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Nostra signora delle tenebre – Fritz Leiber

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“Quanti di noi, in una grande città, sanno cosa sta aldilà delle pareti del loro appartamento, spesso aldilà della parete contro la quale dormono?”

Nostra Signora delle Tenebre è considerato uno dei migliori romanzi horror di Fritz Leiber, nonché definito uno dei primi Urban Fantasy della storia. Apparso per la prima volta nel 1971 come un’opera più breve intitolata “The Pale Brown Thing”, pubblicata a puntate nella rivista “The Magazine of Fantasy & Science Fiction”, nel 1976 viene ampliato e pubblicato come romanzo.

In questa storia, come in molte altre a partire da quelle scritte nei lontani anni ’40, Leiber rinnova i canoni del romanzo dell’orrore introducendo una sua visione personale della follia dei nostri tempi: le sue storie orrorifiche portano avanti un discorso lucido e coerente sulle angosce dell’uomo moderno, sul malessere collettivo e sui mali della civiltà odierna e delle metropoli innalzate e nutrite dalla tecnologia industriale.

Franz Westen, il protagonista, scrive racconti horror per una serie televisiva. Non ancora del tutto uscito da una crisi profonda, dovuta alla morte della giovane moglie, una sera, affacciandosi dalla finestra del suo appartamento, vede sulla collina prospiciente una sinistra figura scura che danza nella notte.

Siamo in una San Francisco misteriosa, abitate da strane forze, nella quale ci muoviamo attraverso la mappa tracciata da un libro segreto e maledetto: “Megalopolisomanzia: una nuova scienza urbanistica” del fantomatico Thibaut De Castries, che postula l’esistenza dei “paramentali”, esseri mostruosi e infidi, il cui habitat naturale sono proprio le moderne megalopoli.

Cose che fanno parte della quotidianità diventano in questo libro pesanti chiavi angosciose: stretti corridoi, finestre dipinte di nero che nascondono lo sporco accumulato nelle colonne di areazione, vecchie porte di sgabuzzini ormai senza le inutili maniglie, case e palazzi che occludono la visuale, immense antenne televisive, vicoli stretti colmi di tenebra.

Un libro che parte lento, che ha una spinta incredibile fino a tre quarti per poi, purtroppo, ricadere in una certa lentezza e terminare con un finale un po’ scontato. Quello che manca probabilmente è una storia un po’ più avvincente, una trama che induca ad appassionarsi alle vicende del protagonista, che invece rimane sempre un po’ distante dalla narrazione.

Questo però non toglie che Leiber, di horror ed esoterismo, ne sapesse a pacchi. La narrazione è infatti piuttosto tesa, la scrittura è solida, i personaggi pochi ma ben disposti, l’atmosfera resa meravigliosamente. Ci sono alcuni climax niente male e non ci vengono risparmiate le citazioni: a partire dall’autore del misterioso libro coprotagonista del racconto, Thibaut De Castries, che fin dal nome echeggia il Thomas De Quincey dei Suspiria de Profundis, con una cui epigrafe il libro si apre, ma anche Adolphe De Castro, sinistra figura che compare nei racconti di H.P. Lovecraft, il quale a sua volta, con Clark Ashton Smith, aleggia sulle pagine del libro come un nume tutelare, fino a Bierce, Clark Ashton Smith, Jack London e Crowley…

Mi permetto di dire che forse non è un romanzo perfetto, ma è sicuramente una pietra miliare per gli amanti del genere horror e urban fantasy.
Una nota: il libro purtroppo è fuori stampa, ma se siete fortunati potreste recuperane una copia in qualche mercatino dell’usato (è qui che io l’ho trovato, tra la meraviglia delle persone che mi hanno vista arrampicarmi su uno scaffale e poi andarmene saltellando) prenderlo in prestito in biblioteca, o cercarlo nelle ripubblicazioni Urania (Urania classici N° 308).

Pseudobiblia

pseudobiblia

Questo libro partecipa al Progetto Pseudobiblia con il libro immaginario “Megalopolisomanzia: una nuova scienza urbanistica” di Thibaut De Castries.
“In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di disastri sono numerose e minacciano di congiungersi e di avviluppare il mondo nella sostanza funebre ma multi potente delle città. Abbiamo bisogno di un Pitagora Nero perché spii la maligna disposizione delle nostre mostruose città e i loro immondi canti urlati, così come il Pitagora Bianco spiava la disposizione delle sfere celesti e le loro sinfonie cristalline, venticinque secoli fa.”

Il segnalibro

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Top-qualcosa 2020

In questo anno complicato posso dire, e per una volta davvero a ragione, che la lettura mi abbia salvata. Non amo molto fare le classifiche ma credo che i libri che si sono ritagliati un posticino nel mio cuore meritino un post speciale. Quindi ecco, in ordine quasi del tutto ma non completamente casuale, la top-qualcosa dei libri che ho amato di più nel 2020!

Mercedes – Daniel Cuello

mercedes daniel cuello cover

Mercedes di Daniel Cuello, perché Cuello è una personcina adorabile e anche i suoi personaggi più malvagi, alla fin fine, sono adorabili anche loro.

Mercedes è un idolo indiscusso, una memorabile antieroina cinica, arrogante, inarrestabile, sboccata e massiccia quanto la sua improbabile cofana di capelli rossi. Cuello lavora di cesello, dà forma a personaggi spigolosi ma tridimensionali nella loro deplorevole umanità, gioca sul non detto e su livelli di lettura diversi, crea piani sequenza che sembrano film.⠀

Ne ho parlato su Instagram QUI

Il ragazzo in soffitta – Pupi Avati

il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta di Pupi Avati, perché mi ha insegnato che i mostri non sono sempre quelli con la faccia da mostro e, a volte, abbiamo paura delle cose sbagliate.

Il ragazzo in soffitta è un noir che parla di amicizia, di vendetta e delle umane debolezze. L’alternanza delle due storie crea una montagna russa di emozioni, un ritmo incalzante che non permette di scollarsi dalle pagine.

Ne avevo parlato su Instagram QUI

Women of Weird – AA. VV.

Women of weird perché è un progetto dannatamente bello e non c’è un solo racconto che non meriti di essere letto.

In questa raccolta di racconti weird potrete trovare sinistre entità che perseguitano il genere umano, pianeti abitati da esseri misteriosi, giochi che sconvolgono la vita di chi li porta a casa, antichi culti, paesi in cui si attuano punizioni esemplari e perfino unicorni. La grande forza di questa antologia è proprio la varietà. Ogni racconto è una sorpresa, un adrenalinico salto nel vuoto, un piccolo scrigno che potrebbe contenere meraviglie o orrori.

Ne ho parlato QUI.

Il complotto contro l’America – Philip Roth

il complotto contro l'america cover

Il complotto contro l’America di Philip Roth, perché è stato il mio primo Roth, ne avevo dannatamente paura e invece si è rivelata una bellissima e agghiacciante ucronia.

Quella di Roth è una scrittura densa, che va masticata e assaporata lentamente. E’ una narrazione lenta e fatta di continue digressioni, che come in un puzzle vanno a formare, mano a mano, un quadro ampio e splendidamente strutturato. E’ una storia che parla di quanto possa essere labile la democrazia anche nello stato più democratico del mondo, ma è anche il percorso di crescita e di formazione di un bambino che si ritrova ad avere a che fare con le paure di un mondo che non comprende e di una situazione molto più grande di lui.

Ne ho parlato QUI.

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri – Daniele Germani

come eliminare la polvere e altri brutti pensieri

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri di Daniele Germani, perché ci sono inciampata dentro e le storie di triste follia meritano sempre di essere raccontate.

Con una scrittura poetica ed evocativa, Daniele Germani ci regala questo libro tanto breve quanto intenso. Un percorso doloroso attraverso i cunicoli della mente umana, un racconto che apre moltissime domande che, in questo caso, contano molto più delle risposte.

Ne ho parlato QUI.

Anni Luce – Andrea Pomella

anni luce pomella cover

Anni Luce di Andrea Pomella, perché quell’urgenza di capire chi siamo, di mordere il mondo, di precipitare nel baratro e pensare di salvarsi attraverso la musica ce l’abbiamo avuta tutti.

Questo è un libro nato da un figlio della generazione X, il disilluso racconto di un uomo ormai adulto che guarda, col senno di poi ma anche con non celata nostalgia, a quegli anni quasi liquidi fatti di alcool, droga, amicizie sbandate e musica.
E’ un romanzo che probabilmente trova nel suo più grosso pregio anche il suo più grande difetto: è un romanzo generazionale, figlio di un’epoca che se non la si è vissuta, almeno in parte, forse non si può comprendere del tutto.

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Battle Royale – Koushun Takami

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Battle Royale di Koushun Takami, perché è cattivo fino all’osso. Non ha nessun insegnamento da dare, ci sono solo sangue e terrore come solo i migliori giapponesi sanno regalare.

Prendi Il signore delle mosche, Hunger Games, Fortnite e butta via tutto (no vabhè, il Signore delle mosche magari tienilo). Battle Royale è una bomba che ti esplode in piena faccia, un capolavoro del pulp che, dopo essere stato rifiutato da svariati editori e premi letterari, è divenuto in Giappone il libro più venduto di tutti i tempi, ispirando manga, film e videogiochi.

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King Kong theory di Virginie Despentes, perché Despentes affronta argomenti delicatissimi, come il patriarcato, lo stupro e la prostituzione con una lingua ruvida come quella di un gatto.

Un testo cruciale per molti aspetti, il primo saggio pubblicato dall’autrice, è un moderno manifesto femminista che devasta l’ordine sociale contemporaneo nel quale i corpi delle donne sono a disposizione degli uomini.

Il giovane Holden – J. D. Salinger

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Il giovane Holden di J. D. Salinger, perché è irritante e indisponente e confuso e dannatamente fragile. E io me lo ricordo come ci si sente.

Eccolo qui il giovane Holden, in piedi sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta. Un ragazzino irritante, presuntuoso, indisponente, spocchioso. Ma anche, e soprattutto, confuso, fragile, spaventato, a volte depresso “e via dicendo”.
Cacciato dall’ennesima scuola e in attesa di tornare a casa, dove lo aspetta la ramanzina del padre, ma forse anche dei dolorosi ricordi, si aggira in una New York fumosa e affollata nella quale, però, sembra così dannatamente solo.

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Karoo – Steve Tesich

karoo steve tesich

Karoo di Steve Tesich, perché è l’amaro specchio di una realtà che si sgretola per far posto alla finzione.

Saul Karoo è una persona detestabile. Ricco, sovrappeso, intelligente, si finge il fantastico padre di un figlio che però continua ad evitare.
Saul Karoo recita, recita la parte di se stesso per come lo vedono gli altri. Recita e per recitare è necessario un pubblico, quindi è incapace di una vita privata. Recita anche adesso che, per colpa di una strana sindrome, nonostante ingurgiti quantità ciclopiche di alcool non riesce più ad ubriacarsi. Ma il suo personaggio è quello del cinico ubriacone, e quindi si finge tale per non deludere il suo pubblico.

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L’orda del vento – Alain Damasio

l'orda del vento copertina

L’orda del vento di Alain Damasio, perché l’autore è un asceta folle e perché è la cosa più bella che ho letto quest’anno e, probabilmente, tra quelle più belle della mia vita. Non è un libro, è un’esperienza fisica che mi ha strappato il cuore e mi ha fatta arrancare controvento trepidando e gioendo e piangendo ed è esattamente quello che un libro dovrebbe fare.

L’orda del vento è un romanzo corale che parte con “arroganza”, a cominciare dalla numerazione delle pagine, che va alla rovescia (da 624 a 0), alla sua prima pagina, in cui le parole sono spezzate come se fossero spazzate via dal vento, fino alle voci dei 23 personaggi, che si alternano identificate ciascuna solo da un simbolo. Si viene catapultati nel mezzo dell’azione e in un mondo altro, dominato dalle sue regole e da un linguaggio che all’inizio risulta ostico e in parte apparentemente privo di significato, ma che man mano che si va avanti nella lettura diviene familiare, come se il lettore stesso si tramutasse, piano piano, nel ventiquattresimo membro dell’orda.

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Sono curiosa di sapere qual è stata la vostra miglior lettura del 2020! Fatemelo sapere nei commenti!

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Fritz Leiber

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Nato a Chicago nel 1910, da una coppia di attori il giovane Fritz Reuter Leiber legge e studia volentieri, ma non ha una vita avventurosa né precoci esperienze amorose. Questo giovanotto alto, magro e affascinante come il padre attore, è alquanto solitario; scrive lunghe lettere a H.P. Lovecraft, dal quale riceve incoraggiamento per la sua vocazione letteraria, e gradualmente si sforza di trovare una sua voce.

Nel 1938, rielaborando una trama ideata con l’amico Harry Otto Fischer, Fritz scrive il racconto “Il gioiello nella foresta”, noto anche come “Due in cerca di avventure”: la prima avventura ambientata nell’immaginario mondo di Nehwon che diventerà la sua creazione fantastica più duratura. Nonostante il tenace attaccamento al mondo di Nehwon, il primo romanzo scritto e pubblicato da Leiber non appartiene a quell’affascinante universo (i tempi non erano ancora maturi), bensì a un filone più in voga come il thriller soprannaturale. Il titolo del romanzo, pubblicato nel 1939, è Conjure Wife e significa più o meno “La moglie strega”, ma in Italia è uscito come Ombre del male.

Fra le opere più famose di Leiber ci sono le storie di Fafhrd e il Gray Mouser, scritte in un arco di cinquant’anni. La prima di queste, Two Sought Adventure, apparve sulla rivista Unknown nel 1939. I protagonisti di queste storie sono un’improbabile coppia di eroi, Fafhrd e il Gray Mouser, le cui avventure si svolgono principalmente dentro nella suggestiva città di Lankhmar e dintorni. Queste storie furono le progenitrici di molti degli elementi tipici del genere sword and sorcery, espressione coniata dallo stesso Leiber.

La morte della moglie Jonquil nel 1969 spinse lo scrittore all’alcolismo per tre anni, ma poi ritornò alla sua vecchia forma con un romanzo fantasy ambientato nella San Francisco dei giorni nostri, Nostra signora delle tenebre.
Leiber è stato pesantemente ispirato da Howard Phillips Lovecraft e Robert Graves nelle prime due decadi della sua carriera. A partire dalla fine degli anni cinquanta fu sempre più influenzato dai lavori di Carl Gustav Jung, in particolare dai concetti di anima e ombra e spesso questi concetti sono menzionati apertamente nelle sue opere.

Libri recensiti dell’autore:

  1. Nostra signora delle tenebre – Fritz Leiber
  • Genere: , , ,
  • Titolo originale: Our Lady of Darkness
  • Lingua originale: Inglese
  • Anno pubblicazione: 1977
  • Premio: World Fantasy Award come miglior romanzo nel 1978
  • Isbn: 9788842904755 (Nota: il codice ISBN, non presente sul volume del 1980, è stato assegnato a posteriori dalla casa editrice)
  • Casa editrice: Nord, fantacollana Nord 33
  • Pagine: 210
Nostra Signora delle tenebre è una agghiacciante fantasy urbana, ambientata nella metropoli di San Francisco. Ma anche la modernissima San Francisco, con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore quando strane ombre cominciano ad aggirarsi furtive tra i caseggiati. Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l'incubo comincia all'improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c'è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne megalopoli e sulle arcane entità che le infestano, i “paramentali", esseri d'origine azoica “più infidi dei ragni e delle donnole".

2 comments on “Nostra signora delle tenebre – Fritz Leiber”

  1. Sto leggendo “Casa di foglie” e ho anche preso un annetto fa (sfogliato ma ancora da leggere) “Il codice delle creature estinte”. Dato che abbiamo gusti simili mi sa che prenderò anche questo libro, sicura di non rimanere delusa. Mi piace molto il tuo sito, complimenti!

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