Igiene dell’assassino – Amélie Nothomb

★★★½☆

Titolo originale: Hygiène de l’assassin

Anno: 1992

Genere: Thriller dialogato

Pagine: 165

Al premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach restano solo due mesi divita. La stampa di tutto il mondo gli implora un’ultima intervista ma loscrittore, feroce misantropo, si è chiuso da anni in un silenzio segreto. Solocinque giornalisti riusciranno a incontrarlo. Dei primi quattro, il genialeromanziere si prenderà sadicamente gioco e con una dialettica in cui simescolano logica e malafede riuscirà ad annientarli sia sul piano personalesia su quello professionale. Il quinto invece, una donna, riuscirà a tenerglitesta e avere la meglio su di lui: l’intervista diventerà interrogatorio e poiduello senza respiro. Ne verrà fuori, poco a poco, un ritratto di PrétextatTach del tutto inedito.

“Se avessi saputo che cosa pensavo, suppongo che non sarei diventato scrittore”

Primo romanzo che leggo della Nothomb, escluso “Splendente come una padella“, che è però una raccolta di quattro racconti brevi, e che avevo acquistato più per le illustrazioni che per altro. Premetto che ero partita prevenuta, perchè gli scrittori che fanno eccessivo sfoggio di sè e della propria persona (e la Nothomb è sicuramente un personaggio che non passa inosservato) tendono normalmente a risultarmi antipatici. Devo dire però che sono rimasta particolarmente sorpresa da questo romanzo. Tutta la trama si srotola in forma di dialogo in un interno buio, attraverso le interviste che pochi giornalisti selezionati possono fare allo scrittore Prétextat Tach, premio Nobel in punto di morte. Egli è un personaggio pieno, e non solo per la sua mole: enorme, tronfio, sgradevole, pregno di grasso e di difetti, misantropo e misogino, e geniale. In ogni intervista demolisce l’ego dei suoi sfortunati intervistatori, sparando a raffica sull’umanità e soprattutto sui suoi colleghi, gli scrittori. Mi sono spesso domandata se in realtà Tach non fosse che un’espediente per esprimere un pensiero dell’autrice. La prima parte è assolutamente divertente e con un ritmo serrato che non lascia spazio alla noia. Il personaggio vene costruito egregiamente e tutto viene preparato per il colpo di scena. Da qui il ritmo cambia totalmente, divenendo più riflessivo. Devo dire la verità, lì per lì non ho amato particolarmente la seconda parte, nè il finale che mi aveva lasciato con un grosso punto interrogativo. Ma dormendoci sopra devo dire che la mia opinione è cambiata, e credo di aver trovato l’anello che ha fatto quadrare il cerchio.

Come molti scrittori “particolari” credo che questo sia uno di quei libri che o si ama o si odia. Sembra un testo teatrale (ed in effetti lo è diventato), ma è anche una palese ricerca di un senso di arguzia anticonvenzionale che  può effettivamente risultare antipatico. Se lo si prende con il giusto spirito, è un libro che si lascia leggere leggero. E’ un’ode al cinismo che si trasforma in favola, in amore e poi di nuovo in cinismo.

Frasi dal libro

“Se riescono a parlare della loro opera con aria affascinante e pudica, fuor di dubbio che sono scribacchini. Come vuole che uno scrittore sia pudico? È il mestiere più impudico del mondo: attraverso lo stile, le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano sempre di se stessi, e con le parole. Anche i pittori e i musicisti parlano di se stessi, ma con un linguaggio molto meno crudo del nostro. No, giovanotto, gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili.” (Prétextat Tach)

“Solo la gente volgare vuole spiegare tutto, anche quello che non si spiega.” (Prétextat Tach)

“Sì, i miei libri sono più nocivi di una guerra, perché mettono addosso la voglia di crepare, mentre la guerra mette addosso la voglia di vivere. Dopo avermi letto, la gente dovrebbe suicidarsi.” (Prétextat Tach)

“In fondo la gente non legge; o se legge, non comprende; o se comprende, dimentica”. (Prétextat Tach)

“Se ho scritto di quel momento, è perchè era impossibile da dirsi. La scrittura comincia là dove si ferma la parola, ed è un grande mistero il passaggio dall’indicibile al dicibile. La parola e lo scritto si danno il cambio e non combaciano mai.” (Prétextat Tach)

Pseudobiblia

Questo libro dà senza alcun dubbio il suo contributo al Progetto Pseudobiblia! Al suo interno infatti sono presenti ben 23 libri immaginari, tra i quali “Crepare senza avverbio”, “Il disordine della giarrettiera”, “La sauna e altre lussurie”, “Urbi et orbi”,…

Il Segnalibro

Amélie Nothomb

amelie nothomb

Amélie Nothomb nasce a Kobe, 9 luglio 1967. Figlia di un ambasciatore belga membro di una delle famiglie brussellesi più in vista ha trascorso la sua infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina per ragioni diplomatiche. In Cina frequentò la piccola scuola francese locale. Furono anni felici ma comunque difficili, di riflesso alla complicata situazione politica data dal regime comunista. Così Pechino venne vissuta solo nel ghetto degli stranieri di San Li Tun. La tappa successiva furono gli Stati Uniti, più precisamente New York, dove Amélie frequentò il liceo francese e si appassionò alla danza classica che praticò per breve tempo. L’abbandono di New York coincise con la fine della sua infanzia e l’inizio del duro periodo adolescenziale.
Giunse per la prima volta in Europa a 17 anni e si stabilì a Bruxelles con la famiglia. Nella capitale belga diceva di sentirsi «aussi étrange qu’étrangère» («tanto straniata quanto straniera»); ivi si laureò in filologia classica alla Libera Università di Bruxelles, dove però non riuscì ad integrarsi.
Laureatasi, decise di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, visse un’esperienza durissima (da traduttrice fu declassata a pulire i servizi igienici), che raccontò in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell’Académie française. Nel 1992 tornò in Belgio e pubblicò Hygiène de l’assassin (Igiene dell’assassino), origine del suo enorme successo letterario.
Stabilitasi poi tra Parigi e Bruxelles, dedica 4 ore al giorno alla scrittura e pubblica, per scelta personale, un libro all’anno, alla fine di agosto. I suoi racconti sono prevalentemente autobiografici e la sua fonte di ispirazione è il suo percorso di vita.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. Igiene dell’assassino – Amélie Nothomb

Comments

  1. By Phoebes

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