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Uno – Richard Bach

Dunque… un’opinione su Uno di Richard Bach, a dire il vero, non è semplice… Immaginate di essere alla guida di un biplano, e di vedere sotto di voi un’immensa e fitta rete di strade, che si intrecciano tra di loro a formare quasi un groviglio. Immaginate che quella lì sia la vostra vita, passato, presente e i tanti possibili futuri, e quelle strade siano le scelte che avete fatto e che continuerete a fare. E’ tutto lì.

L’idea è che ci sia in qualche modo un destino già scritto, ma – come dice la strana “guida turistica” che si trova sul biplano – “il destino non vi spinge dove non volete andare. Siete voi che dovete scegliere. Il destino lo forgiate voi“. Ogni bivio di quella fitta rete di strade rappresenta una nostra scelta, e la strada che percorreremo ci porterà inevitabilmente ad un altro bivio, e poi un’altro bivio ancora…
A Richard e sua moglie viene data la possibilità di esplorare quella rete di “futuri alternativi”, di tornare a conoscere i loro “diversi se stessi”.

Richard Bach è uno scrittore dannatamente New Age, cosa che aveva già mostrato ampiamente ne “Il gabbiano Jonathan Livingston” (di cui avevo parlato QUI), e che emerge ancora di più in questo libro, nel quale cerca di farci comprendere il significato di amore e conoscenza universali attraverso il viaggio che i due protagonisti compiono.

Bach si rende messia (a tratti un pò delirante) di questa filosofia, cercando di spiegarci che il tempo e lo spazio sono fondamentalmente una nostra invenzione, e che tutti gli abitanti non solo di questa Terra, ma anche di tutti gli universi paralleli possibili, sono in realtà un grande Uno, una rete infinita di strade che prendono una diramazione diversa a seconda di ogni nostra scelta.

Il concetto è bello, non ci si può far niente, e certi capitoli secondo me sono quasi illuminanti. Peccato che tutto questo grande amore aniversale e la cadenza ripetitiva dei concetti alla lunga stanchino un pò, rendendo il tutto a tratti noiosetto. E’ una sorta di grande dissertazione filosofica (e metafisica) sugli errori dell’umanità e sull’importanza di apprendere da essi, senza dimenticare mai l’amore.

Certo è che è un libro che va letto con calma, perchè in alcune parti è difficile da digerire, anche se offre spunti meravigliosi di riflessione, e, secondo me, il capitolo 10 vale da solo la fatica di digerire l’intero polpettone!

Pagina 69

Pagina 69
La massa era così trasparente che quasi non si vedeva, una sfumatura nello spazio, anche se i suoi piani e i suoi angoli scintillavano pieni di fascino. All’interno del cristallo riuscivamo a vedere una intricata struttura di luce colorata, minilaser che incidevano, una fine rete di filamenti splendenti. L’uomo premette alcuni tasti della macchina, e sottili cambiamenti avvennero nel vetro.
Toccai Leslie sulla spalla, indicandole il blocco e annuendo perplesso, nel tentativo di ricordare. Dove avevo visto tutto ciò prima di allora?
“Sta controllando che ogni collegamento sia perfetto” riprese Tink, la sua voce era solo un mormorìo. “Basta che ci sia un filamento staccato e l’intero elemento è da scartare.”
Alle sue parole l’uomo si girò e ci scorse. “Salve!” esclamò con calore, come se fossimo vecchi amici. “Benvenuti!”
“Salve” rispondemmo.
“Ci conosciamo?” chiesi io.
Sorrise, e immediatamente lo trovai simpatico. “Conoscermi, sì. Ricordarmi, probabilmente no. Mi chiamo Atkin. Una volta sono stato il tuo tecnico attrezzatore, un’altra volta il tuo maestro di Zen… Oh, non credo che tu ti rammenti.” Si strinse nelle spalle, per niente seccato.
Balbettai qualche parola. “Che cosa… che cosa fai qui?”
“Date un’occhiata.” Indicò un telescopio con due oculari vicino al cristallo. Leslie vi appoggiò subito l’occhio.
“Oh, santo cielo!” esclamò.
“Che cosa c’è?”
“Non è… non è vetro Richie. Sono idee! E’ come una tela di ragno, sono tutte collegate!”
“Spiegati.”
“Non è possibile renderlo con le parole” rispose lei. “Eppure penso che si debba parlarne così come viene.”
“Che parole vorresti usare?” dissi. “Provaci.”
“Oh” esclamò lei affascinata “guarda quello!”
“Parla” insistetti. “Per favore.”
“Okay. Ci proverò. Sono… com’è difficile fare le giuste scelte, e com’è importante tirar fuori il meglio di quel che conosciamo…e sapere realmente che cos’è il meglio!”

Frasi dal libro

In ogni istante il mondo che noi conosciamo si divide in un numero infinito di altri mondi, di diversi futuri, di differenti passati.

Che cosa c’è di maledettamente meraviglioso negli eccidi che per diecimila anni, in tutta la storia del mondo, nessuno ha mai trovato una soluzione più intelligente al problema di uccidere tutti coloro che non sono d’accordo?

Un fuoco rende un punto nitido e tutto il resto annebbiato. Noi mettiamo a fuoco solo un tempo di vita, e pensiamo che questo sia tutto quello che c’è. Ma ogni altra personificazione, quelle velate che riteniamo siano sogni e desideri e remote possibilità sono reali come qualsiasi altra. Siamo noi a scegliere il nostro fuoco.

Il segnalibro

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Top-qualcosa 2020

In questo anno complicato posso dire, e per una volta davvero a ragione, che la lettura mi abbia salvata. Non amo molto fare le classifiche ma credo che i libri che si sono ritagliati un posticino nel mio cuore meritino un post speciale. Quindi ecco, in ordine quasi del tutto ma non completamente casuale, la top-qualcosa dei libri che ho amato di più nel 2020!

Mercedes – Daniel Cuello

mercedes daniel cuello cover

Mercedes di Daniel Cuello, perché Cuello è una personcina adorabile e anche i suoi personaggi più malvagi, alla fin fine, sono adorabili anche loro.

Mercedes è un idolo indiscusso, una memorabile antieroina cinica, arrogante, inarrestabile, sboccata e massiccia quanto la sua improbabile cofana di capelli rossi. Cuello lavora di cesello, dà forma a personaggi spigolosi ma tridimensionali nella loro deplorevole umanità, gioca sul non detto e su livelli di lettura diversi, crea piani sequenza che sembrano film.⠀

Ne ho parlato su Instagram QUI

Il ragazzo in soffitta – Pupi Avati

il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta di Pupi Avati, perché mi ha insegnato che i mostri non sono sempre quelli con la faccia da mostro e, a volte, abbiamo paura delle cose sbagliate.

Il ragazzo in soffitta è un noir che parla di amicizia, di vendetta e delle umane debolezze. L’alternanza delle due storie crea una montagna russa di emozioni, un ritmo incalzante che non permette di scollarsi dalle pagine.

Ne avevo parlato su Instagram QUI

Women of Weird – AA. VV.

Women of weird perché è un progetto dannatamente bello e non c’è un solo racconto che non meriti di essere letto.

In questa raccolta di racconti weird potrete trovare sinistre entità che perseguitano il genere umano, pianeti abitati da esseri misteriosi, giochi che sconvolgono la vita di chi li porta a casa, antichi culti, paesi in cui si attuano punizioni esemplari e perfino unicorni. La grande forza di questa antologia è proprio la varietà. Ogni racconto è una sorpresa, un adrenalinico salto nel vuoto, un piccolo scrigno che potrebbe contenere meraviglie o orrori.

Ne ho parlato QUI.

Il complotto contro l’America – Philip Roth

il complotto contro l'america cover

Il complotto contro l’America di Philip Roth, perché è stato il mio primo Roth, ne avevo dannatamente paura e invece si è rivelata una bellissima e agghiacciante ucronia.

Quella di Roth è una scrittura densa, che va masticata e assaporata lentamente. E’ una narrazione lenta e fatta di continue digressioni, che come in un puzzle vanno a formare, mano a mano, un quadro ampio e splendidamente strutturato. E’ una storia che parla di quanto possa essere labile la democrazia anche nello stato più democratico del mondo, ma è anche il percorso di crescita e di formazione di un bambino che si ritrova ad avere a che fare con le paure di un mondo che non comprende e di una situazione molto più grande di lui.

Ne ho parlato QUI.

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri – Daniele Germani

come eliminare la polvere e altri brutti pensieri

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri di Daniele Germani, perché ci sono inciampata dentro e le storie di triste follia meritano sempre di essere raccontate.

Con una scrittura poetica ed evocativa, Daniele Germani ci regala questo libro tanto breve quanto intenso. Un percorso doloroso attraverso i cunicoli della mente umana, un racconto che apre moltissime domande che, in questo caso, contano molto più delle risposte.

Ne ho parlato QUI.

Anni Luce – Andrea Pomella

anni luce pomella cover

Anni Luce di Andrea Pomella, perché quell’urgenza di capire chi siamo, di mordere il mondo, di precipitare nel baratro e pensare di salvarsi attraverso la musica ce l’abbiamo avuta tutti.

Questo è un libro nato da un figlio della generazione X, il disilluso racconto di un uomo ormai adulto che guarda, col senno di poi ma anche con non celata nostalgia, a quegli anni quasi liquidi fatti di alcool, droga, amicizie sbandate e musica.
E’ un romanzo che probabilmente trova nel suo più grosso pregio anche il suo più grande difetto: è un romanzo generazionale, figlio di un’epoca che se non la si è vissuta, almeno in parte, forse non si può comprendere del tutto.

Ne ho parlato QUI.

Battle Royale – Koushun Takami

battle royale copertina

Battle Royale di Koushun Takami, perché è cattivo fino all’osso. Non ha nessun insegnamento da dare, ci sono solo sangue e terrore come solo i migliori giapponesi sanno regalare.

Prendi Il signore delle mosche, Hunger Games, Fortnite e butta via tutto (no vabhè, il Signore delle mosche magari tienilo). Battle Royale è una bomba che ti esplode in piena faccia, un capolavoro del pulp che, dopo essere stato rifiutato da svariati editori e premi letterari, è divenuto in Giappone il libro più venduto di tutti i tempi, ispirando manga, film e videogiochi.

Ne avevo parlato QUI.

King Kong Theory – Virginie Despentes

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King Kong theory di Virginie Despentes, perché Despentes affronta argomenti delicatissimi, come il patriarcato, lo stupro e la prostituzione con una lingua ruvida come quella di un gatto.

Un testo cruciale per molti aspetti, il primo saggio pubblicato dall’autrice, è un moderno manifesto femminista che devasta l’ordine sociale contemporaneo nel quale i corpi delle donne sono a disposizione degli uomini.

Il giovane Holden – J. D. Salinger

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Il giovane Holden di J. D. Salinger, perché è irritante e indisponente e confuso e dannatamente fragile. E io me lo ricordo come ci si sente.

Eccolo qui il giovane Holden, in piedi sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta. Un ragazzino irritante, presuntuoso, indisponente, spocchioso. Ma anche, e soprattutto, confuso, fragile, spaventato, a volte depresso “e via dicendo”.
Cacciato dall’ennesima scuola e in attesa di tornare a casa, dove lo aspetta la ramanzina del padre, ma forse anche dei dolorosi ricordi, si aggira in una New York fumosa e affollata nella quale, però, sembra così dannatamente solo.

Ne ho parlato QUI.

Karoo – Steve Tesich

karoo steve tesich

Karoo di Steve Tesich, perché è l’amaro specchio di una realtà che si sgretola per far posto alla finzione.

Saul Karoo è una persona detestabile. Ricco, sovrappeso, intelligente, si finge il fantastico padre di un figlio che però continua ad evitare.
Saul Karoo recita, recita la parte di se stesso per come lo vedono gli altri. Recita e per recitare è necessario un pubblico, quindi è incapace di una vita privata. Recita anche adesso che, per colpa di una strana sindrome, nonostante ingurgiti quantità ciclopiche di alcool non riesce più ad ubriacarsi. Ma il suo personaggio è quello del cinico ubriacone, e quindi si finge tale per non deludere il suo pubblico.

Ne ho parlato QUI

L’orda del vento – Alain Damasio

l'orda del vento copertina

L’orda del vento di Alain Damasio, perché l’autore è un asceta folle e perché è la cosa più bella che ho letto quest’anno e, probabilmente, tra quelle più belle della mia vita. Non è un libro, è un’esperienza fisica che mi ha strappato il cuore e mi ha fatta arrancare controvento trepidando e gioendo e piangendo ed è esattamente quello che un libro dovrebbe fare.

L’orda del vento è un romanzo corale che parte con “arroganza”, a cominciare dalla numerazione delle pagine, che va alla rovescia (da 624 a 0), alla sua prima pagina, in cui le parole sono spezzate come se fossero spazzate via dal vento, fino alle voci dei 23 personaggi, che si alternano identificate ciascuna solo da un simbolo. Si viene catapultati nel mezzo dell’azione e in un mondo altro, dominato dalle sue regole e da un linguaggio che all’inizio risulta ostico e in parte apparentemente privo di significato, ma che man mano che si va avanti nella lettura diviene familiare, come se il lettore stesso si tramutasse, piano piano, nel ventiquattresimo membro dell’orda.

Ne ho parlato QUI


Sono curiosa di sapere qual è stata la vostra miglior lettura del 2020! Fatemelo sapere nei commenti!

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Richard Bach

richard bach

Richard David Bach (Oak Park, 23 giugno 1937) è uno scrittore statunitense.
Ha ottenuto un’ampia popolarità a livello internazionale, a partire dagli anni settanta, con la pubblicazione de Il gabbiano Jonathan Livingston, Illusioni: Le avventure di un messia riluttante e altre opere letterarie. Attualmente vive e lavora a Seattle.

Fu pilota riservista per l’U.S. Air Force, scrittore di manuali tecnici per la Douglas Aircraft Company e anche pilota acrobatico, prima di dedicarsi alla narrativa.
La sua passione per l’aviazione marcherà, in modo più o meno evidente, gran parte della sua produzione letteraria, dalle prime opere dove è citata direttamente a quelle più recenti dove il volo diventa una complessa “metafora” della vita.L’autore ha avuto sei figli dalla sua prima moglie, Bette, da cui ha divorziato nel 1970. Suo figlio Jonathan, giornalista, ha scritto un libro in cui analizza il controverso rapporto con il padre: A Reunion of Father and Son.
Il 1º settembre 2012 ha un incidente con il proprio idrovolante e viene ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Lo scrittore si stava recando in visita a un amico sull’isola di San Juan nello Stato di Washington, quando il velivolo, durante l’atterraggio, ha agganciato un cavo elettrico, abbattendosi al suolo. Dopo quattro mesi viene dimesso dall’ospedale. Da questa esperienza Bach racconta di aver avuto l’ispirazione per il completamento della quarta parte de Il gabbiano Jonathan Livingston, originalmente pubblicata in tre sezioni.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. Il gabbiano Jonathan Livingston – Richard Bach

  • Genere:
  • Titolo originale: One
  • Lingua originale: Inglese
  • Anno pubblicazione: 1988
  • Isbn: 8817113972
  • Casa editrice: Rizzoli
  • Pagine: 213
E se potessimo incontrare noi stessi come eravamo vent'anni fa? O mille anni fa? E se avessimo l'occasione di poter vedere come potremmo essere in un lontano futuro o in un'altra dimensione? E se scoprissimo che ogni essere umano è un aspetto diverso di noi stessi, e che noi, a nostra volta, siamo aspetti diversi di ogni altro uomo?

2 comments on “Uno – Richard Bach”

  1. Che bello questo segnalibro!

    Io di Richrd Bach ho letto “Il gabbiano Johnathan”, “Nessun luogo è lontano” e “Illusioni”. Soprattutto in quest’ultimo ricordo le stesse impressioni che hai avuto tu da “Uno”. L’ho letto anni fa e mi era piaciuto moltissimo, ma sinceramente non saprei se potrebbe piacermi ancora!
    Invece “Il gabbiano” l’ho riletto relativamente di recente, e mi è ugualmente piaciuto molto! 🙂

    1. In effetti questo libro è il “proseguimento” di Illusioni. Mia mamma ha letto parecchi libri di Bach e mi diceva giusto ieri che leggendo Illusioni si capisce cosa lo abbia lanciato poi verso le presunte verità universali di questo libro. Penso che prima o poi lo leggerò, ma per ora ho fatto il pieno >_<

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