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Le 110 pillole – Magnus

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Di Magnus si sente fortemente la mancanza. Toccando l’apice con Alan Ford, Magnus è stato un autore piuttosto prolifico, geniale artista senza, al momento, un vero erede, che rimane ad oggi uno degli autori più sfaccettati nel panorama del fumetto italiano ed europeo.
Le 110 pillole si colloca più o meno a metà della sua carriera. Come si evince facilmente dalla copertina, non è un’opera adatta a tutti, in cui la matita di Magnus è stata estremamente generosa, scatenando polemiche e costringendo persino Totem (la rivista che ospitava la prima pubblicazione) a censurare alcune scene.

Le 110 pillole è una piccola graphic novel erotica. Spesso la si può trovare a giacere dimenticata nelle bancarelle dei libri usati, lasciata lì dagli avventori forse scoraggiati dalla copertina troppo osè. Ma se gli stessi avventori avessero solo il coraggio di aprirla, rimarrebbero stupefatti dalla bellezza delle ambientazioni, dalla pulizia nel tratto e dalla cura del disegno, della vignetta -di ogni vignetta- e di ogni pagina nel suo insieme.

Il fumetto narra la storia, tratta dall’antico romanzo erotico cinese “Chin P’ing Mei“, di Hsi-Men Ching, un ricco farmacista Cinese, delle sue sei mogli, e di un miracoloso afrodisiaco donato a Hsi-Men Ching da un anziano monaco con l’avvertenza di farne un uso moderato. Ma purtroppo gli essere umani sono umani, e Hsi-Men Ching finisce presto in un vortice di sesso, mischiato al desiderio di riconquistare le sue mogli, soprattutto la prima, Madama Luna, che lo porteranno ad un rapido logoramento mentale e fisico.

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In questa opera appare palese tutto l’amore di Magnus per le ambientazioni, per le trovate, per i dettagli disegnati che narrano, a loro volta, amore per la storia da raccontare. Questa è una storia erotica, certo, sfiorante il porno a tratti, ma non è solo la storia degli epocali amplessi di un signorotto orientale e della sua miserevole fine per i vizi della carne; questa è la storia di una persona che gode della bellezza e dei piaceri in tutte le loro forme dalla carne all’arte, dalle forti passioni all’amore. Eros e thanatos.

I puristi hanno sempre considerato la ‘deriva porno’ di Magnus una parentesi minore della sua carriera, dimostrando così una incomprensibile ottusità e scarso rispetto per l’approccio estremamente colto, l’applicazione feroce e la passione messa dal grande artista bolognese anche e soprattutto nelle sue opere trasgressive. Come nel caso di quest’opera, capace ad un tempo di portare il disegno pornografico a vette artistiche inattese, e di regalare nuova freschezza ad un testo antichissimo senza per questo tradirne lo spirito.

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Top-qualcosa 2020

In questo anno complicato posso dire, e per una volta davvero a ragione, che la lettura mi abbia salvata. Non amo molto fare le classifiche ma credo che i libri che si sono ritagliati un posticino nel mio cuore meritino un post speciale. Quindi ecco, in ordine quasi del tutto ma non completamente casuale, la top-qualcosa dei libri che ho amato di più nel 2020!

Mercedes – Daniel Cuello

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Mercedes di Daniel Cuello, perché Cuello è una personcina adorabile e anche i suoi personaggi più malvagi, alla fin fine, sono adorabili anche loro.

Mercedes è un idolo indiscusso, una memorabile antieroina cinica, arrogante, inarrestabile, sboccata e massiccia quanto la sua improbabile cofana di capelli rossi. Cuello lavora di cesello, dà forma a personaggi spigolosi ma tridimensionali nella loro deplorevole umanità, gioca sul non detto e su livelli di lettura diversi, crea piani sequenza che sembrano film.⠀

Ne ho parlato su Instagram QUI

Il ragazzo in soffitta – Pupi Avati

il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta di Pupi Avati, perché mi ha insegnato che i mostri non sono sempre quelli con la faccia da mostro e, a volte, abbiamo paura delle cose sbagliate.

Il ragazzo in soffitta è un noir che parla di amicizia, di vendetta e delle umane debolezze. L’alternanza delle due storie crea una montagna russa di emozioni, un ritmo incalzante che non permette di scollarsi dalle pagine.

Ne avevo parlato su Instagram QUI

Women of Weird – AA. VV.

Women of weird perché è un progetto dannatamente bello e non c’è un solo racconto che non meriti di essere letto.

In questa raccolta di racconti weird potrete trovare sinistre entità che perseguitano il genere umano, pianeti abitati da esseri misteriosi, giochi che sconvolgono la vita di chi li porta a casa, antichi culti, paesi in cui si attuano punizioni esemplari e perfino unicorni. La grande forza di questa antologia è proprio la varietà. Ogni racconto è una sorpresa, un adrenalinico salto nel vuoto, un piccolo scrigno che potrebbe contenere meraviglie o orrori.

Ne ho parlato QUI.

Il complotto contro l’America – Philip Roth

il complotto contro l'america cover

Il complotto contro l’America di Philip Roth, perché è stato il mio primo Roth, ne avevo dannatamente paura e invece si è rivelata una bellissima e agghiacciante ucronia.

Quella di Roth è una scrittura densa, che va masticata e assaporata lentamente. E’ una narrazione lenta e fatta di continue digressioni, che come in un puzzle vanno a formare, mano a mano, un quadro ampio e splendidamente strutturato. E’ una storia che parla di quanto possa essere labile la democrazia anche nello stato più democratico del mondo, ma è anche il percorso di crescita e di formazione di un bambino che si ritrova ad avere a che fare con le paure di un mondo che non comprende e di una situazione molto più grande di lui.

Ne ho parlato QUI.

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri – Daniele Germani

come eliminare la polvere e altri brutti pensieri

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri di Daniele Germani, perché ci sono inciampata dentro e le storie di triste follia meritano sempre di essere raccontate.

Con una scrittura poetica ed evocativa, Daniele Germani ci regala questo libro tanto breve quanto intenso. Un percorso doloroso attraverso i cunicoli della mente umana, un racconto che apre moltissime domande che, in questo caso, contano molto più delle risposte.

Ne ho parlato QUI.

Anni Luce – Andrea Pomella

anni luce pomella cover

Anni Luce di Andrea Pomella, perché quell’urgenza di capire chi siamo, di mordere il mondo, di precipitare nel baratro e pensare di salvarsi attraverso la musica ce l’abbiamo avuta tutti.

Questo è un libro nato da un figlio della generazione X, il disilluso racconto di un uomo ormai adulto che guarda, col senno di poi ma anche con non celata nostalgia, a quegli anni quasi liquidi fatti di alcool, droga, amicizie sbandate e musica.
E’ un romanzo che probabilmente trova nel suo più grosso pregio anche il suo più grande difetto: è un romanzo generazionale, figlio di un’epoca che se non la si è vissuta, almeno in parte, forse non si può comprendere del tutto.

Ne ho parlato QUI.

Battle Royale – Koushun Takami

battle royale copertina

Battle Royale di Koushun Takami, perché è cattivo fino all’osso. Non ha nessun insegnamento da dare, ci sono solo sangue e terrore come solo i migliori giapponesi sanno regalare.

Prendi Il signore delle mosche, Hunger Games, Fortnite e butta via tutto (no vabhè, il Signore delle mosche magari tienilo). Battle Royale è una bomba che ti esplode in piena faccia, un capolavoro del pulp che, dopo essere stato rifiutato da svariati editori e premi letterari, è divenuto in Giappone il libro più venduto di tutti i tempi, ispirando manga, film e videogiochi.

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King Kong Theory – Virginie Despentes

king kong theory

King Kong theory di Virginie Despentes, perché Despentes affronta argomenti delicatissimi, come il patriarcato, lo stupro e la prostituzione con una lingua ruvida come quella di un gatto.

Un testo cruciale per molti aspetti, il primo saggio pubblicato dall’autrice, è un moderno manifesto femminista che devasta l’ordine sociale contemporaneo nel quale i corpi delle donne sono a disposizione degli uomini.

Il giovane Holden – J. D. Salinger

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Il giovane Holden di J. D. Salinger, perché è irritante e indisponente e confuso e dannatamente fragile. E io me lo ricordo come ci si sente.

Eccolo qui il giovane Holden, in piedi sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta. Un ragazzino irritante, presuntuoso, indisponente, spocchioso. Ma anche, e soprattutto, confuso, fragile, spaventato, a volte depresso “e via dicendo”.
Cacciato dall’ennesima scuola e in attesa di tornare a casa, dove lo aspetta la ramanzina del padre, ma forse anche dei dolorosi ricordi, si aggira in una New York fumosa e affollata nella quale, però, sembra così dannatamente solo.

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Karoo – Steve Tesich

karoo steve tesich

Karoo di Steve Tesich, perché è l’amaro specchio di una realtà che si sgretola per far posto alla finzione.

Saul Karoo è una persona detestabile. Ricco, sovrappeso, intelligente, si finge il fantastico padre di un figlio che però continua ad evitare.
Saul Karoo recita, recita la parte di se stesso per come lo vedono gli altri. Recita e per recitare è necessario un pubblico, quindi è incapace di una vita privata. Recita anche adesso che, per colpa di una strana sindrome, nonostante ingurgiti quantità ciclopiche di alcool non riesce più ad ubriacarsi. Ma il suo personaggio è quello del cinico ubriacone, e quindi si finge tale per non deludere il suo pubblico.

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L’orda del vento – Alain Damasio

l'orda del vento copertina

L’orda del vento di Alain Damasio, perché l’autore è un asceta folle e perché è la cosa più bella che ho letto quest’anno e, probabilmente, tra quelle più belle della mia vita. Non è un libro, è un’esperienza fisica che mi ha strappato il cuore e mi ha fatta arrancare controvento trepidando e gioendo e piangendo ed è esattamente quello che un libro dovrebbe fare.

L’orda del vento è un romanzo corale che parte con “arroganza”, a cominciare dalla numerazione delle pagine, che va alla rovescia (da 624 a 0), alla sua prima pagina, in cui le parole sono spezzate come se fossero spazzate via dal vento, fino alle voci dei 23 personaggi, che si alternano identificate ciascuna solo da un simbolo. Si viene catapultati nel mezzo dell’azione e in un mondo altro, dominato dalle sue regole e da un linguaggio che all’inizio risulta ostico e in parte apparentemente privo di significato, ma che man mano che si va avanti nella lettura diviene familiare, come se il lettore stesso si tramutasse, piano piano, nel ventiquattresimo membro dell’orda.

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Sono curiosa di sapere qual è stata la vostra miglior lettura del 2020! Fatemelo sapere nei commenti!

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Magnus (Roberto Raviola)

magnus

Nato a Bologna nel 1939, Roberto Raviola, si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 1961 in scenografia, continuando per altri due anni con il corso di decorazione. Durante gli anni universitari, oltre ad un’intensa attività di vignettista goliardico e militanza politica di sinistra, si appassiona ai fumetti e incomincia a disegnare alcune brevi storie. Prima di approdare seriamente al mondo del fumetto fa l’insegnante di disegno ed il grafico pubblicitario. In un primo periodo firma le sue opere come “Bob la Volpe”, poi prende definitivamente il nome di “Magnus“, pseudonimo derivante dal motto goliardico “magnus pictor fecit”, ricordo dei tempi dell’Accademia.

Libri recensiti dello stesso autore:


  1. Le 110 pillole – Magnus

  • Genere:
  • Lingua originale: Italiano
  • Anno pubblicazione: 1985
  • Casa editrice: Totem Comics
  • Illustratore: Magnus (Roberto Raviola)
  • Pagine: 52, in bianco e nero
Dal romanzo erotico cinese di Jim Ping Mei, tradotto a fumetti da un Magnus nel pieno della maturità artistica. La letteratura orientale ha rappresentato per lui un'occasione per sperimentare un segno perfetto ed elegante, e le sperimentazioni erotiche di Hsi-Men Ching, alla ricerca dello stato in cui 'piacere e dolore si confondono', sono l'occasione per un esercizio di stile che raggiunge risultati altissimi.

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