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La nube purpurea – M. P. Shiel

la nube purpurea recensione
8.5

E su tutta la nave regnava incontrastato quell’aroma di fiori di pesco, come lo spirito della morta stessa.

Unico maschio, giunto dopo otto sorelle, e figlio di un predicatore irlandese emigrato nei Caraibi, Matthew Phipps Sheil raccontò in una delle sue pubblicazioni di essersi autoincoronato re dell’isola di Redonda (uno scoglio delle Indie Occidentali) e, dopo aver conferito nobiltà a celebri amici scrittori, di aver fatto la seguente riflessione: ”Così mi abituai all’idea di essere un re, un re dei re […]; ma il fatto di credere vere le fantasie provoca la metà dei nostri guai, e quello di non credere vera la realtà, l’altra metà”.
Nel 1901 scrive La nube purpurea, considerato uno dei testi fondatori della fantascienza apocalittica, che riprende in parte il frutto della sua riflessione.

Tramite un espediente alquanto bizzarro, l’autore ci narra la storia di Adam Jeffson, giovane dottore inglese, che viene convinto a partecipare ad una spedizione per raggiungere il polo Nord. Durante la via per il ritorno dalla spedizione però, Adam inizia a rendersi conto che qualcosa non va: tutto ciò che incontra, sebbene apparentemente incorrotto, è irrimediabilmente morto, e nell’aria continua ad aleggiare uno strano profumo di mandorla.

La verità viene a galla poco dopo: una misteriosa nube tossica, venuta da chissà dove, ha avvolto la Terra lasciando dietro di se un’ecatombe mondiale. Una morte talmente immediata da lasciare le sue vittime come congelate nell’attimo in cui la nube le ha raggiunte, in bicicletta, inginocchiate in preghiera o abbracciate nel letto, facendo di loro un drammatico presepe ormai non più vivente. Ormai conscio di essere rimasto solo al mondo, Adam inizia un pellegrinaggio disperato alla ricerca di sopravvissuti.

Stavano completamente immobili sul mare immobile, esso stesso una cosa defunta, livido come le labbra della morte; e in quella calma vibrava un’intensità raccapricciante, perché l’oceano sembrava sovraccarico, e l’aria narcotizzata.

La nube purpurea ci racconta della disperata e atavica paura della solitudine, e di come relazionarci con altri individui serva da fulcro per bilanciare noi stessi. Privato dei propri punti cardine, di una società che faccia da spartiacque, Adam annaspa incapace ormai di vedere la linea tra il bene e il male.

Nella lotta tra il Bianco e il Nero, tra luce e tenebra, tra la saggezza e la follia, Adam, autoelettosi unico monarca della terra, diviene un antieroe. La sua foga disperata si trasforma prima in desolazione e poi in rabbia cieca, in un vortice di perdizione a cavallo tra follia e sfacelo che sfocerà in un delirio di distruzione.

Quando lo vidi percepii distintamente, per la prima volta, quella disperazione sconfinata che solo io, tra gli uomini, ho provato, più alta delle stelle, e profonda come l’Inferno; e mi ritrovai a fissare di nuovo lo sguardo vacuo del Nirvana e l’alienazione del Nulla, laddove il Tempo si fonde con l’Eternità, e tutta l’esistenza, come una goccia d’acqua, scivola dispersa a riempire il vuoto senza fondo dello spazio, ed è perduta.

La prosa meravigliosamente lirica e ricca di avvolgenti descrizioni che accompagna la prima parte del libro piano piano scarnifica, si imbruttisce e si semplifica, come a voler sottolineare il reimbarbarimento di un uomo costretto al silenzio della solitudine. In questa parte centrale il racconto diviene -forse non a caso- follemente ripetitivo e ridondante, quasi sfiancante.

la nube purpurea

La metafora che accompagna tutta la narrazione è quantomai evidente (del resto come ho già detto Shiel era figlio di un predicatore), ma La nube purpurea è una metafora della Fede intesa non solo nel senso religioso del temine, ma, più globalmente, come necessità umana di credere in qualcosa e avere uno scopo, e, nel contempo, nella possibilità di redenzione dell’umanità.

Sebbene sembri perdere lucidità nella parte centrale, La nube purpurea, con la sua prosa quasi Lovecraftiana e con i limiti di un romanzo che ha 120 anni -portati comunque benissimo-, è un libro a dir poco affascinante, ricco di simbolismi, che varca i limiti della letteratura decadente ottocentesca per trasformarsi in qualcosa di nuovo: una potente e lacerante riflessione sul genere umano.


E’ stato bellissimo condividere questa lettura con il mio amico Louchobi, sul suo blog trovate la sua recensione!

Se hai già letto il libro

Attenzione, considerazioni sul libro che potrebbero contenere SPOILER!
Mi ha stretto il cuore come la prospettiva di un’eterna solitudine porti Adam dapprima a temere i morti, e poi a trattarli come fossero vivi, statuine di un teatro in cui lui è l’unico a muoversi.

Nonostante la parte centrale, con i pellegrinaggi, gli incendi e l’erezione del tempio mi abbia annoiata terribilmente, sento che ha una funzione dal punto di vista globale del romanzo e, come dicevo prima, come metafora della fede.
La nube, flagello che stermina l’umanità ormai corrotta, le tempeste come una sorta di novello diluvio universale, l’erezione di un tempio d’oro agli dei mentre la follia dilania la mente del povero Adam, privo di scopo e in cerca di risposte che, come ben sappiamo, non arriveranno dall’alto.

E nel momento in cui quasi tutto sembra perduto, in cui l’imbarbarimento di Adam sembra toccare il fondo, ecco arrivare la nuova Eva, pura perché cresciuta isolata dall’intera umanità e della sua corruzione, venuta stavolta non per tentare Adam-o, ma per redimerlo e fondare con lui una nuova umanità. Non nego di essermi commossa nel finale.

Film ispirati al libro

la fine del mondo film

La fine del mondo (The World, the Flesh and the Devil) è un film del 1959 diretto da Ranald MacDougall. È una pellicola fantascientifica post apocalittica incentrata sugli effetti di una guerra atomica.

Il film è ispirato al romanzo La nube purpurea di M. P. Shiel del 1901 e al racconto End of the World di Ferdinand Reyher; lo stesso soggetto è stato ripreso nel 1960 per il film L’ultima donna sulla Terra (Last Woman on Earth) di Roger Corman.

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M. P. Shiel

Matthew Phipps Shiel, meglio noto come M. P. Shiel, è stato uno scrittore britannico, ricordato soprattutto per i suoi romanzi soprannaturali e di fantascienza, tra i quali l’apocalittico La nube purpurea.

Lo scrittore nacque sull’isola di Montserrat, nelle Indie Occidentali Britanniche. Malgrado il suo cognome anagrafico fosse “Shiell”, lo scrittore avrebbe in seguito adottato la forma abbreviata dell’ultima lettera per firmare le sue opere. Per il suo quindicesimo compleanno fu incoronato, da un predicatore wesleyano e su specifica richiesta del padre, sovrano della piccola isola deserta di Redonda, nei Caraibi, col nome di Re Felipe I.

Ai numerosi impieghi occasionali nel corso degli anni novanta fecero seguito i primi successi come scrittore, attraverso una serie di racconti influenzati da Edgar Allan Poe. Shiel subiva intanto il fascino della vita intellettuale, del nuovo mondo letterario decadente, e ciò gli permise di stringere amicizia con alcune delle figure di maggior spicco della cultura del tempo: Robert Louis Stevenson, Oscar Wilde, Pierre Louÿs. In breve tempo produsse il suo più grande successo di critica, il romanzo La nube purpurea, seguito da altre opere che divennero anch’esse molto popolari.

Libri recensiti dell’autore:

  1. La nube purpurea – M. P. Shiel
  • Genere: ,
  • Titolo originale: The Purple Cloud
  • Lingua originale: Inglese
  • Anno pubblicazione: 1901
  • Isbn: 9788804718048
  • Casa editrice: Mondadori, collana Oscar Fantastica
  • Traduttore: D. De Boni
  • Pagine: 312
Un vapore mortale - dall'inquietante luce purpurea e dall'inebriante profumo di fiori di pesco - spazza il mondo e annienta tutte le creature viventi. Rimane un unico uomo, Adam Jeffson, medico, reduce da una missione esplorativa nell'Artico. Come un Robinson Crusoe apocalittico, Adam inizia la sua epopea per la sopravvivenza. Ma, a differenza di Robinson, non è relegato su un'isola: a sua disposizione ha l'intero pianeta, un mondo silenzioso e devastato. E se l'eroe di Defoe faceva ricorso a tutte le più sottili doti del raziocinio e dell'intelligenza, Adam sprofonda invece nella follia, passando per i deliri e le allucinazioni della solitudine più profonda. Tuttavia una lucidità visionaria si fa lentamente strada nella sua mente, ed egli diventa infine consapevole che la sua sopravvivenza non è casuale e che il suo destino - e quello della razza umana - fa parte di un piano più vasto. Pubblicato agli albori del Ventesimo secolo, "La nube purpurea" è riconosciuto come uno dei grandi capolavori della fantascienza: un grandioso racconto emblematico dei più sinistri incubi novecenteschi, ma anche un'epica vicenda di rovina e rinascita, fine e principio.

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