Papalagi – Tuiavii di Tiavea

★★★★☆

  • Anno: 1920
  • Isbn: 9788872260722
  • Pagine: 59
Tuiavii, un saggio capo delle isole Samoa, compì un viaggio in Europa agli inizi del secolo XX, venendo a contatto con gli usi e costumi del “Papalagi”, l’uomo bianco. Ne trasse delle impressioni folgoranti che gli servirono per mettere in guardia il suo popolo dal fascino perverso dell’occidente.

Vedere le cose da un’altra prospettiva ci aiuta a volte a capire quello che ci sembra scontato. “Papalagi” è la traduzione del discorso di un capo tribù delle isola Samoa che, tornato da un viaggio in Europa, cerca di descrivere al suo popolo gli usi dei Papalagi, ovvero dei bianchi. Non ci sono parole buone per noi poveri bianchi, che viviamo in “fessure di pietra” senza la luce del sole, incapaci ormai di arrampicarci su un banano troppo abituati alle nostre “pelli da piedi”, di gioire dei nostri averi perché costruiti da macchine senza cuore, troppo occupati a difendere il nostro “mio”. C’è incredulità da parte di Tuiavii per come l’uomo europeo abbia corrotto la sua natura e riesca a gioire di questo. Tuivaii vede tutto questo con gli occhi della semplicità e dell’amore per la Terra, e richiama tutti i popoli primitivi dei mari del sud affinché non si facciano corrompere dal luccichio della civiltà europea, dal momento che essa allontana l’uomo da sè stesso, lo priva di naturalezza e lo distoglie dalle vere gioie della vita. “Voi credete di portarci la luce, in realtà vorreste trascinarci nella vostra oscurità“.

Certe parti fanno sorridere, ma offrono comunque ottimi spunti di riflessione.

Io ho la versione cartacea millelire, ma se volete è liberamente scaricabile da QUI, ringraziando Stampa Alternativa.

Frasi dal libro

Ogni Papalagi ha un mestiere. È molto difficile spiegare che cosa sia un mestiere. È qualcosa che si dovrebbe aver voglia di fare, ma il più delle volte non se ne ha.

Ma il Papalagi pensa tanto, che il pensare è diventato per lui abitudine, necessità, costrizione addirittura. Lui deve sempre pensare. Ben difficilmente riesce a non pensare e a vivere invece con tutte le sue membra. Lui vive soltanto con la testa, mentre tutti gli altri suoi sensi giacciono nel sonno profondo.

Curiosità

Ampiamente diffuso nel contesto delle culture alternative degli ’70 e ’80, il libro tende ad essere visto al presente come una contraffazione letteraria (una variazione sul tema del “buon selvaggio”) ad opera del presunto traduttore Erich Scheurmann, ma viene comunque citato spesso a proposito del tema della “relatività culturale” e per il fenomeno dello “spaesamento”.

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