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La guerra delle salamandre – Karel Čapek

la guerra delle salamandre recensione
8.5

La domanda è questa: l’uomo è mai stato capace d’essere felice? L’uomo senza dubbio, si, come ogni essere vivente; l’umanità no.

— pag. 286

Vi è mai capitato di acquistare un romanzo convinti che fosse una cosa, per poi invece scoprire che era qualcosa di completamente diverso?

E’ quello che è accaduto a me con La guerra delle salamandre, un libro decisamente inconsueto che si è rivelato -con mio sommo stupore e gioia- essere completamente dissimile da qualsiasi cosa si possa immaginare su di esso. Scritto nel 1936, non è un romanzo di fantascienza classico, né un documentario o un trattato di zoologia, non è una distopia né tantomeno un’utopia.

La trama in breve: il capitano Von Toch scopre in una sperduta goletta asiatica uno sconosciuta specie di salamandre umanoidi, abilissime nel trovare perle perché interessate, in realtà, al mollusco contenuto nella conchiglia. Ben presto però si scopre che le salamandre non sono solo in grado di apprendere abilità basilari, ma anche di imparare a leggere e a parlare.

Inutile dirlo, qui entra in gioco l’umana indole di ritenere di sua proprietà tutto ciò che il creato offre: le salamandre, tranquille e pacifiche di natura, vengono catturate, studiate, sezionate, testate, esposte come fenomeni da baraccone e infine usate come forza lavoro sottomarina e come difesa militare delle coste.

Ma, si sa, chi semina vento raccoglie tempesta, e così le miti salamandre faranno tesoro non solo di tutte le nuove conoscenze acquisite ma anche, e soprattutto, dell’antica arte dell’antropocentrismo, ribaltando totalmente la situazione.

Fanart di DanielSpacek

La guerre delle Salamandre è un un romanzo stupefacente e di incredibile modernità. Strutturato quasi come un mockumentary, mischia generi narrativi diversi: capitoli di impostazione classica si alternano a saggi pseudoscientifici, tagli giornalistici, bollettini militari, memoriali e addirittura delle metanote (note che si riferiscono a documenti inesistenti, una cosa che non avevo mai trovato in un libro così datato), creando una narrazione variegata e imprevedibile.

Al contrario di ogni altro libro di fantascienza qui non ci sono invasioni né faide con altre razze o clan, né la conquista di inesplorati pianeti o i brandelli umani di un post-apocalisse, ma solo la narrazione, quantomai lucida e illuminata, dell’incontro tra l’uomo e delle creature altrettanto senzienti, un racconto nel quale tutto va come dove andare, in cui non ci sono eroi salvifici nè tantomeno provvidenziali colpi di scena orchestrati dall’autore.

“Le salamandre sono salamandre!” borbottò con aria evasiva.
“Duecento anni fa si diceva che i negri erano negri”.
“E non era forse vero? – chiese Bellamy. – Scacco!”

I sottintesi debordano da ogni frase e la tagliente ironia di Čapek non risparmia nessuno: regimi, capi d’industria, scienza, società contemporanea, capitalismo e comunismo, cieca smania di potere politico, uomini, scienziati e salamandre. Il finale, ciliegina sulla torta, deflagra in tutta la sua potente verità rendendo questo libro un vero gioiello da non perdersi.

Un romanzo gustosissimo, originale, intelligente e incredibilmente ironico, che racchiude in sè tutte le follie di un secolo -lo scorso- votato alla catastrofe, restituendoci un’immagine lucidissima e a tratti profetica della nostra storia e della speciale capacità degli uomini di autodistruggersi.

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  • Genere: ,
  • Titolo originale: Válka s mloky
  • Lingua originale: Ceco
  • Anno pubblicazione: 1936
  • Isbn: 9788802080994
  • Casa editrice: UTET
  • Traduttore: Bruno Meriggi
  • Pagine: 366
Un geniale apologo pieno di spirito e amara ironia significativamente scritto nel 1936: in una baia dei mari del Sud viene scoperta una strana e mite "salamandra" antropomorfa. I primi esemplari vengono usati nella pesca delle perle o portati in giro nei circhi. Poi si scopre che le salamandre imparano a parlare facilmente e si comincia a usarle come manodopera (alquanto schiavizzata) per complesse lavorazioni subacquee e iniziano agevoli tentativi di "civilizzarle": esilaranti per forza parodistica i passi nei quali si narra la loro evangelizzazione religiosa e politica... Rapidamente si arriva al loro uso militare da parte delle nazioni "civili". Altrettanto rapidamente nasce la coscienza di essere un popolo e le conoscenze acquisite vengono ritorte contro il genere umano: crolli sottomarini dovuti a esplosioni provocate dalle geniali salamandre artificiere (che ormai si autogovernano e obbediscono a una sorta di Re che trasmette i suoi diktat e le sue condizioni agli uomini con trasmissioni radio) aprono voragini sempre più ampie lungo le coste: New Orleans è tra le prime città a essere devastate dall'avanzata dei flutti. Ma anche tra il popolo delle salamandre nascono divisioni, si generano fazioni e inizia una guerra intestina che porterà alla distruzione globale...

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