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Una stagione selvaggia – Joe R. Lansdale

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Quel poreggio in cui tutto cominciò ero nel grande campo dietro casa con il mio buon amico Leonard Pine. Io avevo in mano una calibro dodici e lui lanciava in aria i piattelli.
— incipit

Prendete una coppia di scapestrati vecchi amici, aggiungete un’ex-moglie sexy e un po’ stronza, mezzo milione di dollari rubati da recuperare in fondo a una palude, una mal assortita banda di vecchi radicali sessantottini e uno spacciatore di droga con una compagna superpalestrata, e avrete creato il perfetto inizio di una serie che ha conquistato i cuori di chi, come me, non ama le storie melense e il politicamente corretto.

Con Una stagione selvaggia, uscito in America nel 1990 ma edito in Italia solo nel 2006, Lansdale dà il via alla fortunata serie di Hap & Leonard.
Hap Collins e Leonard Pine sono due inseparabili amici. Quasi quaranantenni e perennemente in bolletta, fanno lavori saltuari, prevalentemente come raccoglitori nei campi. Un giorno si presenta alla loro porta Trudy, la ex moglie di Hap, per la quale evidentemente lui nutre ancora qualcosa, proponendo loro una missione per tirare su un bel po’ di soldi facili: recuperare del denaro proveniente da una vecchia rapina e disperso sotto le acque melmose di una palude texana. Inutile dire che le cose non andranno affatto per il verso giusto, e i due, insieme alla strampalata banda di ex sessantottini messa su da Trudy, si ritroveranno coinvolti in grossi guai.

Sebbene la trama manchi un po’ di quel mordente pulp (che comunque non ci viene fatto mancare eh) e tirato che caratterizza Lansdale, la scrittura divina, sferzante e sagace che contraddistingue l’autore, insieme a quella spinosa ironia molto politically-uncorrect, è capacissima di riempire i vuoti. Se proprio dovessi paragonarla a qualcosa, direi un Tarantino vecchia maniera, in cui la violenza e l’umorismo caustico si legano in maniera indissolubile per creare una miscela che, se non esplosiva, è di sicuro altamente infiammabile.

Su tutto spiccano, ovviamente, i due protagonisti, antitetici eppure così legati da una relazione del tutto realistica, due amici che non se la sono mai passata troppo bene, ma che nonostante questo cercano di tirare avanti senza pietismi, trovando uno nell’altro una spalla salda e ironica. Hap, bianco, rassegnato, reduce da degli anni ’60 che gli hanno lasciato molta nostalgia ma anche molta amarezza e una buona dose di disillusione, Leonard nero, veterano del Vietnam, sarcastico, potente, omosessuale, cazzuto. Insieme formano un duo meravigliosamente malassortito e con una potenza strepitosa.

Seppur non toccando vette altissime (come farà sia un questa serie, sia in altri libri) Lansdale non delude, l’azione non manca, i dialoghi sono credibili anche nelle situazioni più astruse e i personaggi secondari sono delle macchiette strampalate che però non scadono mai nello stereotipo ma, anzi, hanno tutti una loro potenza. Sebbene con senno di poi, questo non sia sicuramente il libro migliore della serie (che migliora parecchio in seguito), rimane comunque una lettura decisamente piacevole e divertente, che rappresenta in ogni caso un buon punto di partenza per conoscere i due straordinari protagonisti.

Il segnalibro

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Joe R. Lansdale

lansdale

Joe Richard Harold Lansdale nasce a Gladewate il 28 ottobre 1951. Trasferitosi, ancora bambino, assieme alla sua famiglia nella vicina Nacogdoches, la cittadina che sarà protagonista di alcuni suoi romanzi futuri, ambienta molto spesso i suoi romanzi e racconti nel Texas dove vive: “Il Texas è uno stato mentale” avrà modo di dire.
Grande lettore di libri di ogni genere e dotato di una smisurata passione per i fumetti e i B-movie, oltre che per tutto quel che può essere definito “letteratura pulp”. Nel 1973, a ventun anni, pubblica, assieme alla madre, un articolo di argomento botanico che vince un premio giornalistico. Da quel momento, pubblicherà su varie riviste numerosi racconti, spesso di fantascienza e di genere horror.
Per mantenersi svolge i lavori più disparati. Nel 1980 vedrà la luce il suo primo romanzo, Atto d’amore (Act of Love). L’anno successivo, Lansdale decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.
Il suo stile è, come i suoi interessi di lettore, particolarissimo. È difficile inquadrare la sua vasta produzione letteraria: si va dal racconto gotico a quello di fantascienza, dalla satira sociale alla narrativa per ragazzi, dal “noir” (spesso con una forte componente di azione violenta) ai racconti western, il tutto condito con forti dosi di umorismo. Tutte queste disparate influenze si fondono fino a creare quello che l’autore stesso ama definire “lo stile Lansdale”.

I’m not poor now, but unlike some of my friends who are now rich, I haven’t embraced conservatism and religion. I’m not opposed to religion if you keep it out of my life.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. La notte del drive-in – Joe R. Lansdale
  1. Una stagione selvaggia – Joe R. Lansdale
  2. Fidati, è amore – Joe R. Lansdale, Daniele Serra
  • Genere: ,
  • Titolo originale: Savage Season
  • Lingua originale: Inglese
  • Anno pubblicazione: 1990 (prima ed. italiana 2006)
  • Serie: Hap & Leonard, 1
  • Isbn: 9788806239367
  • Casa editrice: Einaudi, collana Super ET
  • Traduttore: Costanza Prinetti
  • Pagine: 186
Hap ha rinunciato da tempo a salvare il mondo: la sua unica preoccupazione è vivere tranquillo, tra chiacchiere oziose e interminabili bevute con l'inseparabile Leonard. Ma il grande sogno degli anni Sessanta gli è rimasto incollato addosso perché non ha mai dimenticato Trudy, la bionda con cui aveva giocato a fare la rivoluzione. Quando Trudy ricompare nella sua vita, chiedendogli di recuperare il bottino di una rapina in banca, accetta l'incarico finendo però a capofitto in una spirale di violenza alla quale potrà sottrarsi soltanto con l'aiuto di Leonard. Quei soldi fanno gola a molti, e c'è chi è disposto a tutto pur di non dover dividere il malloppo. Lansdale accompagna il lettore tra paludi melmose e palazzi fatiscenti, ormai accerchiati dalla nuova America dei centri commerciali e degli immensi parcheggi di cemento. E già dispensa a piene mani quel misto di umorismo sardonico e sottile nostalgia, di idealismo e disillusione che ha fatto di Hap Collins e Leonard Pine una coppia di detective tra le più affascinanti e amate degli ultimi anni.

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