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Vacanze matte – Richard Powell

Se papà stava attento a quel che diceva il cartello tutta questa storia non succedeva. Il cartello era sulla sbarra che chiudeva una traversa della strada dove stavamo marciando, e diceva: ASSOLUTAMENTE VIETATO IL TRANSITO PUBBLICO. Ma, dopo tanti anni che prendeva l’indennità di disoccupazione e l’assistenza per i figli a carico e tutta quell’altra roba, papà mica mi considerava Il Pubblico. La sua idea era d’essere più o meno una parte del governo, per via che ci lavorava insieme da tanto. Il governo gli dava una mano e lui faceva del suo meglio per dar da fare al governo e così renderlo felice. Non potevano fare a meno l’uno dell’altro insomma, e a dire la verità credo che se non era per papà un sacco di statali potevano far fagotto e tornarsene a casa.

— incipit di Vacanze Matte

Vacanze Matte è una piccola chicca, riportata alle stampe da Einaudi dopo moltissimi anni di assenza dagli scaffali. I protagonisti sono una squinternata famiglia Americana, i Kwimper, della contea di Cranberry, New Jersey, composta da papà Kwimper, i pestiferi gemelli intercambiabili Eddy e Teddy, la babysitter Holly e il protagonista nonché narratore della storia, Toby, un ragazzone ingenuo e un po’ tonto.

Papà Kwimper riceve dal Governo, ma solo per non fargli sgarbo, il sussidio per i bambini, la disoccupazione e anche la pensione di invalidità per Toby. Di ritorno da una vacanza con tutta la famiglia, decide di imboccare una strada “chiusa al pubblico”, rimanendo ben presto a corto di benzina. Indecisa sul da farsi, la famigliola si accampa sul bordo della strada, aspettando che qualcuno passi per dargli una mano. La prima a passare, però, è una macchina del Governo, il cui funzionario tenta di cacciarli dal loro provvisorio e presumibilmente illegale accampamento. La famiglia deciderà però di restare dov’è, giusto per non far prendere cattive abitudini al Governo, così dice papà Kwimper.

La famiglia Kwimper nel film del 1962 Lo sceriffo scalzo con Elvis Presley

E’ proprio da questo rovesciamento del punto di vista che prende il via la rocambolesca storia, che, con un umorismo leggero e persistente, ribalta il mito americano del Pioniere in un susseguirsi di situazioni surreali ed esilaranti. Pioneer, Go Home! – titolo non reso altrettanto bene nella traduzione italiana – è proprio la ribellione al perbenismo tanto in voga in america negli anni ’50, al sistema preconfezionato, fatto di burocrazia e deliziose villette con giardino.

vacanze matte

E poco importa se la ribellione dei Kwimper, incarnazione dei bifolchi con la B maiuscola, sempliciotti, coriacei, veraci e per questo divertenti per natura, è quasi inconsapevole. Anzi, è proprio qui che sta il genio: i Kwimper non si ribellano davvero, ma non comprendono il sistema perché ingenuamente tentano di semplificarlo abbassandolo al loro stesso livello (del resto a chi di noi non è mai successo?), e nello stesso tempo parlano una lingua che il sistema non comprende, arrivando perciò ad attribuirgli le sue stesse astuzie.

Vacanze Matte è l’incarnazione dell’umorismo semplice, pulito, e per questo mai volgare e soprattutto mai ripetitivo. Prima di Forrest Gump, prima dei Simpson, Powell crea dei personaggi potentissimi nell loro ingenuità, adegua il linguaggio al racconto di Toby rendendolo semplice e a volte un po’ sgrammaticato, assottiglia fino quasi a farla diventare invisibile la linea tra il bene e il male, creando un’opera che mi ha fatto sorridere, sghignazzare, e a volte ridere a crepapelle dalla prima all’ultima pagina.

Frasi dal libro

– Dove le hai imparate tutte queste cose sui granchi violinisti e sul modo di procurarsi l’acqua facendo buche?
_ Io leggo molto, Toby. Quando non devo badare ai bambini di qualcuno, non faccio che leggere.
_ Ah, be’, allora si spiega tutto, – dissi io.
Per un momento m’era venuto il sospetto che fosse molto più intelligente di quello che sembrava e invece si trattava soltanto d’aver letto un sacco di roba. (pag. 23)

Quando avete bisogno di soldi da una banca tutto quello che vi occorre è di essere uno che merita tutta la fiducia di questo mondo oppure uno che non ne merita neanche un po’, e io dico che se la maggior parte della gente non ottiene niente è proprio perché sono tutti a metà strada. (pag. 99)

– Toby, può darsi che io non abbia molto di quel che occorre per essere donna, ma ti assicuro che di quello che chiamano intuito femminile ne ho in abbondanza.
Come discorso era un po’ troppo complicato per me, perciò mi limitai a rispondere:
– E ti sta molto bene, Holly. Fai proprio un figurone.

Allora io dissi: – Ce ne sono così tante, di leggi, che se vogliamo approvarle tutte tra un mese siamo ancora qui. Non vi sembra che la cosa migliore è adottarne una sola? Io propongo di approvare una legge per dire che è contro la legge fare tutto quello che uno dovrebbe vergognarsene. (pag. 233)

La copertina

Going_and_Coming rockwell

In copertina Going and Coming, Norman Rockwell, 1974, olio su tela, 40×80 cm, Norman Rockwell Museum, Stockbridge, MA, Stati Uniti.
In questo dipinto (in verità formato da tue tele poste l’una sull’altra) Rockwell, conosciuto per il peculiare stile delle sue opere, definito “realismo romantico”, immortala in questo dipinto la storia delle vacanze familiari creando un continuum temporale tra “andata” e “ritorno”. Esistono alcune delle fotografie scattate come modello per l’opera che sono visibili QUI. Il dipinto fu usato per la copertina del “The Saturday Evening Post” del 30 Agosto 1947.

Trasposizioni cinematografiche

lo sceriffo scalzo vacanze matte

Nel 1962 viene proiettata nelle sale americane la trasposizione cinematografica del libro, Follow That Dream, tradotto poi in italiano con Lo sceriffo scalzo, diretto da Gordon Douglas e che vede Elvis Presley nel ruolo del protagonista, Toby.

Il segnalibro

vacanze matte segna

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Top-qualcosa 2020

In questo anno complicato posso dire, e per una volta davvero a ragione, che la lettura mi abbia salvata. Non amo molto fare le classifiche ma credo che i libri che si sono ritagliati un posticino nel mio cuore meritino un post speciale. Quindi ecco, in ordine quasi del tutto ma non completamente casuale, la top-qualcosa dei libri che ho amato di più nel 2020!

Mercedes – Daniel Cuello

mercedes daniel cuello cover

Mercedes di Daniel Cuello, perché Cuello è una personcina adorabile e anche i suoi personaggi più malvagi, alla fin fine, sono adorabili anche loro.

Mercedes è un idolo indiscusso, una memorabile antieroina cinica, arrogante, inarrestabile, sboccata e massiccia quanto la sua improbabile cofana di capelli rossi. Cuello lavora di cesello, dà forma a personaggi spigolosi ma tridimensionali nella loro deplorevole umanità, gioca sul non detto e su livelli di lettura diversi, crea piani sequenza che sembrano film.⠀

Ne ho parlato su Instagram QUI

Il ragazzo in soffitta – Pupi Avati

il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta di Pupi Avati, perché mi ha insegnato che i mostri non sono sempre quelli con la faccia da mostro e, a volte, abbiamo paura delle cose sbagliate.

Il ragazzo in soffitta è un noir che parla di amicizia, di vendetta e delle umane debolezze. L’alternanza delle due storie crea una montagna russa di emozioni, un ritmo incalzante che non permette di scollarsi dalle pagine.

Ne avevo parlato su Instagram QUI

Women of Weird – AA. VV.

Women of weird perché è un progetto dannatamente bello e non c’è un solo racconto che non meriti di essere letto.

In questa raccolta di racconti weird potrete trovare sinistre entità che perseguitano il genere umano, pianeti abitati da esseri misteriosi, giochi che sconvolgono la vita di chi li porta a casa, antichi culti, paesi in cui si attuano punizioni esemplari e perfino unicorni. La grande forza di questa antologia è proprio la varietà. Ogni racconto è una sorpresa, un adrenalinico salto nel vuoto, un piccolo scrigno che potrebbe contenere meraviglie o orrori.

Ne ho parlato QUI.

Il complotto contro l’America – Philip Roth

il complotto contro l'america cover

Il complotto contro l’America di Philip Roth, perché è stato il mio primo Roth, ne avevo dannatamente paura e invece si è rivelata una bellissima e agghiacciante ucronia.

Quella di Roth è una scrittura densa, che va masticata e assaporata lentamente. E’ una narrazione lenta e fatta di continue digressioni, che come in un puzzle vanno a formare, mano a mano, un quadro ampio e splendidamente strutturato. E’ una storia che parla di quanto possa essere labile la democrazia anche nello stato più democratico del mondo, ma è anche il percorso di crescita e di formazione di un bambino che si ritrova ad avere a che fare con le paure di un mondo che non comprende e di una situazione molto più grande di lui.

Ne ho parlato QUI.

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri – Daniele Germani

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Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri di Daniele Germani, perché ci sono inciampata dentro e le storie di triste follia meritano sempre di essere raccontate.

Con una scrittura poetica ed evocativa, Daniele Germani ci regala questo libro tanto breve quanto intenso. Un percorso doloroso attraverso i cunicoli della mente umana, un racconto che apre moltissime domande che, in questo caso, contano molto più delle risposte.

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Anni Luce – Andrea Pomella

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Anni Luce di Andrea Pomella, perché quell’urgenza di capire chi siamo, di mordere il mondo, di precipitare nel baratro e pensare di salvarsi attraverso la musica ce l’abbiamo avuta tutti.

Questo è un libro nato da un figlio della generazione X, il disilluso racconto di un uomo ormai adulto che guarda, col senno di poi ma anche con non celata nostalgia, a quegli anni quasi liquidi fatti di alcool, droga, amicizie sbandate e musica.
E’ un romanzo che probabilmente trova nel suo più grosso pregio anche il suo più grande difetto: è un romanzo generazionale, figlio di un’epoca che se non la si è vissuta, almeno in parte, forse non si può comprendere del tutto.

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Eccolo qui il giovane Holden, in piedi sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta. Un ragazzino irritante, presuntuoso, indisponente, spocchioso. Ma anche, e soprattutto, confuso, fragile, spaventato, a volte depresso “e via dicendo”.
Cacciato dall’ennesima scuola e in attesa di tornare a casa, dove lo aspetta la ramanzina del padre, ma forse anche dei dolorosi ricordi, si aggira in una New York fumosa e affollata nella quale, però, sembra così dannatamente solo.

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Karoo di Steve Tesich, perché è l’amaro specchio di una realtà che si sgretola per far posto alla finzione.

Saul Karoo è una persona detestabile. Ricco, sovrappeso, intelligente, si finge il fantastico padre di un figlio che però continua ad evitare.
Saul Karoo recita, recita la parte di se stesso per come lo vedono gli altri. Recita e per recitare è necessario un pubblico, quindi è incapace di una vita privata. Recita anche adesso che, per colpa di una strana sindrome, nonostante ingurgiti quantità ciclopiche di alcool non riesce più ad ubriacarsi. Ma il suo personaggio è quello del cinico ubriacone, e quindi si finge tale per non deludere il suo pubblico.

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L’orda del vento – Alain Damasio

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L’orda del vento di Alain Damasio, perché l’autore è un asceta folle e perché è la cosa più bella che ho letto quest’anno e, probabilmente, tra quelle più belle della mia vita. Non è un libro, è un’esperienza fisica che mi ha strappato il cuore e mi ha fatta arrancare controvento trepidando e gioendo e piangendo ed è esattamente quello che un libro dovrebbe fare.

L’orda del vento è un romanzo corale che parte con “arroganza”, a cominciare dalla numerazione delle pagine, che va alla rovescia (da 624 a 0), alla sua prima pagina, in cui le parole sono spezzate come se fossero spazzate via dal vento, fino alle voci dei 23 personaggi, che si alternano identificate ciascuna solo da un simbolo. Si viene catapultati nel mezzo dell’azione e in un mondo altro, dominato dalle sue regole e da un linguaggio che all’inizio risulta ostico e in parte apparentemente privo di significato, ma che man mano che si va avanti nella lettura diviene familiare, come se il lettore stesso si tramutasse, piano piano, nel ventiquattresimo membro dell’orda.

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Sono curiosa di sapere qual è stata la vostra miglior lettura del 2020! Fatemelo sapere nei commenti!

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Richard Powell

richard powell

Richard Pitt Powell nasce a Philadelphia il 28 novembre 1908.
Dopo essersi diplomato all’università di Princeton, Powell lavora come giornalista al Philadelphia Evening Public Ledger. Dieci anni dopo entra nell’agenzia pubblicitaria N. W. Ayer & Son, dove ritorna dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale.
Negli anni quaranta inizia a dedicarsi alla narrativa. Inizialmente compone libri per il programma radio popolare “Inner Sanctum Mysteries”.
Con la pubblicazione del bestseller L’uomo di Filadelfia nel 1956 diventa noto al grande pubblico e dopo il 1958 si dedica completamente alla scrittura. Nel 1959 scrive Vacanze matte da cui viene tratto il film del 1969 “Lo sceriffo scalzo” con Elvis Presley. Muore a Myers l’8 dicembre 1999.

Libri recensiti dello stesso autore:

  1. Vacanze matte – Richard Powell

  • Genere: ,
  • Titolo originale: Pioneer, Go Home!
  • Lingua originale: inglese
  • Anno pubblicazione: 1959
  • Isbn: 9788806207243
  • Casa editrice: Einaudi
  • Traduttore: Carlo Rossi Fantonetti
  • Pagine: 334
I Kwimper, una famiglia di sfaticati che vive di sussidi per la disoccupazione, composta da padre, tre figli e una baby-sitter, durante un viaggio in auto prendono per sbaglio una strada in costruzione e si ritrovano, senza benzina, nel cuore del nulla americano. Una terra di nessuno che non figura nemmeno sulle carte geografiche, e che dunque può essere colonizzata, reclamandone la proprietà. La situazione ideale per cominciare da capo, come veri pionieri, e costruirsi un nuovo mondo: peccato che la terra promessa vada difesa dalle pretese di due funzionari del governo fin troppo zelanti, e di una banda di gangster da strapazzo... Pubblicato nel 1959, salutato da un clamoroso successo di pubblico, "Vacanze matte" mantiene intatta la sua carica comica e dirompente. La guerra che i Kwimper, balordi di irresistibile testardaggine, ingaggiano con le autorità e il crimine organizzato, la loro disarmante ingenuità rischiano di diventare il simbolo vincente di una resistenza al conformismo dominante che mai come oggi appare necessaria.

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