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Battle Royale – Koushun Takami

battle royale recensione

⭐⭐⭐⭐⭐

«Lasciate che vi spieghi la situazione. La ragione per cui voi tutti oggi siete qui è… » Fece una pausa e poi disse: «… per ammazzarvi a vicenda».

Prendi Il signore delle mosche, Hunger Games, Fortnite e butta via tutto (no vabhè, il Signore delle mosche magari tienilo). Battle Royale è una bomba che ti esplode in piena faccia, un capolavoro del pulp che, dopo essere stato rifiutato da svariati editori e premi letterari, è divenuto in Giappone il libro più venduto di tutti i tempi, ispirando manga, film e videogiochi.

Nella Repubblica della Grande Asia dell’Est ogni anno un’intera classe di 15enni viene estratta a sorte per partecipare al Programma. A loro insaputa, gli studenti vengono trasportati su un’isola precedentemente evacuata e ognuno di loro viene dotato di uno zaino contenente alcuni viveri e un’arma casuale (che può essere un mitra così come una forchetta) e di un collare esplosivo. Scopo del gioco: uccidersi l’un l’altro finché non ne rimarrà solo uno.
Barare è impossibile: se tenti la fuga, il collare esplode. Se nessuno muore entro 12 ore, il collare esplode. Se entri in una zona vietata, il collare esplode.

Battle Royale è cattiveria allo stato solido, un page turner in cui ogni cosa viene messa in discussione: principi morali, amicizia, fiducia, i sogni di quelli che fino a un attimo prima erano solo ragazzini. Tutti gli studenti, anche i più restii, sanno che prima o poi dovranno piegarsi alle dinamiche del gioco. Uccidere o essere uccisi, non ci si può fidare di nessuno, anche se chi ti trovi di fronte è un vecchio amico.

Certo i personaggi forse sono un po’ stereotipati (ci sono le ragazzine terrorizzate, il gruppo dei bulli, il ragazzo bello bravo e intelligente, la coppietta inseparabile, il solitario), ma non è questo quello che conta. Con indubbia maestria Takami riesce a tracciare in poche righe il profilo psicologico di ognuno di loro. 42 studenti terrorizzati che di punto in bianco si trovano costretti a compiere gesti terribili. E ad ogni pagina viene impossibile non chiedersi “io cos’avrei fatto?”

battle royale copertina

Pulp, spietato, a tratti quasi splatter. In Battle Royale non c’è scampo né salvezza, ci sono solo il conflitto interiore tra il rimanere saldi ai propri principi e il sopravvivere, la disperazione di veder morire a uno a uno i propri compagni e la crudeltà, che sia essa imposta o fine a se stessa. Al termine di ogni capitolo, un inesorabile cowntdown con il numero degli studenti rimasti in vita segna l’avanzare di un crudele e insensato destino.

E’ un romanzo dai risvolti agghiaccianti che però, come in una sorta di trance voyeuristica, non ti permette di lasciarlo fino all’ultima pagina.

Se vogliamo vederlo in senso più ampio, oltre a essere un’aspra critica alla società scolastica giapponese, secondo l’autore terribilmente competitiva, il libro potrebbe essere visto anche come una cruda metafora dell’adolescenza in cui i più forti tendono a prevaricare sui più deboli, in cui le dinamiche interpersonali fanno la differenza e alla fine, in qualche modo, se ne esce sempre con qualche osso rotto.

Film ispirati al libro

Nel 2000 è uscito un film omonimo diretto da Kinji Fukasaku. Il film è stato un mainstream blockbuster, diventando uno dei 10 film di maggiore incasso in Giappone, ed è stato distribuito in 22 paesi del mondo (tra cui l’Italia).
Fukasaku iniziò a lavorare al sequel, Battle Royale II: Requiem, ma morì di cancro il 12 gennaio 2003 dopo la ripresa di una sola scena. Suo figlio, Kenta Fukasaku, completò il film nel 2003 e lo dedicò a suo padre.

Manga ispirati al libro

Dal libro è stato tratto anche un manga omonimo, Battle Royale abbreviato in BR o BR act. Il manga è opera di Koushun Takami, l’autore del romanzo, e del mangaka Masayuki Taguchi. Il manga (come del resto il romanzo e il film) ha una storia particolarmente violenta, tanto da avere scatenato in Giappone violente polemiche. 

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Top-qualcosa 2020

In questo anno complicato posso dire, e per una volta davvero a ragione, che la lettura mi abbia salvata. Non amo molto fare le classifiche ma credo che i libri che si sono ritagliati un posticino nel mio cuore meritino un post speciale. Quindi ecco, in ordine quasi del tutto ma non completamente casuale, la top-qualcosa dei libri che ho amato di più nel 2020!

Mercedes – Daniel Cuello

mercedes daniel cuello cover

Mercedes di Daniel Cuello, perché Cuello è una personcina adorabile e anche i suoi personaggi più malvagi, alla fin fine, sono adorabili anche loro.

Mercedes è un idolo indiscusso, una memorabile antieroina cinica, arrogante, inarrestabile, sboccata e massiccia quanto la sua improbabile cofana di capelli rossi. Cuello lavora di cesello, dà forma a personaggi spigolosi ma tridimensionali nella loro deplorevole umanità, gioca sul non detto e su livelli di lettura diversi, crea piani sequenza che sembrano film.⠀

Ne ho parlato su Instagram QUI

Il ragazzo in soffitta – Pupi Avati

il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta di Pupi Avati, perché mi ha insegnato che i mostri non sono sempre quelli con la faccia da mostro e, a volte, abbiamo paura delle cose sbagliate.

Il ragazzo in soffitta è un noir che parla di amicizia, di vendetta e delle umane debolezze. L’alternanza delle due storie crea una montagna russa di emozioni, un ritmo incalzante che non permette di scollarsi dalle pagine.

Ne avevo parlato su Instagram QUI

Women of Weird – AA. VV.

Women of weird perché è un progetto dannatamente bello e non c’è un solo racconto che non meriti di essere letto.

In questa raccolta di racconti weird potrete trovare sinistre entità che perseguitano il genere umano, pianeti abitati da esseri misteriosi, giochi che sconvolgono la vita di chi li porta a casa, antichi culti, paesi in cui si attuano punizioni esemplari e perfino unicorni. La grande forza di questa antologia è proprio la varietà. Ogni racconto è una sorpresa, un adrenalinico salto nel vuoto, un piccolo scrigno che potrebbe contenere meraviglie o orrori.

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Il complotto contro l’America – Philip Roth

il complotto contro l'america cover

Il complotto contro l’America di Philip Roth, perché è stato il mio primo Roth, ne avevo dannatamente paura e invece si è rivelata una bellissima e agghiacciante ucronia.

Quella di Roth è una scrittura densa, che va masticata e assaporata lentamente. E’ una narrazione lenta e fatta di continue digressioni, che come in un puzzle vanno a formare, mano a mano, un quadro ampio e splendidamente strutturato. E’ una storia che parla di quanto possa essere labile la democrazia anche nello stato più democratico del mondo, ma è anche il percorso di crescita e di formazione di un bambino che si ritrova ad avere a che fare con le paure di un mondo che non comprende e di una situazione molto più grande di lui.

Ne ho parlato QUI.

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri – Daniele Germani

come eliminare la polvere e altri brutti pensieri

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri di Daniele Germani, perché ci sono inciampata dentro e le storie di triste follia meritano sempre di essere raccontate.

Con una scrittura poetica ed evocativa, Daniele Germani ci regala questo libro tanto breve quanto intenso. Un percorso doloroso attraverso i cunicoli della mente umana, un racconto che apre moltissime domande che, in questo caso, contano molto più delle risposte.

Ne ho parlato QUI.

Anni Luce – Andrea Pomella

anni luce pomella cover

Anni Luce di Andrea Pomella, perché quell’urgenza di capire chi siamo, di mordere il mondo, di precipitare nel baratro e pensare di salvarsi attraverso la musica ce l’abbiamo avuta tutti.

Questo è un libro nato da un figlio della generazione X, il disilluso racconto di un uomo ormai adulto che guarda, col senno di poi ma anche con non celata nostalgia, a quegli anni quasi liquidi fatti di alcool, droga, amicizie sbandate e musica.
E’ un romanzo che probabilmente trova nel suo più grosso pregio anche il suo più grande difetto: è un romanzo generazionale, figlio di un’epoca che se non la si è vissuta, almeno in parte, forse non si può comprendere del tutto.

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Battle Royale – Koushun Takami

battle royale copertina

Battle Royale di Koushun Takami, perché è cattivo fino all’osso. Non ha nessun insegnamento da dare, ci sono solo sangue e terrore come solo i migliori giapponesi sanno regalare.

Prendi Il signore delle mosche, Hunger Games, Fortnite e butta via tutto (no vabhè, il Signore delle mosche magari tienilo). Battle Royale è una bomba che ti esplode in piena faccia, un capolavoro del pulp che, dopo essere stato rifiutato da svariati editori e premi letterari, è divenuto in Giappone il libro più venduto di tutti i tempi, ispirando manga, film e videogiochi.

Ne avevo parlato QUI.

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King Kong theory di Virginie Despentes, perché Despentes affronta argomenti delicatissimi, come il patriarcato, lo stupro e la prostituzione con una lingua ruvida come quella di un gatto.

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Eccolo qui il giovane Holden, in piedi sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta. Un ragazzino irritante, presuntuoso, indisponente, spocchioso. Ma anche, e soprattutto, confuso, fragile, spaventato, a volte depresso “e via dicendo”.
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Karoo – Steve Tesich

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Karoo di Steve Tesich, perché è l’amaro specchio di una realtà che si sgretola per far posto alla finzione.

Saul Karoo è una persona detestabile. Ricco, sovrappeso, intelligente, si finge il fantastico padre di un figlio che però continua ad evitare.
Saul Karoo recita, recita la parte di se stesso per come lo vedono gli altri. Recita e per recitare è necessario un pubblico, quindi è incapace di una vita privata. Recita anche adesso che, per colpa di una strana sindrome, nonostante ingurgiti quantità ciclopiche di alcool non riesce più ad ubriacarsi. Ma il suo personaggio è quello del cinico ubriacone, e quindi si finge tale per non deludere il suo pubblico.

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L’orda del vento – Alain Damasio

l'orda del vento copertina

L’orda del vento di Alain Damasio, perché l’autore è un asceta folle e perché è la cosa più bella che ho letto quest’anno e, probabilmente, tra quelle più belle della mia vita. Non è un libro, è un’esperienza fisica che mi ha strappato il cuore e mi ha fatta arrancare controvento trepidando e gioendo e piangendo ed è esattamente quello che un libro dovrebbe fare.

L’orda del vento è un romanzo corale che parte con “arroganza”, a cominciare dalla numerazione delle pagine, che va alla rovescia (da 624 a 0), alla sua prima pagina, in cui le parole sono spezzate come se fossero spazzate via dal vento, fino alle voci dei 23 personaggi, che si alternano identificate ciascuna solo da un simbolo. Si viene catapultati nel mezzo dell’azione e in un mondo altro, dominato dalle sue regole e da un linguaggio che all’inizio risulta ostico e in parte apparentemente privo di significato, ma che man mano che si va avanti nella lettura diviene familiare, come se il lettore stesso si tramutasse, piano piano, nel ventiquattresimo membro dell’orda.

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Sono curiosa di sapere qual è stata la vostra miglior lettura del 2020! Fatemelo sapere nei commenti!

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  • Genere: , ,
  • Titolo originale: Batoru Rowaiaru
  • Lingua originale: Giapponese
  • Anno pubblicazione: 1999 (prima ed. italiana 2009)
  • Isbn: 9788804663928
  • Casa editrice: Mondadori
  • Traduttore: T. Faraci
  • Pagine: 613
Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo... Edito nel 1999, "Battle Royale" è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Takami e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e violento, "Battle Royale" è un classico del pulp, un libro controverso e ricco di implicazioni, nel quale molti hanno visto una potente metafora di cosa significhi essere giovani in un mondo dominato dal più feroce darwinismo sociale.

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