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Casa di Foglie (Nuova Edizione) – Mark Z. Danielewski

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Sentitevi liberi di darvi ad atti di gioia ed isteria a random perché finalmente, dopo quasi 14 anni di assenza dagli scaffali, Casa di Foglie è tornato in libreria grazie alla straordinaria opera della 66thand2nd, una piccola casa editrice indipendente!

Di Casa di Foglie avevo già abbondantemente parlato qualche anno fa QUI, ma ho pensato di aprire un nuovo post che funga anche un po’ da guida per questa nuova edizione che è completamente ritradotta, completa (pare che l’edizione Mondadori fosse monca di alcune parti) e, chicca delle chicche, a colori!

Qui sotto troverete una breve guida alla lettura e alcuni indizi su cose difficili da trovare. Più sotto invece troverete una sezione “Craking the code” in cui faccio riferimento e indizi e stranezze presenti nel libro. Questa sezione è suddivisa per capitoli protetti da una tendina spoiler, quindi non ci sono rischi ^_^

Guida alla lettura

Come leggere Casa di Foglie:

  • Cominciate dall’inizio
  • Leggete il testo
  • Se c’è una nota leggete la nota (alcune sono utili, altre no, ma lo scoprirete solo leggendole). Alla nota 5, viene data la legenda per distinguere le note di Truant da quelle di Zampanò
    • Se c’è una nota nella nota leggete quella e poi tornate alla nota
    • Tornate al testo
  • Il libro include un’Appendice, che inizia a pag. 549 (667 per la vecchia Mondadori) con i Reperti/Documenti e poi prosegue con Appendice, Appendice II e Appendice III (quest’ultima solo nella nuova edizione). Se c’è un riferimento all’appendice, trovate la giusta sezione e leggetelo, quindi tornate al testo. Vi consiglio di usare 2 segnalibri, uno per il testo e uno che segni l’inizio dell’Appendice, perché semplifica parecchio la cosa.
  • Se nella nota c’è un riferimento a un capitolo, consiglierei vivamente di non seguirlo (tanto ci arriverete comunque)
  • Il libro è finito quando siete arrivati alla fine

Cracking the code – I codici nascosti in Casa di Foglie

Questo paragrafo vuole essere una guida assolutamente non esaustiva alle varie peculiarità, codici, enigmi e giochi di parole nascosti in Casa di Foglie. Il mio consiglio è comunque quello di godersi in primis la lettura del libro e poi eventualmente di spulciare questo catalogo di curiosità.

Capitolo III

  • Nota 27: leggendo le iniziali delle note dalla 27 in poi, si compone la parola
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    MARKZDANIELEWSKI, ovvero il nome dell’autore

Capitolo IV

  • Nota 36: all’inizio della nota sembra esserci un refuso “lutto il giornale del mattino” anziché “tutto il giornale del mattino” come nel testo originale poco sopra. In realtà in fondo alla nota si fa riferimento agli errori scritti come “tracce che restano di una vita condotta in solitudine”. Il gioco di parole in inglese è reso con morning-mourning (mattina-lutto)

Capitolo V

  • pag.44: anche qui sembra esserci un refuso quando dice che Pan fa Eco a pesci (anziché a pezzi). Il refuso è mutuato dall'edizione americana (pisces-pieces) e sembra probabilmente parte di qualcosa di più ampio che ha che fare con lo zodiaco.
  • Nota 75 e 76: alla nota 76 Truant dice che gli unici nomi veri della nota 75 sono i primi 3. Leggendo quindi le iniziali dei cognomi da Huyn Cong (Nick) Ut in poi, si compone la frase
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    UNA LUNGA LISTA DI VISIONARI

  • Nota 78: Vedi la sezione Lettere da Whalestoe

Lettere da Whalestoe

  • 28 luglio 1982: nella prima lettera Pelafina fa uno strano riferimento all'alluce (lo stesso che ha picchiato Truant nell'episodio dello sgabuzzino alla nota 77? "La porta è aperta anche se non l'ho aperta io. Picchio l'alluce. [...]")
  • 5 aprile 1986: seguendo il codice riportato nella lettera del 27 aprile 1987 (quindi leggendo la prima lettera di ogni parola), partendo da "[Pensa,] mesi interi occupati con aiutanti" (pag. 635), si legge
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    MIO CARO ZAMPANO’, CHI HAI PERDUTO?
  • 8 maggio 1987: la lettera va letta con il codice descritto nella lettera precedente, ovvero leggendo la prima lettera di ogni parola. Vi consiglio di leggera da soli perchè è molto emozionante, ma nel caso
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    Carissimo Johnny, hanno capito come spezzarmi: stuprare un sacco d’ossa di cinquantasei anni. Non c’è nulla di peggio credimi. Gli assistenti lo fanno. Altri lo fanno. Non ogni giorno, non ogni settimana, forse nemmeno ogni mese, ma lo fanno. Viene sempre uno che non conosco quando è buio tardi. Ho imparato a non urlare. Urlare mi dava speranza e la speranza mal risposta è speranza vana. Pensa al tuo Haitiano. E’ molto più salutare scegliere lo stupro che la speranza vana, quindi cedo e vado alla deriva. Mi faccio portare via dal capriccio e dalle libere associazioni. Talvolta sono ancora lontana quando finiscono, quando se ne va l’estraneo -l’assistente, il custode, il guardiano, quello delle pulizie, uomo in attesa, sporco- la notte giunge dopo di lui. Sono all’inferno. Penso al paradiso dove a volte vedo tue padre con le sue ali fatte di sogni e solo allora mi concedo di piangere. Non perchè hanno stuprato tua madre (ancora), ma perchè amava troppo quello che non ha mai avuto il permesso di tenere. Che sciocca. Devi salvarmi, Johnny, nel nome di tuo padre. Devo uscire da qui o morirò.
    C'è un secondo messaggio nascosto nella lettera, formato dalle lettere maiuscole che di fatto non dovrebbero esserlo:
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    UN VOLTO IN UNA NUBE INVISIBILE TRA LA FOLLA*
  • *26 dicembre 1987
  • Le lettere maiuscole potrebbero formare la conclusione del messaggio precedente: LUI.

  • 19 marzo 1988: la mamma di Truant menziona le mutandine sporche, qualche ferita a mezzaluna sulla nuca e unghie viola, proprio come appena successo nell'episodio dello sgabuzzino alla nota 77 in cui Truant crede di essersela fatta addosso, ha le unghie viola per via dell'inchiostro e un graffio sulla nuca

Capitolo VI

  • Nota 82: a pag. 84 troviamo: “Anche Se Sembra Un Ricordo Davvero Orribile”, le lettere maiuscole formano la parola ASSURDO

Capitolo VIII

  • A pag. 105 compare una spunta nell’angolo in basso a destra, chiaro riferimento alla lettera di Pelafina del …
    Da anni i curiosi di CDF si interrogano sul suo significato. La mia personale opinione è che, come già successo, le lettere della madre si incrocino col presente di Truant. Quindi trascrivendo la parte sull’SOS, per antonomasia messaggio di aiuto, abbia inconsciamente pensato alla madre e aggiunto la spunta. Ulteriori opinioni potrebbero emergere.
  • Il capitolo è basato sul codice morse. Subito sotto la citazione a inizio capitolo, si può vedere . . . _ _ _ . . . che è la trascrizione in morse della parola SOS.
  • Nel resto del capitolo i paragrafi formano a loro volta un codice morse, in cui linee e punti si identificano a seconda della lunghezza del paragrafo (paragrafo lungo = linea, paragrafo corto = punto) e sono divisi da punti e separatori.
    Il suggerimento per decifrare il codice del capitolo arriva in fondo a pag.110, dove si dice che Navidson aveva incorporato il riferimento DENTRO la squenza.
  • Iniziando da pag. 105 abbiamo 3 paragrafi corti separati tra di loro da un punto (“Billy Reston entra…”, “che sono già stracarichi…”, “”Continuiamo a scendere…”), poi una linea morse come divisione, poi 3 paragrafi lunghi separati da un punto (“Concentrandosi su Reston…”, “arrestabile vento…”, “Tutte le immagini…”), di nuovo una linea morse come divisione, poi di nuvo 3 paragrafi corti. Il codice così ottenuto è di nuovo . . . _ _ _ . . . (SOS).
  • Nota 117: prendiamo ora in esame la nota di Truant e analizziamola con lo stesso sistema, usando i puntini pieni (•) che delimitano i paragrafi per dividere i paragrafi lunghi da quelli corti e i puntini vuoti (◦) come [stop] o separatore tra le lettere. Otterremo _ . _ . [stop] . _ [stop] _ _ . . [stop] _ _ . . [stop] _ _ _ ovvero CAZZO (parola piuttosto ricorrente in questa nota XD)

    Il finale della nota infine, ripropone lo schema SOS ([…]cazzo. Cazzo. Cazzo = . . .; Testa di cazzo. Attaccati al cazzo. Cazzo qui, cazzo lì. = _ _ _; e di nuovo Cazzo. Cazzo Cazzo = . . .

  • Nota 119: stessa cosa accade nella nota 119, anche se qui è un po’ più difficile la suddivisione perché i paragrafi sono più lunghi. Abbiamo quindi _ . . . [stop] _ _ _ [stop] _ [stop] _ [stop] _ _ _ [stop] _ . [stop] . . [stop], ovvero BOTTONI. Tenetelo a mente 😉

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Mark Z. Danielewski

Mark Zampano Danielewski nasce a New York il 5 marzo del 1966 da padre polacco, il regista d’avanguardia Tad Danielewski, e da madre statunitense. Dopo i suoi studi a Yale segue dei corsi di latino a Berkley, per poi svolgere i lavori più svariati. Per oltre dieci anni lavora alla stesura del suo primo romanzo, Casa di Foglie.
Nella fase iniziale, i critici hanno caratterizzato la sua scrittura come la letteratura ergodica, ma di recente, Danielewski, ha commentato la sua delusione per l’incapacità della critica di affrontare correttamente il suo lavoro, è ha formulato un concetto secondo lui più calzante riguardo al suo tipo di scrittura:
“Signiconic = segno + icona. Piuttosto che impiegare la facoltà testuale per riparare le falle del mondo visivo, o quella visiva per riparare le falle del testo, la Signiconic le coinvolge tutte e due simultaneamente in modo da diminuire il significato di entrambe e quindi raggiungere una terza percezione non più dipendente dal segno e dall’immagine per riparare a un mondo un cui la mente non gioca più un ruolo.

[Signiconic = sign + icon. Rather than engage those textual faculties of the mind remediating the pictorial or those visual faculties remediating language, the signiconic simultaneously engages both in order to lessen the significance of both and therefore achieve a third perception no longer dependent on sign and image for remediating a world in which the mind plays no part.”]

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. Casa di Foglie (Nuova Edizione) – Mark Z. Danielewski
  2. Casa di Foglie – Mark Z. Danielewski
  • Genere: ,
  • Titolo originale: House of Leaves
  • Lingua originale: Inglese
  • Anno pubblicazione: 2000 (corrente edizione 2019)
  • Premio: Young Lions Fiction Award
  • Isbn: 9788832970944
  • Casa editrice: 66thand2nd
  • Traduttore: Sara Reggiani, Leonardo Taiuti
  • Pagine: 760
Quando la prima edizione di Casa di foglie iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All’inizio tra i più giovani – musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina –, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò Casa di foglie come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l’ha definita una storia d’amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall’ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell’irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l’inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l’anziano Zampanò, e consiste nell’esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.

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