Fahrenheit 451

★★★½☆

Genere: fantascienza, drammatico

Anno: 1966

Regia: François Truffaut

Visto: in DVD

Da Gli anni della Fenice (1953) di Ray Bradbury: in una società del Medioevo prossimo venturo, condannata all’ignoranza da un potere dispotico che condanna i libri al rogo, il pompiere incendiario Montag incontra Clarissa che ama la lettura, comincia a leggere per curiosità…

Tratto dall’omonimo libro di Ray Branbury il film ha sicuramente un suo fascino e rimane molto fedele al libro, descrivendoci, in un immaginario futuro dove leggere è contro la legge, la lotta del libro per la sopravvivenza in una società disumanizzata che vede nella fantasia su carta, nel teatro delle storie sgorgate dalle penne più diverse della storia, un cancro da estirpare col fuoco per raggiungere la vera, distaccata ed autosufficiente felicità in se stessi. Montag, il protagonista del film, fa parte di una pattuglia di pompieri che in questo preoccupante futuro alternativo si occupa non di spegnere incendi, bensì di appiccare il fuoco ai libri.

Premetto che non sono una critica, tantomeno di cinema, e quindi non starò qui a sproloquiare sul fatto che questo film sia un capolavoro o un flop. Come il libro da cui è tratto è piuttosto frammentario, la storia non viene assolutamente contestualizzata e risulta quasi come un flash, un brutto incubo da cui però, fortunatamente, possiamo ancora svegliarci. Avendo poi letto il libro, ovviamente non è stata la storia, che già conoscevo, a colpirmi. Sono stati però altri tratti particolari ad aver attratto la mia attenzione. Il primo è sicuramente l’ambientazione. Leggendo il libro in tempi moderni viene spontaneo immaginarsi la ‘fantascienza’ descritta da Bradbury associando gli elementi a cose noi conosciute, o a tecnologie incredibili che siamo abituati a vedere nei kolossal ambientati nel futuro. Il film è però girato nel 1966, e tutto è rapportato all’epoca. Succede quindi che ci troviamo in un ambiente in tipico stile anni ’60, con macchine dell’epoca e una città assolutamente pulita, e la casa di Montag, una villetta a schiera immersa nel verde, con un telefono cromato che ha ancora il ricevitore staccato dall’altoparlante, e le pareti televisive di Linda che non sono altro che grossi televisori piatti con le manopole. Questa componente così retrò viene enfatizzata ancora di più dall’utilizzo del technicolor, che rende i colori quasi irreali, come il rosso della caserma dei pompieri.

Se devo trovare un pecca a questo film, è che manca quasi del tutto la tensione che invece viene creata nel libro in molte fasi, e la lotta interiore di Montag che affronta un cambiamento radicale del suo pensiero. Questo probabilmente deriva da un adattamento di Truffaut delle storia a una sua personale visione, quasi feticista, dell’oggetto-libro, che concentra tutta l’attenzione proprio su di esso, e quindi sui roghi, sui titoli, sulle immagini che bruciando creano quasi delle visioni mostruose,  sulle pagine che bruciano e che ‘volano come farfalle nere’. I libri che vengono scelti per le inquadratura più tragiche non sono secondo me casuali: da Lolita di Nabokov a Henry Miller, a Justine di De Sade, tutti libri che spesso sono stati censurati o vietati, e poi da Pinocchio ai Fratelli Karamazof, a Zazie nel metrò, grandi classici scritti in ogni lingua, italiano, russo, giapponese.  Dopo l’inquisizione medievale, il secolo che ha visto ardere i libri sulle piazze delle città, le allusione che troviamo nel film ad un recente passato non sono solo di circostanza: nella casa dov’è nascosta la biblioteca, troviamo tra gli altri libri destinati ad ardere con l’anziana signora anche il Mein Kampf di Hitler.

 

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Frasi dal film

È un lavoro come gli altri, un buon lavoro, piuttosto vario. Il lunedì bruciamo Lucrezio, il martedì Molière, mercoledì Machiavelli, giovedì Goldoni, venerdì Voltaire, il sabato Sartre e la domenica Dante. Li riduciamo in cenere e poi bruciamo le ceneri. È questo il nostro motto. (Montag)

I pazzi che leggono diventano insoddisfatti. Cominciano a desiderare di vivere in modi diversi, il che non è… mai possibile! (Il Capitano a Montag)

Stammi a sentire Montag: a tutti noi una volta nella carriera, viene la curiosità di sapere cosa c’è in questi libri; ci viene come una specie di smania, vero? Beh dai retta a me Montag, non c’è niente lì, i libri non hanno niente da dire! (Il capitano a Montag)

Curiosità

Il numero 451 corrisponde alla temperatura (indicativa) di autocombustione della carta nella scala Fahrenheit ed è stato scelto simbolicamente per rappresentare il numero di appartenenza della squadra dei Militi del fuoco. Ciò è spiegato esplicitamente nel film, mentre nel libro omonimo tale particolare non viene nemmeno accennato.

Il simbolo dei pompieri è una sorta di drago o cane a sei zampe che, non so a voi, ma a me ricorda vagamente quello dell’Eni. Se qualcuno avesse una spiegazione in proposito, sarei curiosa di sentirla!

Confronto con il libro

 

Il film segue abbastanza fedelmente il romanzo di Bradbury. La sceneggiatura è in massima parte la trasposizione dei dialoghi del libro.
L’adattamento cinematografico ha però indotto dei cambiamenti; in primo luogo, scompare nel film il personaggio di Faber, l’anziano professore che aiuta Montag a ribellarsi. Questo personaggio viene sostituito dalla figura di Clarisse, che nel film acquista un rilievo maggiore rispetto al libro.

Ci sono poi alcune piccola variazioni meno rilevanti, ad esempio il fatto che Linda ha una sola parete TV, contro le tre di Mildred, che una monorotaia sopraelevata ha preso il posto della “ferrovia sotterranea” di cui parla il romanzo e che  gli incontri tra Montag e Clarisse avvengono alla luce del sole, e non di notte (ed in genere i loro colloqui cominciano sulla monorotaia, e non nei pressi delle rispettive abitazioni) e che a dare la caccia a Montag sono dei poliziotti volanti, e non un segugio meccanico (peccato, avrei voluto vederlo!).

In secondo luogo, mancano nel film, per esigenze di sintesi, alcune parti decisive, tra cui il viaggio di Montag nella ferrovia sotterranea con l’altoparlante che passa incessantemente messaggi pubblicitari e il delirio interiore di Montag che continua a ricordare le pagine di un libro e le peripezie relative alla fuga di Montag braccato dalla polizia, di certo irrilevanti dal punto di vista della comprensione della storia, ma che nel libro aggiungono suspense alla narrazione.

Un’altra importante differenza: omettendo tutta la parte relativa alla guerra, scompare anche il discorso finale tra il protagonista e il ribelle Granger, che contiene quello che è considerato da alcuni il passo fondamentale del libro, in cui il suddetto ribelle dice a Montag “Incontreremo una gran quantità di persone sole e sofferenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi.” Senza questo passo (la frase “noi ricordiamo” era addirittura in corsivo originalmente…) l’intero significato dell’opera può risultare stravolto: nel film gli uomini-libro possono apparire come dei poveri pazzi, destinati a scomparire col tempo (anche se proprio nella scena finale si intuisce che non sarà affatto così, ma che anzi questi custodi dell’umana conoscenza sembrano in numero sempre crescente), nel libro, invece, come sottolinea Granger, non potranno che essere vincitori, “fino a quando le tenebre di un nuovo Medioevo non ci costringeranno a ricominciare tutto da capo”.

Il segnaframe

Comments

  1. By Mauro

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    • By Brina

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