La filosofia nel boudoir – Donatien-Alphonse-François de Sade

  • Genere: ,
  • Titolo originale: Philosophie dans le boudoir ou Les instituteurs immoraux
  • Lingua originale: Francese
  • Anno pubblicazione: 1795
  • Casa editrice: Epoca
  • Pagine: 202
Compra su Amazon Compra su Ibs Compra su Mondadori Store Guarda su Goodreads Guarda su Anobii
Iniziare una quindicenne appena uscita dal convento ai piaceri e al crimine, conducendola di buon passo lungo la strada della depravazione, della blasfemia e della scelleratezza. È il piano messo a punto da tre libertini di lungo corso che attirano nel loro covo la giovane Eugénie per impartirle lezioni teoriche e pratiche di immoralità. Pubblicato anonimo nel 1795, il romanzo, subito violentemente osteggiato, piega la vocazione pedagogica del dialogo filosofico agli scopi del progetto libertino: nella reclusione del boudoir, i personaggi sadiani mettono in scena il rovesciamento della morale comune, in una tensione costante tra il passato che sovvertono e il nuovo ordine che aspirano a creare. Una tensione che si rispecchia nella sorte di Sade stesso, condannato alla galera dall'ancien régime e al manicomio dalla Rivoluzione, salutato ora come l'ultimo dei classici ora come il primo dei moderni.

Per iniziare con il piede giusto a leggere questo libro dobbiamo ricordarci innanzitutto che anno è stato scritto: il 1795. Siamo ad appena 3 anni dalla formazione della prima Repubblica dopo la Rivoluzione Francese.

Sebbene inizialmente considerato un’opera di pornografia letteraria, il testo ha finito col tempo per l’esser considerato un dramma socio-politico. Ambientato per lo più, come ci informa anche il titolo, in un boudoir (una stanza da letto privata da signora), l’opera narra l’esperienza e la “filosofia di vita” dei due protagonisti: Madame de Saint-Ange e il Conte de Dolmancé.

La trama si svolge tutta in una stanza, il boudoir di M.me de Saint Ange, dichiarata libertina, che invita a casa sua la piccola Eugenie, di soli 15 anni, per occuparsi della sua “educazione morale”, ovvero per introdurla a tutti i piaceri del libertinaggio.
Attraverso una serie di dialoghi che avvengono proprio nel boudoir vengono spiegati non solo questi piaceri, ma anche molti precetti legati alla Rivoluzione e alla Nuova Repubblica. Il sesso infatti sembra quasi un divertissement creato per non far calare l’attenzione del lettore sulle disquisizioni che toccano i temi più disparati. Alcuni di questi, letti in chiave attuale, sembrano idee ai confini dell’assurdo, come il diritto di ogni uomo di soddisfare i suoi piaceri con qualsiasi donna esso desideri, senza che essa si debba ribellare, in modo che esso possa sfogare la sua dose di dispotismo poter essere poi un buon repubblicano. Quella di Eugénie è un’iniziazione ad una totale assenza di inibizioni che, secondo l’autore, sfocia inevitabilmente nella crudeltà, in quanto crudele è la natura umana.

Le atrocità, gli orrori, i crimini più odiosi non devono più stupirti, Eugénie: quanto vi è di più immondo, infame e proibito è anche ciò che più eccita la mente… è sempre quello che ci fa più deliziosamente godere.

Diviso in sette parti e originariamente illustrato dallo stesso autore, attraverso il racconto dell’iniziazione alla sessualità della giovane Eugénie De Sade espone – nella sua usuale forma esplicita – le proprie posizioni radicali nei confronti della religione, dell’aristocrazia e della monarchia. La narrazione è intervallata da numerosi intermezzi orgiastici, dove i personaggi, coadiuvati dal fratello di Saint-Ange e dal dotato servo Augustin, sperimentano ruoli e posizioni sessuali tra i più disparati, in una promiscuità assoluta e sconfinando con la più grande felicità nelle parafilie. Non c’è però certo da aspettarsi un erotismo alla Anais Nin, poichè delle scene di sesso viene praticamente descritta solo la disposizione dei personaggi, ravvivata con qualche commento come immaginerete non proprio da educanda.

Un libro abbastanza pesante nelle sue 192 pagine, ma che ci aiuta a comprendere un periodo di idee tumultuose e a volte eccessive.

Rendeteci gli dei del paganesimo. Adoreremo volentieri Giove, Ercole o Pallade, ma non vogliamo più saperne di quel fantomatico autore di un universo che si muove da solo, non vogliamo più saperne di un dio senza estensione che però riempie tutto della sua immensità, di un dio onnipotente che non esegue mai ciò che desidera, di un essere eccezionalmente buono che produce solo degli infelici, di un essere amico dell’ordine ma nel cui regno tutto è disordine. No, non vogliamo più saperne di un dio che disturba la natura, padre di confusione, che induce l’uomo ad abbandonarsi agli orrori; un dio simile ci fa fremere di indignazione e lo releghiamo per sempre nell’oblio da cui l’infame Robespierre ha voluto farlo uscire.

Acquista su Amazon.it

Pagina 69

Pagina 69
Nerone accarezzava Agrippina sulla stessa barca su cui sarebbe naufragata: segui il suo esempio, usa tutta la tua astuzia, metti in pratica tutte le imposture che può suggerire il tuo spirito. Se la menzogna è sempre utile alle donne, diventa addirittura indispensabile quando esse tendono inganni. EUGENIE: Saprò senz’altro ricordare queste lezioni e metterle in pratica; ma approfondiamo, vi prego, il discorso riguardante quella falsità che consigliate alle donne di praticare; credete che sia un modo di comportarsi assolutamente importante nel mondo? DOLMANCE: Non ne conosco uno altrettanto necessario nella vita; una semplice verità può provarvi che è indispensabile: tutti lo usano; allora, vi chiedo, come farà un individuo sincero a non avere sempre la peggio in una società di persone false? Ora, se è vero, come pretendono, che le vistù sono di qualche utilità nella vita civile, come volete che l’individuo che non ha la volotà nè il potere nè il dono di qualche virtù (cosa comune a molte persone), come volete che un individuo simile non sia, in fondo, obbligato a fingere per ottenere a sua volta un pò della felicità che i concorrenti gli rapiscono? E, in verità, è proprio la virtù, o non piuttosto la sua apparenza, che diviene realmente necessaria all’uomo nella società? Non c’è dubbio che gli è sufficiente la sola apparenza: se la possiede, ha tutto ciò che gli è necessario. Dal momento che, nel mondo, ci limitiamo a sfiorare gli altri, perchè non ci dovrebbe bastare il nostro aspetto esteriore? Rimaniamo convinti, del resto, che la pratica delle virtù è utile soltanto a chi la possiede: gli altri ne traggono vantaggi anto scarsi che, se chi deve vivere con noi apparte virtuoso, è poi assolutamente indifferente che lo sia o non lo sia. la falsità, d’altronde, è quasi sempre un mezzo sicuro per riuscire; chi la possiede acquisisce necessariamente una sorta di superiorità su colui che è in rapporto o in corrispondenza con lui: affascinandolo con la sua apparenza, riesce a persuaderlo e, da questo istate, ha successo.

Il segnalibro

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *