vendetta e delle umane debolezze. L’alternanza delle due storie crea una montagna russa di emozioni, un ritmo incalzante che non permette di scollarsi dalle pagine.

Ne avevo parlato su Instagram QUI

Women of Weird – AA. VV.

Women of weird perché è un progetto dannatamente bello e non c’è un solo racconto che non meriti di essere letto.

In questa raccolta di racconti weird potrete trovare sinistre entità che perseguitano il genere umano, pianeti abitati da esseri misteriosi, giochi che sconvolgono la vita di chi li porta a casa, antichi culti, paesi in cui si attuano punizioni esemplari e perfino unicorni. La grande forza di questa antologia è proprio la varietà. Ogni racconto è una sorpresa, un adrenalinico salto nel vuoto, un piccolo scrigno che potrebbe contenere meraviglie o orrori.

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Il complotto contro l’America – Philip Roth

il complotto contro l'america cover

Il complotto contro l’America di Philip Roth, perché è stato il mio primo Roth, ne avevo dannatamente paura e invece si è rivelata una bellissima e agghiacciante ucronia.

Quella di Roth è una scrittura densa, che va masticata e assaporata lentamente. E’ una narrazione lenta e fatta di continue digressioni, che come in un puzzle vanno a formare, mano a mano, un quadro ampio e splendidamente strutturato. E’ una storia che parla di quanto possa essere labile la democrazia anche nello stato più democratico del mondo, ma è anche il percorso di crescita e di formazione di un bambino che si ritrova ad avere a che fare con le paure di un mondo che non comprende e di una situazione molto più grande di lui.

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Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri – Daniele Germani

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Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri di Daniele Germani, perché ci sono inciampata dentro e le storie di triste follia meritano sempre di essere raccontate.

Con una scrittura poetica ed evocativa, Daniele Germani ci regala questo libro tanto breve quanto intenso. Un percorso doloroso attraverso i cunicoli della mente umana, un racconto che apre moltissime domande che, in questo caso, contano molto più delle risposte.

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Anni Luce – Andrea Pomella

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Anni Luce di Andrea Pomella, perché quell’urgenza di capire chi siamo, di mordere il mondo, di precipitare nel baratro e pensare di salvarsi attraverso la musica ce l’abbiamo avuta tutti.

Questo è un libro nato da un figlio della generazione X, il disilluso racconto di un uomo ormai adulto che guarda, col senno di poi ma anche con non celata nostalgia, a quegli anni quasi liquidi fatti di alcool, droga, amicizie sbandate e musica.
E’ un romanzo che probabilmente trova nel suo più grosso pregio anche il suo più grande difetto: è un romanzo generazionale, figlio di un’epoca che se non la si è vissuta, almeno in parte, forse non si può comprendere del tutto.

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Saul Karoo è una persona detestabile. Ricco, sovrappeso, intelligente, si finge il fantastico padre di un figlio che però continua ad evitare.
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L’orda del vento – Alain Damasio

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L’orda del vento di Alain Damasio, perché l’autore è un asceta folle e perché è la cosa più bella che ho letto quest’anno e, probabilmente, tra quelle più belle della mia vita. Non è un libro, è un’esperienza fisica che mi ha strappato il cuore e mi ha fatta arrancare controvento trepidando e gioendo e piangendo ed è esattamente quello che un libro dovrebbe fare.

L’orda del vento è un romanzo corale che parte con “arroganza”, a cominciare dalla numerazione delle pagine, che va alla rovescia (da 624 a 0), alla sua prima pagina, in cui le parole sono spezzate come se fossero spazzate via dal vento, fino alle voci dei 23 personaggi, che si alternano identificate ciascuna solo da un simbolo. Si viene catapultati nel mezzo dell’azione e in un mondo altro, dominato dalle sue regole e da un linguaggio che all’inizio risulta ostico e in parte apparentemente privo di significato, ma che man mano che si va avanti nella lettura diviene familiare, come se il lettore stesso si tramutasse, piano piano, nel ventiquattresimo membro dell’orda.

Ne ho parlato QUI


Sono curiosa di sapere qual è stata la vostra miglior lettura del 2020! Fatemelo sapere nei commenti!

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Pauline Réage

Dominique Aury, pseudonimo di Anne Desclos è stata una scrittrice francese. È conosciutissima, sotto lo pseudonimo di Pauline Réage, come autrice del romanzo Histoire d’O.
Allevata in Bretagna dalla nonna, studia al Lycée Fénelon a Parigi. È poi la prima donna ammessa in “khâgne” (classe preparatoria letteraria) al Lycée Condorcet. Conduce studi di inglese alla Sorbona. Suo padre, egli stesso agrégé d’inglese, le presenta Jean Paulhan, direttore della prestigiosa Nouvelle Revue Française. Durante la guerra – nella Resistenza ella amava la fratellanza, il pericolo e il disprezzo della morte – presenta una “Antologia della poesia religiosa francese”.

Lavorando con Paulhan, più anziano di lei di vent’anni, Dominique Aury s’innamora. Verso l’età di quarant’anni, sentendo che il suo amante si stava allontanando da lei, e in reazione a un’osservazione da lui fatta, «le donne non possono scrivere romanzi erotici», Dominique Aury scrive Histoire d’O che viene rifiutato dal suo editore Gallimard, permettendo così al giovane editore Jean-Jacques Pauvert di pubblicare uno dei suoi primi best-seller.

Nel 1956 il suo libro Lecture pour tous vincerà il premio della critica. Dominique Aury parteciperà a numerose giurie letterarie e riceverà la Legion d’Onore.
Nel 1994, in un’intervista al New Yorker, ammette infine ufficialmente di essere stata l’autrice misteriosa di Histoire d’O, precedentemente attribuito ad altre autrici.

Libri recensiti dell’autrice:

  1. Histoire d’O – Pauline Réage
  • Genere: ,
  • Titolo originale: Histoire d'O
  • Lingua originale: Francese
  • Anno pubblicazione: 1984
  • Isbn: 9788845273124
  • Casa editrice: Bompiani, collana Vintage
  • Pagine: 236
Condotta al castello di Roissy dal suo amante, O è sottoposta a un duro addestramento come schiava sessuale. Posseduta e seviziata, obbligata a soddisfare più uomini, viene istruita a colpi di frusta fino a quando, trasformata in una schiava perfetta, viene consegnata a Sir Stephen. Con lui conoscerà nuove vette di dolore, brutalità e amore. Un insuperato, scandaloso classico della letteratura erotica di tutti i tempi.

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